

di Peppe Papa
“Goffredo Bettini caccia Renzi dal Pd” è il tormentone che sta girando nelle ultime ore sui social, con annessi commenti indignati, inviti a tacere, insulti e anche tanti apprezzamenti da parte di chi ha individuato nell’ex segretario il male assoluto, il virus da debellare per fare rinascere la sinistra in Italia. Pochi quelli che sono entrati nel merito dell’intervista del ‘Fatto quotidiano’ al fu braccio destro di Veltroni, oggi parlamentare europeo il quale, senza mezzi termini, ha messo il dito nella piaga della profonda ferita apertasi nel partito dall’avvento di Matteo Renzi che ha continuato a sanguinare, fino alla batosta elettorale del 4 marzo scorso. Bettini dice semplici verità, o ovvietà, fate un po’ voi con le quali, quel resta dei democrat, devono fare i conti se vogliono sperare in una ripartenza.
Niente di nuovo. L’accentramento di potere, connaturato a qualsiasi leadership politica che si rispetti, è un vulnus che non ha risparmiato Renzi, questo è sotto gli occhi di tutti e lui stesso non è ha fatto mai mistero. Funziona così, semmai il problema è di chi si contrappone, sono loro a dover essere capaci di elaborare una alternativa, o un contrappeso credibile. Così non è stato, nonostante i mugugni e le aperte contrapposizioni che hanno solo fatto male a tutti, tanto che lo stesso Bettini ha dovuto riconoscere all’ex premier di aver “levato una certa patina grigia che il Pd aveva accumulato”, occupando “tutte le posizioni strategiche nel partito e nelle istituzioni”. Ma, come abbiamo visto, non è servito, segno che il problema era di altra natura, più profondo, che attiene al concetto stesso di sinistra che molti, Bettini compreso, continuano a declinare con una visione rivolta al passato che produce solo effetti nefasti.
“Se Renzi vuole fare Macron, non ne farei un dramma. Ognuno per la sua strada. Poi al governo ci si potrebbe pure alleare, sempre meglio che con Forza Italia. Ma il partito nella forma attuale va azzerato”, ha sottolineato l’europarlamentare. Che è esattamente quello che andrebbe fatto. Il Pd, come dicono da tempo autorevoli commentatori, è “nato morto”, un coacervo di vecchie famiglie politiche che hanno provato a stare insieme senza riuscirci alle quali proprio Renzi ha dato l’ultima spallata. Quale sarebbe il dramma? Si tratta di farsene una ragione evitando la retorica inconcludente dei “puri e duri” e finalmente ognuno per la sua strada, come Bettini stesso ha auspicato. C’è da augurarsi che insieme a lui ne prendano coscienza, evitando l’insopportabile opportunismo, i vari Orlando, Franceschini, Emiliano e compagnia.
“Siamo un partito condizionato dalla lotta tra correnti – ha confermato Bettini – che ha completamente perso l’empatia verso chi soffre”. Un giudizio tranchant che non lascia dubbi sulla necessità di separare i destini. Soprattutto se a chiosa ha aggiunto: “I modelli da imitare sono diventati vincenti, ci siamo avvicinati alle élite della finanza, ci stanno simpatici i Marchionne e Briatore”. Insomma, tutta un’altra storia. Non c’è dubbio, a questo punto, che siano lui e i suoi ‘vecchi’ pards, fermo restando l’indiscussa ‘egemonia’ renziana, a lasciare il partito al più presto. Sarebbe un atto di coerenza e chissà, una prospettiva futura per il centro sinistra.
2 Comments
Peppe: entrare nel merito di un’intervista di Bettini? E’ proprio questo che intendevi dire? Sei sicuro? 😁.
Hai ragione Umberto,è stata un’operazione di giornalismo acrobatico…ti saluto e seguo sempre con attenzione.