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Gentiloni e i nostalgici dell’Ulivo per un nuovo centrosinistra: un film già visto

Far fuori Renzi il primo obiettivo e Paolo Gentiloni candidato principe alla conquista della leadership del centrosinistra. E’ questo il piano che vede schierati insieme la minoranza del Pd, il gruppo Gedi di Repubblica e i “grandi vecchi” dell’Ulivo: Romano Prodi, Walter Veltroni, Arturo Parisi. In attesa che il governo giallo-verde faccia ‘default”

di Peppe Papa

Gentiloni “uber alles”. Il centrosinistra sembra aver trovato il suo nuovo campione cui affidare la difficile sfida della ripartenza e della costruzione di una alternativa al governo di destra giallo-verde, appena insediatosi a Palazzo Chigi. E’ lui la figura giusta per soppiantare il “divisivo” Matteo Renzi e tentare di ricompattare il fronte, LeU compresa, per lanciare il progetto Ulivo 2.0. Che prevede, appunto, l’addio dell’ex premier che ha pronto il suo movimento e aspetta l’occasione per annunciarne la nascita – probabilmente a fine ottobre alla Leopolda – e la conseguente apertura al dialogo con i vecchi compagni di viaggio della “ditta”, oltre che del popolo dei “toni grigi” il quale  non gradisce traumi e predilige, invece, una tranquilla normalità esistenziale.

Paolo Gentiloni, nella percezione di tutti – amici e avversari – è il perfetto interprete di questa aspirazione, che potrebbe in futuro trasformarsi in maggioranza elettorale. La partita è aperta ed è tutta da giocare. Nel frattempo il discendente dalla famiglia dei Conti Gentiloni Silveri, nobili di Filottrano, di Cingoli e di Macerata, da adolescente rivoluzionario comunista, poi esperto uomo delle istituzioni e tenace mediatore, ha già messo insieme una importante squadra di sostenitori che ‘contano’ a partire da Romano Prodi, Walter Veltroni, Enrico Letta, Eugenio Scalfari e il gruppo Gedi editore di “La Repubblica”. Oltre ovviamente tutta la minoranza interna al Pd compatta nel sostenere la sua ascesa: al congresso, o alle primarie si vedrà. Ieri, intanto a Bologna, ha ricevuto il battesimo da candidato leader con l’ospitata alla “La Repubblica delle idee” , la tradizionale kermesse di riflessione organizzata dal giornale, intervistato dal direttore, Mario Calabresi.

Al suo ingresso l’applauso è stato fragoroso e lungo, segno dell’apprezzamento per il lavoro da primo ministro condotto con equilibrio e senza scossoni. Una virtù che ha rivendicato subito, segno della stima di cui è circondato, sottolineata non appena aver preso la parola, di “non avere mai usato i bicipidi” e che “mi sono battuto sempre per la nostra meravigliosa Italia in ogni sede”. “Oggi abbiamo bisogno – ha proseguito tra l’ovazione del pubblico – di tutto tranne che di un paese aggressivo verso i vicini, verso altre comunità religiose e le nostre comunità di stranieri. A me un governo che ha toni aggressivi non fa sentire affatto più sicuro, invece vede un’Italia in cerca di guai”, è giù altri fragorosi applausi. Gentiloni ha spaziato su tutti i temi sensibili della politica italiana dall’economia agli esteri, dall’immigrazione alla ricostruzione del centrosinistra, il tutto sottolineato da un tifo da stadio, una vera investitura, salvo vedere se sarà capace di reggere l’urto che una tale responsabilità comporta. Quel che è certo è che nel Pd, nel quadro del centrosinistra e nella politica nazionale, è iniziata un’altra epoca i cui esiti sono tutti da scoprire. Passata l’estate, l’assestamento del governo appena insediato con i suoi primi concreti provvedimenti, avremo modo di capire dove si dirige il Paese e chi sarà in grado di accompagnarne il futuro.

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