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Pd, la resa dei conti: lite Graziella Pagano-Andrea Orlando

di Peppe Papa

Di Maio e Salvini viaggiano amore e d’accordo verso il governo scelto dagli italiani il 4 marzo, cioè tra M5S e Lega con l’apporto di Fi e Fdi con i quali, inevitabilmente, sarà trovata una intesa che tenga in campo tutti fino alla prossima sfida elettorale. L’ultimo segnale è stata l’elezione del leghista Nicola Molteni al vertice della commissione speciale della Camera, l’organismo temporaneo che opera quando non ci sono ancora le commissioni permanenti, chiamato ad esaminare i dodici provvedimenti varati dall’esecutivo uscente sul quale il Parlamento non si è ancora pronunciato, tra questi il fondamentale Documento di economia e finanza (Def). Insomma, un incarico vitale che sgombra il campo da qualsiasi ipotesi di un abboccamento dei pentastellati, tanto vagheggiato da importanti network editoriali e finanziari del belpaese, che ha scatenato nel Partito democratico l’ultima diatriba dei pro e contro al dialogo con i grillini che è poi l’ennesima sfida tra renziani e suoi oppositori. L’ex senatrice e componente dell’assemblea nazionale della partito, Graziella Pagano ha acceso la miccia e Andrea Orlando, ministro della Giustizia ancora in carica e acceso sostenitore del dialogo ‘governativo’, ha alimentato il fuoco dando sfogo ad uno scontro interno che troverà la sintesi, almeno si spera, il 21 aprile prossimo quando nell’assise dem si decideranno le sorti future dell’organizzazione. In pratica: chi comanda e chi deve trovarsi una nuova casa, oppure provare a giocarsi le proprie carte alle primarie. Il battibecco è andato in scena su Fb, diventato ormai una specie di sfogatoio delle ansie piddine, con la Pagano che senza mezzi termini ha attaccato: “L’accordo Salvini-Di Maio, ratificato pochi minuti fa per l’elezione di Molteni, sotterra qualunque ipotesi di dialogo tra Pd e 5 Stelle. Spero che i ‘grillini democratici’ se ne rendano conto una volta per tutte”. Immediata la replica di Orlando che si è sentito chiamato in causa il quale, per sgombrare il campo da qualsiasi sospetto di ‘intelligenza’ con il nemico, ha ricordato le sue presunte origini ‘miglioriste’. “Ti ricordi Graziella – ha scritto – quando ci chiamavano i craxiani del Pci. E almeno era vero che volevamo l’unità con il Psi. Adesso soltanto perché si ritiene che si debba interloquire su basi diverse con le altre forze politiche – l’ha rimproverata – escono espressioni come ‘grillini democratici’. Così finisce il dibattito e la politica. Peccato. Un abbraccio”. Non lo avesse mai fatto. Gli artigli della “leonessa”, come amano definire la Pagano i suoi affezionati sostenitori, non hanno perso tempo a graffiare con snobistica perfidia. “Andrea – ha replicato – 25 anni fa eri troppo ‘piccolo’ per essere definito craxiano del Pci. Mi piace ricordarti così. Un abbraccio forte, ci vediamo in assemblea”. Un affronto cui Orlando ha risposto piccato: “Avevo 24 ed ero coordinatore dell’area riformista nella mia federazione. Non mi piacevano le caricature allora e non mi piacciono adesso. E almeno, al tempo, le caricature le facevano meglio. Ci vediamo all’assemblea”. Di rimando, ancora più caustica, l’ex parlamentare: “Un enfant prodige. Ma non capisco perché ti adombri. E’ chiaro anche a te che dopo l’elezione degli uffici di Presidenza e dopo questo ulteriore segnale il solo pensiero di ‘normalizzare’ i 5 Stelle, o renderli un ‘partito riformista’ è ridicolo. Dopodiché non sapevo che tra le funzioni di ministro della Giustizia ci fosse quella di giudicare le battute di un dirigente, se permetti con un certa storia, del suo partito”. Poi l’affondo ai limiti dell’irrisione: “Speravo di regalarti un sorriso, ma vedo che risulta complicato. Ti voglio bene ugualmente. Abbracci”. Un addio, un arrivederci, chissà, i comunisti sono gente un po’particolare. Il narcisismo, l’autoreferenzialità, il primato delle idee quando ci sono, la fanno da padroni e al diavolo “la lotta di classe” se serve, può darsi che alla fine trovino un punto di convergenza. Viva l’Italia.

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