

di Roberto Ziba Martucci
E poi arrivi tu, caro foglio bianco, immacolato compagno di sempre amico di tante avventure. Ogni tanto mi dispiace sporcarti con le mie inutili parole, ma scrivere frasi che “suonano bene” è la mia unica passione e quindi dovrai sopportare il ticchettio dei tasti della tastiera: una musica stonata, un tip tap senza ritmo smorzato soltanto dal tonfo della barra spaziatrice che divide inesorabilmente ogni singola parola. Caro foglio bianco ho scritto appena quattro righe e già cominci a prendere colore. Colore. Una parola estremamente pesante e dal significato non sempre accettato. Il colore divide, unisce, piace ai bambini, crea armonia, crea guerre, separa nazioni, divide generi, placa gli umori. Quando nasci hai subito il tuo colore: celeste maschietto, rosa femminuccia.
Quando muori il nero e d’obbligo, quando sei in vita il nero è l’altro, il diverso, lo straniero. Etichette, stupidi cliché, convenzioni che spesso fanno male e rendono la vita meno colorata. Caro foglio bianco attento, sono periodi brutti per scegliere un colore, ci tengo particolarmente a te e so che potresti incorrere in seri pericoli e addirittura rischiare la vita. In questo mondo che tende a dare sempre un’etichetta dovresti forse scegliere la tua identità è uscire dal tuo candido aspetto che non piacerà sicuramente a tante persone. Puoi scegliere di fare il bullo di quartiere: fatti una pettinatura scalata, cattiva imitando i giovincelli di Gomorra e magari avere il tuo momento di gloria, troverai persone disposte a parlare di te come fenomeno sociale, “dotti medici e sapienti” disposti a riempire pagine e pagine per analizzare i tuoi comportamenti.
Diventi famoso, mica cazzi… simbolo del male e del fallimento dei tuoi genitori e di una società tanto lontana che non tende mani ma è facile all’abbandono. Sarai masticato e sgualcito ma poi diventerai uno dei tanti mali di una Napoli già con tanti cerotti con ferite che non si sanano mai. Ecco, forse per te la scelta migliore è quella di entrare in politica sai in una città senza ormai identità come Napoli è facile fare l’imbonitore, il cantastorie basta promettere tanto, dare poco e fare contenti i camorristi.
Ci riescono benissimo un po’ tutti basta disegnarsi una faccia da culo sorridente, capelli disegnati sfuggenti, abbronzatura di rigore. Ti basterà scegliere solo la fazione politica oggi è facile perché non esiste un vero credo, ma si va un po’ a cazzo di cane; necessario fare qualche sondaggio promettere sempre mantenere mai, e soprattutto se vivi nella mia città, Napoli, fatti vedere allo stadio e partecipa a tutte le kermesse fighette così da piacere tanto al popoliono e strizzare l’occhio a quei benpensanti dei quartieri bene detentori della non cultura partenopea e che ad ogni occasione parlano di “Napoletanita” si fanno scudo con la pizza, hanno compagne botulinate le narici impolverate di bianco e parcheggiano in terza fila. Caro foglio bianco, non è per niente facile per te lo capisco, credimi ma sei nato per tua fortuna bianco ed in questo paese che ha tanto paura dell’altro è già un’immensa fortuna.
Sai se fossi arrivato col barcone per te erano cazzi veri, credimi Fo, permettimi questa confidenza, qui il diverso non è accettato. O meglio è gradito con riserva; come problema, sai ci sono tante associazioni che guadagnerebbero tanto e facilmente solo per ospitarti nel belpaese, un meccanismo perverso credimi, fanno a gara per darti un alloggio in un vecchio albergo diroccato zona Licola e ti inseriscono facilmente nelle sacche marginali a rimpinguare la criminalità bassa. E’ un bel pese credimi, ma ti consiglio di restare bianco non prendere posizione resta nel tuo pallore che richiama innocenza e semplicità. Resta come sei amico mio, non cambiare mai.