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Dolce e Gabbana, inopportuni, volgari e prepotenti: corretta la querela di Maradona, ma se quella di Gabbana fosse strategia pubblicitaria a costo zero?

A noi tutti fa piacere che il Made in Italy eccelle nel mondo, soprattutto quando raggiunge i livelli che il duo siculo milanese più famoso dell’Alta Moda, però c’è da dire che nel caso della diatriba a distanza con Maradona i due stilisti l’hanno fatta fuori dal vasino, magari anche quello griffato D&G. Se è vero come è vero, che i due stilisti in uno sfavillante evento napoletano non si fossero accontentati della prestigiosa location messagli a disposizione del Sindaco De Magistris con non pochi disagi per la viabilità sofferta dai cittadini di Napoli, dopo aver fatto man bassa e incetta di tutti i luoghi comuni oleografici su Napoli, seppure con l’ironia snob dell’arte modaiola, i due couturier si vanno ad infilare dritti dritti nella più banale e scontata querela per sfruttamento del nome e marchio più famoso del mondo del calcio, quello di Maradona, avendo usato, a dire del fuoriclasse argentino, il suo nome stampato su una maglietta azzurra, senza che fosse stato mai interpellato per la concessione, che probabilmente sarebbe stata elargita con una richiesta di gentile cortesia. Ora non vogliamo in alcun modo pensare che Dolce e Gabbana fossero tanto sprovveduti in materia legale per questioni di diritti di immagine, il loro stesso marchio è vittima di tante appropriazioni indebite e contraffazioni, la sapranno lunga in proposito, anche se nel caso specifico  Maradona ne reclama giustamente i diritti, essendo ormai da tempo non solo un ex campione, ma il suo cognome è diventato un marchio a tutti gli effetti che produce utili finanziari e commerciali, un’azienda che malgrado non giocasse più a calcio ancora fattura svariate decina di milioni grazie alla fama e ai vantaggi di visibilità che produce il suo nome. Come se non bastasse lo sfruttamento di un marchio, ora il milanese Stefano Gabbana, si mette pure a cazzeggiare sui social prendendo in giro Maradona, con una scritta “Un morto di fame” che campeggia su una foto con De Magistris e Maradona sul suo account Instagram con qualche milione di follower. Ora, se anche ci fosse stata una sola possibilità di ricomporre una controversia, probabilmente evitabile con più dovizia di cura, in questo caso crediamo non ci fossero proprio più i presupposti per un lieto fine a caviale e champagne. Sicuramente sarà stato valutato anche questo dall’impulsivo, quanto acido e offensivo Stefano Gabbana autore del tweet in cui dà a Maradona del morto di fame. Essere una potenza dell’Alta Moda e ben voluti da tutti gli italiani e stranieri che ammirano la loro arte, non da diritto alcuno ad offese di questo tipo, non di certo perchè Maradona fosse un morto di fame, è chiaro che non lo è, ma perchè aver usato questa espressione come si dice a Napoli “con la cazzimma dei femminielli” ed offendere, è soprattutto dispregiativo verso chi davvero è indigente, non di certo per chi vive nel lusso a Dubai, come Maradona e come probabilmente vivessero ancor di più nel lusso i due sartini italiani, che probabilmente avranno dimenticato le umili origini sia di Maradona che le loro. Una cosa assai triste, inopportuna e volgare, ai limiti di una tipologia di antipatica e prepotente violenza verbale, che forse non preoccupa ulteriormente Gabbana dal punto di vista finanziario, anzi lo diverte pure, perchè di certo si potrà permettere di pagare un’eventuale quanto probabile sconfitta di tale querela. Ma proprio per questo la finta lite disgusta ancor di più, perchè spesso chi ha tanti soldi, crede di potersi permettere qualsiasi lusso anche quello di poter offendere e comprare chiunque, persino un tipetto non tanto facile come Maradona, per la sola soddisfazione di sentirsi potenti o addirittura farsi ulteriore pubblicità a buon mercato sbeffeggiando un grande del calcio. Riflettendoci però, chissà che non fosse tutta strategia, perchè sarebbe costata sicuramente di più istituire una nuova e sontuosa campagna pubblicitaria che a quei livelli costerebbe almeno il triplo che quella che potrebbe costare la diatriba tanto eccellente quanto kitsch con Maradona, ma con il grande vantaggio del grande clamore social mediatico a costo zero. Basti pensare che solo qualche milione di persone sono i follower  di Gabbana, per non dire dell’indotto che la vicenda produrrà a livello mediatico generalista. Diversamente sarebbero troppo sprovveduti D&G dal cadere in una trappola come questa. E bravi Dolce e Gabbana, strateghi pubblicitari al tempo dei social, ma in ogni caso stavolta non ci sono piaciuti per niente…

Pit

3 Comments

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