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Alla conquista degli indecisi: la scommessa di Renzi, l’inaffidabilità dei 5Stelle e gli imbarazzi del Cavaliere

di Peppe Papa

Sondaggi inaffidabili, promesse mirabolanti sparate a palle incatenate cui nessuno crede, improbabili leader dall’eloquio facile ma fallace pronti a presentarsi come salvatori della patria, poche idee e la quasi certezza di ritrovarsi, dopo il 4 marzo, con un Paese smarrito in cerca di una bussola per orientarsi in un mondo che corre veloce e non aspetta chi si attarda. È questo il quadro in cui si va consumando la campagna elettorale dopo cinque anni di legislatura, tre governi, un nuovo presidente della Repubblica e un referendum costituzionale finito male che prometteva di cambiare il destino dell’Italia. Niente da fare, come se nulla fosse successo nell’ultimo quarto di secolo, siamo ritornati indietro alla prima Repubblica, anzi peggio. I partiti, dati per morti, battagliano alacremente e si sono moltiplicati in una miriade di sigle e siglette, piccole formazioni in cerca di un insperato posto al sole nel prossimo consesso che contribuiscono ad aggiungere confusione ad uno scenario politico già di per sé caotico. Anche se a contendersi la partita, come appare scontato, saranno solo in tre: M5S, la coalizione di centrodestra e il Pd. Chiamati a convincere quella fetta consistente di elettori, stimata tra il 10-15% , cioè 3-4 milioni di cittadini, che si dichiarano indecisi e che possono fare la differenza nel determinare la vittoria finale. Un bel problema. Soprattutto per chi come i pentastellati, ormai orfani di Beppe Grillo, il capo carismatico che li ha portati a un passo dal potere e che all’ultimo momento li ha abbandonati soli alla deriva, dopo aver fatto incetta del voto di protesta del popolo più arrabbiato presentandosi come il nuovo che avanza in grado di rivoltare il sistema dalle fondamenta, ne sono finiti a loro volta inghiottiti. Mostrando tutti i limiti non tanto della loro proposta politica, impostata su concetti vacui come onestà, trasparenza, uno vale uno e democrazia dal basso, ma della incompetenza e improvvisazione che ne ha animato l’azione sia a livello parlamentare che amministrativo lì dove sono stati chiamati a mettersi alla prova. Fino a vedersi costretti, come è stato svelato da una inchiesta giornalistica di alcuni giorni fa realizzata da Il Post di Luca Sofri, a scopiazzare il programma di governo attingendo da varie fonti: studi scientifici, articoli di giornali, pagine di Wikipedia, dossier e documenti prodotti dal parlamento addirittura da avversari dello stesso Movimento. Insomma, un po’ poco per risultare credibili nei riguardi di chi si aspetta di essere ‘invogliato’ a rendere disponibile il proprio voto. Al centrodestra, invece, malgrado gli sforzi finora profusi, difetta l’immagine di unità d’intenti che anima la coalizione messa insieme, con non poca fatica, da Silvio Berlusconi. La Lega di Salvini, quest’ultimo convinto premier in pectore, è più preoccupata a rintuzzare le pretese egemoniche del Cavaliere, smontandone le premesse moderate, che collaborare a tenere unito il fronte cercando piuttosto di spostarlo sempre più verso la destra estrema. Non il massimo per chi cerca rassicurazioni e non ama salti nel buio come appunto appare il popolo degli indecisi che, nell’eventualità, preferirebbe restarsene a casa. A Berlusconi intanto non è riuscito neanche il colpo di genio, così come gli era successo in precedenti occasioni, di lanciare la proposta strabiliante in grado di fargli recuperare parte di quegli elettori attenti alle proprie tasche e pronti a lasciarsi blandire da qualsiasi proposta di condono. Come quella sulle case abusive, prontamente rintuzzata dagli avversari e anche dagli alleati, che ha dovuto rimangiarsi nel giro di qualche ora dall’annuncio, a suo dire male interpretato. Matteo Renzi dal suo canto, circondato da mezzo establishment politico nazionale che vuole il suo scalpo, prova a giocare la carta della normalizzazione e della continuità amministrativa dei governi a guida Pd scommettendo “sul buon senso degli italiani che sapranno distinguere tra chi soffia sul fuoco e chi lavora per rasserenare la comunità”. Ha pertanto intimato ai suoi di mantenere toni bassi, rivendicare le cose fatte, le “tante” riforme realizzate e sottolineare gli interventi concreti a favore del ceto medio e delle fasce più deboli della popolazione, tipo gli ultimi provvedimenti come la firma sul nuovo contratto degli statali e quello, proprio ieri dei vigili del fuoco, o l’assegno universale di 240 euro per ogni figlio. Basterà? Forse no per aggiudicarsi la maggioranza, ma almeno spera serva per arrivare ad essere il primo partito, condizione fondamentale per mettersi a capotavola e distribuire le carte.

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