

Il sindaco, ormai ai titoli di coda, non rinuncia a cercare di mettersi al centro della scena rilanciando una prospettiva politica che però nessuno dei suoi possibili interlocutori sembra interessato a prendere sul serio: porte chiuse da M5S e Pd. Mentre Diem25 con Varoufakis, in prospettiva Europee 2019, è più o meno una boutade velleitaria destinata a durare il tempo di un’illusione e a consumarsi nel disinteresse generale.
di Peppe Papa
“Candidato governatore? No, ma molti mi spingono a provarci”. Che poi, i molti, sarebbero la moglie, il fratello e la ciurma di pasdaran suoi fedelissimi che gli danno una mano a sentirsi meno solo. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris sembra ormai ai titoli di coda della sua stagione politica e sta cercando disperatamente di trovare una sponda che gli consenta di non sparire dalla scena all’indomani del suo ultimo mandato da primo cittadino della terza metropoli italiana. Intanto, fida su stesso, sulla buona stella che lo ha portato a sedere sulla poltrona più prestigiosa di Palazzo San Giacomo, grazie al suicidio del Pd e alla debacle del partito di Berlusconi travolto dalla vicenda giudiziaria del ras locale, Nicola Cosentino.
Tutto può accadere dal suo punto di vista e ha ragione, visti i precedenti. “Candidarmi alle elezioni regionali del 2020? Se dovessi rispondere oggi direi di no – ha detto nel corso di una intervista concessa all’agenzia DIRE -. Io voglio fare il sindaco fino al 2021 e contribuirò a trovare una candidatura di altissimo livello per vincere le elezioni. Ma alle regionali mancano due anni, in politica mai dire mai… Molti spingono perché io accetti in qualche modo la candidatura alla Regione, tanti miei collaboratori e alleati, tante persone a me vicine, mia moglie e mio fratello, ritengono che io possa essere candidato ideale per guidare la Regione Campania dal 2020. E’ chiaro che di fronte a tante richieste io ci penso”.
L’ambizione europea
E ci mancherebbe, chi meglio degli affetti più cari può avere contezza delle sue potenzialità? Nel frattempo, però non bisogna trascurare la realtà parallela che corre al fianco del proprio narcisismo e abbandonare le compiacenze sincere di chi gli vuole bene, cosa che prudentemente, ma sempre venata da un filo di follia dell’ego, il sindaco non trascura. Ecco che intanto si apre una via di fuga in Europa (si vota l’anno prossimo) dando vita a un’alleanza con Diem25 di un altro profugo della politica – con tutto il rispetto -, l’ex ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis che vedrà il suo battesimo con il congresso fondativo previsto a Napoli a fine maggio. “Andremo a nominare – ha spiegato De Magistris – non meno di 50 persone che saranno l’esercito per costruire un movimento di liberazione europeo e nazionale non violento, pacifico e democratico che voglia attuare la costituzione repubblica”. Cosa c’entra la costituzione italiana è un mistero, ma va bene lo stesso per dare forza alla narrazione di una epopea che a Napoli ha il suo cuore pulsante “per il cambiamento politico vero e non a parole, perché abbiamo saputo coniugare in questi anni rivoluzione e affidabilità di governo”.
Lui, il CR8 e i grillini
Intanto ha provato a strizzare l’occhio, senza successo, ai Cinquestelle che proprio sulla questione CR8, in parte proprio ieri risolta grazie all’ennesimo intervento del governo, gli hanno fatto capire che non tira aria per lui. “I debiti del Consorzio – hanno sottolineato qualche giorno fa i consiglieri comunali del Movimento, Francesca Manna e Matteo Brambilla – per quanto deprecabili siano, sono stati gestiti malissimo facendo soltanto aumentare gli interessi. L’amministrazione, anche in questo caso, invece di affrontare il problema ha nascosto la testa sotto la sabbia. Il disavanzo che graverà per i prossimi venti anni sulla testa dei napoletani è di circa 1 miliardo e 600 milioni, come spera il sindaco di venirne fuori?”. Sembra chiaro che con loro c’è poco da fare, soprattutto adesso che hanno stravinto le elezioni e sono lanciati alla conquista del Palazzo. Non hanno nulla da chiedere né da trattare con De Magistris, anzi faranno in modo, al prossimo giro, di strappare il residuo modesto consenso che gli rimane e metterlo alla porta.
A sinistra, a sinistra…
Infine, non è mancato uno sguardo a sinistra, prima cercando di intestarsi, pur senza prendere posizione, qualche eventuale insperato successo alle elezioni della lista dei Movimenti a lui vicini (Potere al popolo) fornendo il suo endorsement ad alcuni candidati, poi ammiccando al Pd nonostante i rapporti più che tesi tra loro. E anche in questo caso è andato a sbattere. Nulla da fare, i democrat hanno le loro gatte da pelare figuriamoci se possono perdere tempo a stare dietro le ‘turbe’ pseudo rivoluzionarie del sindaco. Ma lui non demorde e dopo la rissa quasi sfiorata all’assemblea metropolitana del Pd l’altra sera, non ha perso occasione di tornare alla carica e mostrarsi disponibile a dare una mano se c’è da ricostruire. “Mi sembra lo strascico naturale di una deflagrazione totale di un partito che a Napoli non c’è più”, ha detto commentando l’episodio. “A me questo non fa piacere – ha proseguito – non ne godo, ma credo che sia venuto il momento, a livello nazionale, che il Pd faccia una riflessione e ragioni sul fatto che questo Paese ha bisogno di un centrosinistra diverso e soprattutto credibile che cammini su storie e persone credibili, altrimenti non ci sarà mai una rigenerazione”. Nel caso lui c’è. Basta fargli un fischio.