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SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: undicesima puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.

Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco intanto l’undicesima puntata del suo:

“DIARIO DI UN REAZIONARIO”

 

28 settembre

Con tre colpi al torace e quello di grazia alla testa, si è conclusa la non tanto brillante carriera di Gigino ‘o cammello, soprannome affibbiatogli per la sua postura curva quasi da gobbo. A dire il vero, Gigino ogni tanto si raddrizzava con un immane – immagino – sforzo della volontà, per poi ricadere rassegnato nella posizione originaria. Le sue spalle erano diventate, per la nostra cultura scaramantica, un oggetto di culto: tutti a toccaglierle, simulando un saluto, un gesto d’affetto. Lui lo aveva capito e lasciava fare ma ogni tanto, magari perchè si era svegliato storto, si liberava stizzito dal finto abbraccio. E’ morto per aver tentato di negare, con un moto d’orgoglio, il suo handicap. Ha alzato troppo la testa. Nato come piccolo spacciatore, ha allargato il suo giro d’affari fino a stringere accordi con fornitori legati a famiglie concorrenti a quelle che dettano legge nella nostra zona. E fin qui nulla di strano, un classico regolamento di conti. L’anomalia, conseguenza di una colpevole leggerezza, si è manifestata grazie alla mia complicità. Non avrei dovuto prendere nulla in consegna, tantomeno un involucro anonimo.

29 settembre

Susetta ogni tanto sembra sul punto di confessarsi: mi racconta di episodi della sua vita secondo uno schema da parabola ed io mi perdo nel ricercarne il significato. Si esprime un po’ come il fratello, caricando enfaticamente ogni frase e sottolineando i passaggi cruciali dei suoi ragionamenti. Dove vuole andare a parare, in questi momenti, non l’ho ancora capito. Oggi mi ha parlato dell’importanza dei legami familiari, della tolleranza che bisogna mostrare verso i propri consanguinei, anche quando commettono degli errori. “Perchè a noi ci sono rimaste poche certezze – ha spiegato – e se cominciamo ad avere dubbi anche su chi ci sta più vicino, possiamo considerarci dei falliti”. Per quanto mi riguarda, considerando che ho sempre vissuto pìù solo di un cane abbandonato, questa argomentazioni fanno più di una piega; ma non ho replicato. Per mia fortuna, dopo aver veleggiato nelle acque torbide della retorica, Susetta si ricompone e ritorna ad essere la donna diretta e pragmatica che mi ha conquistato, che ha aperto un piccolo varco nella ripetitività della mia vita.

5 ottobre

L’andazzo non è dei più promettenti. Il mio appartamento è diventato il deposito, seppur temporaneo, di armi e droga. E Gennaro si è trasformato da intermediario a garante: non viene più di persona a consegnarmi quanto mi tocca custodire. Mi manda direttamente personaggi – e che tipi – che a suo nome mi pregano di “mantenere” per qualche ora, spesso per mezza giornata, articoli fuori dal commercio ordinario. Provo e riprovo a ricordargli che, sebbene io non sia il ricercato numero uno, prima o poi qualche informatore della polizia riferirà che da me ci sono movimenti sospetti; e soprattutto che non sono disposto a finire in una cella facendo solo la comparsa. Ma lui niente, prova solo a tranquillizzarmi, insistendo sul fatto che da noi non è successo mai niente: abbiamo un sistema di sorveglianza a cui non sfugge nulla. Ma io continuo ad essere paranoico. Esco da casa e mi guardo intorno, anche se sarebbe più logico essere attento a quando ci sono, dentro; mi scervello alla ricerca di nascondigli a prova di perquisizione, pur sapendo che ad un’indagine accurata effettuata con metodi poco ortodossi, salterebbe fuori anche l’ultimo scarafaggio rifugiatosi, per disperazione, nel battiscopa dello stanzino. Mi rassegno e lo assecondo. Con i cretini è l’unica soluzione possibile.

18 ottobre

Oggi festeggio. Le notizie inaspettate mi catapultano in un’atmosfera celebrativa. Per puro caso sono venuto a conoscenza dell’esistenza di un terzo fratello, Alfonso – detto Fofò Batman – che, alla stregua di un supereroe dimezzato, si è immolato per difendere non la vita ma solo l’onore di un unico “debole” individuo: sua sorella. Una battaglia privata del suo valore simbolico, ingaggiata da un ragazzo poco più che ventenne fuorviato da principi che ne hanno decretato la condanna. Venti anni, di cui otto già scontati, per un omicidio forse evitabile. La vittima che aveva avuto l’ardire di circuire e sedurre Susetta, dopo aver raggiunto il suo scopo si era volatilizzato, pago della sua conquista. Intanto Fofò organizzava in perfetta solitudine, senza confidarsi con nessuno, la propria personale vendetta. Sua sorella, dopo la morte di entrambi i genitori, si era sostituita alla figura materna e si assicurava che Batman, nel suo impeto giovanile, non combinasse guai. Purtroppo l’ambiente aveva già modellato il soggetto, determinandone il carattere. A quindici anni Fofò era in grado di trasformare una pistola giocattolo in un’arma letale usa e getta: solo pochi colpi per sparare e poi il revolver diventava inutilizzabile. Per cancellare l’onta che aveva macchiato la reputazione immacolata di Susetta si era procurato, per poche centinaia di euro, una Beretta con matricola abrasa e con un meticoloso lavoro di intelligence era riuscito a rintracciare “l’infame” scoprendo che si trattava di un semplice operaio con moglie e due bambini. Accecato da un risentimento che non riusciva a mitigare, Batman – contravvenendo agli obblighi morali imposti dal suo soprannome – aveva troncato, con una manciata di proiettili, i sogni di un aspirante latin lover.

