

di Alfredo Scaletta
Venerdì 22 dicembre 2017 alle ore 10.30, il liceo Cuoco-Campanella, insieme alla III Municipalità, scende in strada: una marcia da piazza Miracoli fino alla Caserma Garibaldi nei pressi della quale, lo scorso 18 dicembre, uno studente 17enne del suddetto liceo è stato vittima di un’aggressione efferata ed immotivata di una banda di ragazzini pare più piccoli di lui a volto scoperto in pieno giorno, avvenuta mentre stava andando a ritirare un certificato medico per il fratello. Il ragazzo è stato ridotto in fin di vita: 20 coltellate di cui una al torace e una alla gola, quella che doveva essere mortale. Dovrebbe essere scongiurato il pericolo di vita anche se la prognosi resta ancora riservata. Amici, parenti, scuole, istituzioni e cittadini, tutti insieme mostreranno, venerdì, la loro vicinanza al ragazzo e alla sua famiglia e grideranno a voce alta il loro sdegno, affinché si prendano i giusti provvedimenti al fine di non assistere più, inermi, ad un altro atto di così efferata violenza. E’un grido di lotta da parte di una Napoli che è stanca, di una Napoli che ha paura che un proprio figlio, da un momento all’altro, rischi di rimanere vittima di atti barbarici di cui sono spesso protagoniste le baby gang che, per guadagnarsi il “rispetto” di qualcuno, sono disposte ad uccidere. Uno dei significati della parola “marcia” è “progressione verso l’acquisizione di qualcosa che richiede una lunga attività”, ci si augura che questa sia la scintilla che inneschi un processo fatto di un maggior controllo sul territorio e di punizioni esemplari, ma, soprattutto, di educazione e di cultura che sono le armi più potenti contro l’illegalità e che, spesso, le istituzioni ignorano. ‘Homo Homini lupus’, l’uomo è un lupo con l’uomo, la legge della sopraffazione, una concezione della natura umana secondo cui un uomo come il lupo, per sopravvivere, sbrana il più debole: è con questa concezione che i ragazzini, in contesti difficili dove il lavoro, l’istruzione e lo Stato sono completamente o parzialmente assenti, vengono cresciuti ed è qui che, il più delle volte, viene forgiato il loro carattere, come si forgiano i coltelli pronti a colpire. Don Pino Puglisi, sacerdote ucciso da Cosa Nostra a Paalermo nel 1993, era armato del suo solo sorriso e dei suoi progetti mirati a sottrarre giovanissimi destinati a diventare la manovalanza della mafia: educazione e cultura, come è evidente, sono vere e proprie minacce per le associazioni a delinquere. Come Don Pino Puglisi, ce ne sono tanti che “per amore del mio popolo” (parafrasando un altro sacerdote assassinato, Don Peppino Diana) hanno lottato con queste armi per sradicare questa disumana concezione per poi piantare in loro altri semi da innaffiare con cura, quali libertà, solidarietà, generosità, riassumendoli tutti in una sola parola, Amore, nel senso più largo del termine. Personalità come queste hanno lasciato un vuoto e divenuti dei martiri. Venerdì, Napoli sarà in marcia affinché un suo figlio non si senta solo, che nessun figlio si senta solo, e che lo Stato faccia sentire la sua presenza.
2 Comments
Un articolo molto bello , mi ha toccato nel profondo…spero di leggerne altri di articoli come questi
Grazie Alfredo ,il tuo urlo contro violenza e degrado è anche il mio ,la tua voce la nostra voce