

di Mimmo Della Corte
da ilsudsiamonoi.it
Siamo seri e diciamola tutta. La continuità e l’intensità con le quali, dall’inizio di questo anno, Istat, Inps, centri studi e istituti di ricerca hanno preso a propinarci statistiche e percentuali sulla ripartenza, alla luce delle condizioni in cui ancora si ritrova, più che la conferma dell’effettività della sua crescita, sono la dimostrazione che i prossimi appuntamenti elettorali: per le politiche e per le regionali siciliane, sono ormai vicinissimi. Quest’ultimo, addirittura, dietro l’angolo. Urge, quindi, ricostruire al più presto la credibilità del governo centrale, ridotta ai minimi termini, soprattutto, nei riguardi del Mezzogiorno. E allora, il massimo informatore parteno-laziale, “Il Mattino” ci fa sapere che “ha ragione Paolo Gentiloni quando ricorda che nessuno due anni fa avrebbe immaginato un balzo del 4,4% della produzione industriale in Italia su base annuale” e perché il tutto sia ancora più chiaro, il collega di sua sponte, aggiunge che “forse nemmeno il più ottimista avrebbe potuto leggere in questa statistica (badate bene, statistica, non crescita) un peso determinante del Mezzogiorno”. La verità, però, come ha scritto lui stesso in apertura di commento e che si tratta di “un rilancio senza ricadute sostanziali sui consumi” ancora di meno sull’occupazione, fa presente il sottoscritto. Ed il perché è presto detto, Purtroppo, il governo centrale italiano, continua a fare leggi e mettere a punto provvedimenti in materia economica (sgravi, incentivi fiscali e provvedimenti) di tipo generico, che riguardano l’intero Paese, senza rendersi conto di ciò che realmente serve alle diverse aree italiane e, per altro, continuando a rifiutarsi di considerare, preventivamente, l’impatto che esse possano avere sulla realtà meridionale. Stavolta ha ritenuto di provarci – in prospettiva sviluppo e competitività su digitale e innovazione – con il piano “Industria 4.0”. Un progetto, condivisibile, ma che nel Sud senza misure utili a sostenere la crescita del territorio, del suo patrimonio e dei prodotti locali, serve decisamente a poco. Certo, consente di veder crescere – e, magari, in maniera anche sostanziosa – il Pil delle imprese locali, ma non quello – o solo in limitatissima parte – complessivo del territorio, perché, il ricorso all’automazione ed ai robot, blocca occupazione, il reddito per chi resta senza lavoro e, di conseguenza, i consumi. Ed è proprio quello che si è verificato. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la crescita del Mezzogiorno, ha sì bisogno di una maggiore competitività delle proprie imprese, rispetto alle concorrenti “interne ed esterne” , ma necessità, ancora di più, del potenziamento delle infrastrutture socio-economiche a disposizione delle eccellenze locali: agricoltura, agroalimentare, agroindustria, abbigliamento, turismo, archeologia, cultura, tradizioni e prodotti tipici. E soprattutto, ha bisogno che i meridionali, si rendano finalmente conto dell’importanza di consumare i prodotti locali, per aiutare la propria terra a crescere e liberarsi dal collare di colonia che l’Ita(g)lia intende continuare ad imporle.