19 ottobre

Quando tento di rievocare questa storia con Assunta per approfondirne i contorni morbosi, mi rendo conto di aver commesso un imperdonabile errore. “E come ti sei permesso di venire a spiare nella mia vita?” – mi apostrofa – “Una rapporto normale non ti sta bene eh?! Ti devi per forza intrigare di fatti che non ti riguardano?”. Una furia, non so in quale altro modo definirla: la donna di cui mi sono invaghito mi preclude l’accesso alla sua storia personale, alza una barriera, e mi lascia interdetto. “E’ stato Gaetano a raccontarmi tutto” – mi giustifico – “non credevo ne facessi una tragedia. E poi per quanto tempo pensavi di tenermelo nascosto?”. La capisco, Susetta. Vorrebbe replicare ma le parole le muoiono sulle labbra, tanta è l’agitazione che la fa girare a vuoto nell’angusto perimetro della cucina. Poi finalmente si siede, si copre il volto con le mani e comincia a piangere. E adesso che faccio? Di fronte alle lacrime, quelle vere, mi sento impotente; mi riprendo da una temporanea paralisi e le poggio il braccio intorno alle spalle, per consolarla….Ma l’effetto è devastante: “Vattenneee!!!!”, mi urla. L’eco, la potenza vocale mi spinge, come trasportato da una rabbiosa folata di vento, verso la porta d’ingresso. Meglio rimandare tutto a domani.

20 ottobre

Se credi di aver capito tutto delle donne, sei sulla strada sbagliata. L’ho scoperto dopo una notte passata quasi in bianco. Mentre mi arrovellavo per trovare una soluzione pacifica a un’incomprensione nata da un equivoco, lei mi ha spiazzato. Come se nulla fosse successo, mi ha trascinato in una passeggiata, “solo per prendere un po’ d’aria” – ha precisato. Mi ha tenuto stretto per tutto il tragitto, tanto da farmi preoccupare per la mia incolumità ( non si sa mai, la rappresaglia si manifesta senza avvisaglie). Poi ho capito che si trattava del tentativo di chiarire il percorso accidentato del fratello, caduto in una buca dalla quale non ne era ancora uscito. “Alfonso non è mai cresciuto veramente – mi ha spiegato – ha subito l’influenza negativa di questo quartiere. La gente di qui è miserabile dentro e non lascia scampo a chi non sa difendersi. E’ per questo che Fofò è stato costretto a recitare la parte del cattivo: per proteggersi senza lasciare trasparire nessuna debolezza”. Non dico che mi ha convinto, ma almeno sembra sincera in questo suo panegirico. “Gennaro non si è mai preso cura di suo fratello, lo ha abbondonato al suo destino perché sosteneva, e ne è ancora convinto, che per strada o sei vittima o carnefice. Anche quando ha ucciso, non sono riuscita ad abbandonarlo e, ancora oggi, sento di essere in debito con lui”. Ed è per questo che almeno una volta a settimana gli fa visita in carcere, lo sostiene con parte dei proventi dell’attività non proprio trasparente di Gennaro e lo rassicura sulla possibilità che prima o poi godrà di qualche beneficio di legge per la riduzione della pena. “Mi piacerebbe che anche tu lo conoscessi – mi dice Susetta – gli ho già parlato di te”. Attenzione Mario, qui le cose si mettono male.

21 ottobre

Cento e passa chili, una balena spiaggiata lungo la principale strada che porta alla stazione, sempre affollata di indigeni, turisti e nullafacenti. Non posso non notarla: è distesa su un tappeto di cartoni e occulta le sue oscene rotondità con un piumino leggero. Non è una mendicante comune. E’ un monumento vivente, un riferimento toponomastico; mi distoglie per pochi minuti dai pensieri cupi che da stamattina mi stanno avvelenando la giornata. Sento che sto subendo una mutazione, una metamorfosi che mi appiattisce, che mi rende sempre più simile a coloro che ho sempre odiato. Mi aspetto da un momento all’altro anche una trasfigurazione che riversi nei tratti somatici la grettezza del mio animo.

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