

Iniziamo oggi la pubblicazione a puntate dell’opera prima di uno scrittore napoletano praticamente sconosciuto,Giuseppe Grillo, ma che vale la pena leggere. Grillo, 52enne vigile urbano di Napoli senza vocazione, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Approfittiamo con lui a lanciare, da questa settimana, una rubrica su Cityweek dedicata alla narrativa cui invitiamo a partecipare chiunque abbia un lavoro riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso. Intanto, ecco la prima puntata di:
“DIARIO DI UN REAZIONARIO
“Due cose che entrano in contatto diretto,
quali che siano, due parole, o segni
che si accoppiano e basta, sono impure.
La loro promiscuità è quella del cadavere
con la Terra, degli escrementi tra loro.
Ci vuole della discriminazione, altrimenti
l’universo diventa miserabile, e di una
violenza perfettamente inutile, quello
della confusione”.
Jean Baudrillard
DIARIO DI UN REAZIONARIO
Reazionario = agg. s.m. Riferito a chi
svolge un’attività complessa perché
sollecitato da molteplici stimoli a rispondere
in maniera caotica – non necessariamente
violenta – alle provocazioni sistematiche
di una génia di imbecilli.
Il reazionario è recuperabile a patto che gli
si dimostrino le origini dei suoi, presunti, disturbi.
27 maggio
Li osservo spontaneamente, a volte per costrizione, sempre. Non riesco a comprenderli, a giustificare le loro abitudini primitive che li accomuna ad animali tenuti in cattività. Come componenti di un nucleo tribale trasmettono i pochi, ma essenziali rudimenti della loro cultura a figli e nipoti, ignorando e quasi disprezzando chi non appartiene al clan. Temprati da un’educazione spartana, resi aggressivi da percosse e ingiurie elargite senza badare al risparmio, i bambini ben presto acquisiscono lo scarno ma inequivocabile vocabolario dei loro genitori: minacciare prima dell’offesa, in via preventiva. E’ solo così che possono ottenere rispetto e camminare a testa alta con la sicumera degli intoccabili. Il territorio – la conquista dello spazio vitale – è un altro simbolo del controllo sui propri simili, su quelli che, lontani da qualsiasi logica di sopraffazione, sono guardati con ostilità.
Preferiscono vivere in miseri terranei – arredati con mobilia costata sacrifici truffaldini – piuttosto che fittare o comprare un appartamento fuori quartiere. Cultori della trasgressione, con qualche giorno di lavoro, costruiscono il loro piccolo balconcino abusivo intorno la porta del “basso”. Con sedie e stenditoi si riservano il parcheggio dell’autovettura a pochi metri dalla propria abitazione.
Questo è, al di là di ogni edulcorata immagine folcloristica, il popolo dei vicoli. Un campionario umano che mi dà il voltastomaco.
30 maggio
Sono in una incomprensibile fase iperattiva. Corrono come dei dannati sui loro motorini. Non sono diretti in nessun posto, però si divertono così, della non tanta remota possibilità di metter sotto qualcuno. Si sentono onnipotenti, capaci di qualsiasi clamorosa bravura, questi bastardi. Io li conosco.
In passato, nel corso di interminabili discussioni, mi veniva detto – con appropriati libri alla mano – che chi nasce nell’indigenza è innocente, non ha colpa. E’ il sistema, è la società malata che contagia i suoi figli.
Quante volte sono intervenuto, forte delle mie letture coatte sull’argomento, per sostenere le recondite aspirazioni di una comunità in rivolta, di una classe di diseredati. Da questo assunto, in cui ho creduto per qualche tempo, si è definito il mio destino.
Un percorso in discesa, sempre più giù.
31 maggio
Non posso lamentarmi, tutto sommato. Ho capito chi ho veramente di fronte, chi sono i miei nemici. Gente da poco, delinquenti comuni. L’unico problema è che sono venuto ad abitare nel loro quartiere.
Mi sento osservato: sono certo che si illudomo di sapere tutto sul mio conto. Per fortuna, sin dal primo momento – questi rifiuti umani – li ho condotti fuori strada. Mi sono inventato un lavoro mentre sono un disoccupato, da sempre. Ho creato una famiglia dal nulla, ho forgiato per loro un individuo medio che non li induca a invidiarmi: un professore di matematica.
A che tipo di ritorsioni può indurre la mia falsa occupazione? Per questo gregge di analfabeti, sicuramente nessuna. Eppure debbo vigilare, stare attento a non ritrovarmeli in casa.
Immagino già la scena: un Pasquale qualziasi che tenta di stabilire un contatto con me. Mentre sorseggia il caffè cerca di disorientarmi con i suoi anelli rozzamente infilati alle sue rozze dita. Figurarsi se mi impressiono.
3 giugno
Si compiace nel definirsi un ragazzo sfortunato, a 44 anni, perseguitato dopo la morte dei genitori, da una sorte avversa. Ha perso il proprio impiego al Comune – un incallito assenteista – ed ora vive in n buco senza energia elettrica. Indossa, sempre, un jeans e una maglietta nera. Ricorda con nostalgia i “bei tempi” quando, in compagnia di qualche balordo come lui, era in prima linea a protestare. Cosa, non si sa.
Oggi è un saggio/mortodifame che sentenzia, pontifica e condanna. Nel frattempo fa l’accattone, racimolando quel poco che gli occorre per vivere. E non è molto: il fitto non lo paga, l’acqua neanche a parlarne. Ha bisogno di mangiare e di comprare qualche candela per la notte. Ed è proprio a notte fonda che la sua voce diventa una persecuzione. Non mi lascia dormire. Parla, farnetica, mi fa saltare i nervi. Poi, il giorno successivo, non si sveglia prima di mezzogiorno.
Ciro è un divertimento gratuito per la gente del posto che fa finta di prenderlo sul serio. Però se, come un ladro, qualcuno gli imbianca – per scherzare, naturalmente – la misera porta d’ingresso o cerca di forzare il catenaccio che la chiude, gli indigeni diventano indifferenti per poi ridivertirsi l’indomani alle reazioni impotenti della vittima.
8 giugno
Jessica, Rudy, Pamela. Ecco il massimo che della menti contorte possono partorire per bollare la propria discendenza. Non riescono a distinguersi nei fatti, si ostinano nella ricerca della forma. nomi astrusi per indicare dei soggetti altrettanto curiosi. Con quei nomi hanno il coraggio di portarli in giro, presentarli, iscriverli a scuola, esponendoli alle beffe dei loro coetanei.
Se ci penso mi viene da ridere. Bisogna ascoltarli: ” Rudy, siedi in macchina, Jessica, prendimi la borsa”. Il tutto gridato, in modo da comunicare che loro sono degli innovatori, dei trasgressori che hanno rotto con le barbare tradizioni partenopee. Niente più Concetta, Carmela, Assuta, Ciro, Salvatore, Nunzio, Mario.
Voltiamo pagina, Jessica e Rudy per tutti.
continua…