

di Peppe Russo
” Porre i fini sopra i mezzi “
Mai come oggi questo richiamo di John Maynard Keynes potrebbe aiutarci a capire il senso di questi tumultuosi anni. Azzardare che una parte delle ragioni della crisi nostra e della sinistra in generale, possano facilmente ritrovarsi nell’aver smarrito questa priorità, si sostiene con più di una conferma.
È apparso chiaramente che il conflitto politico si sia autoridotto a disputa tecnocratica che non ha mai messo in discussione i rapporti di forza, evirando la politica della sua energia vitale e rigeneratrice.
Il suo stesso linguaggio si è spesso tradotto in professionale disincanto, distinto e distante dalla quotidiana fatica del vivere ed ancora oggi conserva una carica di insopportabile e spocchiosa autosufficienza, mentre necessiterebbe cautela e consapevolezza nei giudizi.
Una sinistra senza nuove utopie in grado di definire un orizzonte e rimodulare aspettative era inevitabilmente consegnata al declino. Aver ingenuamente accettato come ineludibile il dominio del campo liberale ha attenuato fino alla dissoluzione qualsiasi capacità critica “dello stato delle cose esistenti “. Oggi i più avvertiti, tra i teorici del liberalismo, non stentano a riconoscere che l”utopia liberale” si è trasformata nel suo rovescio.
Crescita impetuosa dei nazionalismi ed un divario sempre piu ampio e crescente tra ricchi e poveri.
In Italia, ed ancor di più nel mezzogiorno, questa è stata la cifra.
Aver lasciato alla destra ed in forme diverse ai populisti la possibilità e la necessità di farsene carico, rende ancora più amara la nostra sconfitta.
In questo humus di giustificata rabbia e di storico rancore, alcune nostre critiche come al reddito di cittadinanza o decreto dignità rischiano di essere non solo parole al vento, ma reiterano un colpevole ritardo.
Altro sarebbe un confronto libero da pregiudiziali ed insostenibili vanità e che affronti i nodi che questa crisi ci ha consegnato.
Del resto allo stato dell’ arte ne è impietosa conferma. A fronte di un aumento del debito pubblico si registra una netta diminuzione di politiche pubbliche orientate al riequilibrio ed alla redistribuzione.
Diminuzione ed in molti casi assenza dei servizi pubblici di base, uno smantellamento graduale e progressivo del Welfare, il ritiro dei grandi players pubblici sul piano degli investimenti e della dotazione infrastrutturale.
E su questi interessi che va riorganizzato il partito e su questi va connotata la sua identità.
Continuare nel richiamo retorico ai territori equivale a consegnarlo ai notabilati ed al conformismo: al sud sempre in agguato.
Qualsiasi organizzazione politica è in funzione della sua natura.
Piu che pensare a seducenti modelli sarebbe opportuno chiarire la prima .