

di Peppe Papa
Mentre Salvini e Di Maio si apprestano a dare all’Italia il governo che i cittadini hanno in maggioranza chiesto inondandoli di voti il 4 marzo, si apre il cantiere dell’opposizione, pur esso numericamente significativo con un abbondante 40% di consensi, chiamato a rappresentare l’alternativa a quello che si appresta ad essere un esecutivo “antisistema”, antieuropeo, antioccidentale. Una mina vagante nel consesso internazionale soprattutto se dovesse tenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale che, messe insieme, potrebbero precipitare il Paese nella catastrofe. Un’opposizione responsabile, dunque, pur se al momento abbastanza frammentata, è indispensabile e va messa in piedi rapidamente in nome di alcuni valori comuni come il senso di appartenenza all’Europa nazione, il convinto sentimento democratico, la propensione ineluttabile ad una società e economia aperta, giustizia e non giustizialismo, conti in ordine e crescita economica. Berlusconi è stato il più lesto ad adeguarsi al momento e senza sporcarsi le mani ha dato il via libera all’intesa Lega-M5S, garantendosi un “mandato di non aggressione” alle sue aziende – il conflitto di interessi è stato immediatamente cancellato dall’agenda di governo che verrà – mantenendo, nel frattempo, mani libere che in politica sono uno scrigno prezioso di manovra. Con lui non dovrebbe essere difficile provare a fare squadra, ognuno ovviamente dal suo contrafforte, e il Pd, l’altro grande corpaccione elettorale (è pur sempre il secondo partito italiano) non dovrebbe sottrarsi al dialogo e alla ricerca di unità parlamentare. Facile a dirsi. Scontato che la residua pattuglia della sinistra radicale alzi barricate al solo pensiero di avere a che fare con l’odiato Caimano, restano gli altri gruppi esclusi dalla maggioranza, compreso Fdi se non riuscirà a strappare una riconosciuta rappresentanza di sottogoverno, che potrebbero invece provare a fare cartello contro il governo populista. Il Partito democratico, intanto, vero problema politico dagli effetti nefasti per la democrazia italiana, dovrebbe decidere a fare chiarezza al suo interno. I dem, come la vecchia Dc a fine prima Repubblica, ha raggiunto dimensioni che non consentono più di avere troppi galli a cantare, nel caso è meglio che ognuno vada per la propria strada, poi si vedrà. L’assemblea nazionale del prossimo 19 maggio potrebbe esser un primo step per guardarsi negli occhi ed eventualmente salutarsi, inutile continuare a fare giochini utili solo a rimanere in partita. C’è per caso una leadership alternativa a Matteo Renzi? Bene, è il momento che si palesi con tutta la propria forza, non c’è più tempo da perdere, in caso contrario meglio fare altro, immaginarsi percorsi diversi. Serve pragmatismo di fronte alla tempesta che si staglia all’orizzonte, abbandonare l’abiura della contaminazione culturale e di interessi con una parte della società italiana sinceramente liberal democratica e riformista che continua ad avere Berlusconi come suo faro, e dare avvio alla commistione in grado di dare ossigeno a un Paese stremato e senza futuro.
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Sono d’accordo. FORTE IMPEGNO A FAVORE DELLA POVERTÀ. SENATORI. E DEPUTATI. DIMEZZATI NUMERO E STIPENDI. TRATTATI COME NOI COMUNI. MORTALI. IL TAGLIO. DEI CAPELLI. OGNUNO. DAL SUO. BARBIERE. RIPETO COME TUTTI. NOI. NON VI IMBORGHESITE
. COME FECE BERTINOTTI. IN BOCCA AL LUPO.