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L’ANALISI Rissa nel Pd napoletano: tra Renzi, Bassolino e De Luca, genesi di una disfatta

di Gaetano Piscopo

La morte che sia una perdita reale, o simbolicamente una perdita di qualcosa di importante è una tra le paure ancestrali più radicate ed è tale da giustificare uno stato di depressione del tutto comprensibile nella fase di elaborazione del lutto. Eppure nel Partito democratico napoletano neanche questo assioma è valido. Non si esorcizza la paura di scomparire come entità politica tanto meno si elabora il lutto di una sequenza di sconfitte elettorali.

Qualche giorno fa ad Ercolano si è tenuta l’assemblea provinciale del Pd e in quella sede invece di affrontare seriamente le motivazioni dell’ennesima sconfitta ascoltando le delusioni, le ambizioni e le proposte della residua base di militanti rimasti si è assistito ad uno spettacolo inverosimile. Sono partite le rivendicazioni di una parte del partito che non si era misurata nell’ultimo congresso provinciale al punto da indire azioni legali con la richiesta di azzeramento del congresso. Non basta, Maurizio Martina nuovo reggente nazionale del PD, come prima tappa napoletana, lunedì prossimo fa un’assemblea nel circolo di Fuorigrotta, roccaforte dei contestatori di Ercolano e di quanti si sono autoesclusi all’ultimo congresso è proprio il caso di dire che il buongiorno si vede dal Martina.

Che dire di questo epilogo se non ricondurlo al costante ed incessante scontro tra diverse anime che mai si sono integrate in questo partito. Cosa pensare di tanti clan elettorali, minati nel consenso, che si strattonano sempre per salire sul carro dei vincitori e che in questo momento perdendo i punti di riferimento, mettono in campo i riservisti per conquistare spazi di visibilità.

Renzi nella sua smania di cambiare l’Italia non è riuscito a cambiare questo partito e ancor meno a Napoli che non è stato minimamente coinvolto nella ventata di rinnovamento. Eppure la rottamazione partita dalla Leopolda all’inizio di questo decennio ha rappresentato un argine al populismo e al movimentismo e una seria speranza per molti democratici. La speranza che si sarebbero combattute tradizioni, liturgie, un vecchio e stantio modo di far politica. La speranza di superare logiche di spartizioni e lottizzazioni. La speranza di un serio ricambio non solo generazionale ma anche di metodologia. La speranza di una spinta moderna, democratica e costruttiva alla partecipazione. Aspettative che sono franate subito dopo le primarie vinte e il risultato ingannevole delle ultime elezioni europee quando sul carro del vincitore Renzi sono saliti tutti coloro che ne hanno minato i principi e i motivi fondanti.

A Napoli in particolare sono stati tutti renziani, magari non della prima ora. Lo era Bassolino con ambizioni di rivincita, lo è stato De Luca suo antico antagonista. Il primo che con la gestione della Regione aveva perso tutto lo smalto che dimostrato da sindaco della città, il secondo che ha usato il Pd come rivalsa personale per tutte le volte che nei decenni scorsi era stato costretto ad essere rincalzo minoritario. Il governatore ha caricato e scaricato il partito a piacimento quando occorreva e nella sua rivincita ha cercato di creare la propria cerchia di potere spostando il baricentro delle decisioni e della regia verso la città di origine facendo da subito capire che, o si stava con lui in maniera organica, o non si era neppure considerati. Una rivincita coi fiocchi alla faccia del rinnovamento e della valorizzazione del partito.

In questa situazione diventa difficile comprendere da dove può iniziare una inversione di una tendenza che dura da troppi anni a Napoli e ancor più complicato è comprendere chi possa interpretare il ruolo di rifondazione e rilancio del partito. Non so se si è toccato completamente il fondo per poter immaginare un percorso solo in risalita, ma di sicuro si può dire che se esiste ancora un senso di appartenenza a quest’area politica per un progetto seriamente progressista e riformatore che ne giustifichi l’esistenza. E’ il momento che dalla base si faccia sentire con tutta la forza la volontà di voltare finalmente e definitivamente pagina.

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