

di Peppe Papa
“Dio è morto, Marx pure e anch’io non mi sento troppo bene” diceva Woody Allen in un suo celebre monologo di parecchi anni fa. Che è più o meno quello che sta accadendo al Pd il quale, frastornato da una lunga agonia, non si sente molto bene ed è prossimo a “tirare le cuoia”.
Un suicidio annunciato e compiuto con metodica fermezza instillando al suo interno la dose di veleno necessaria per avvicinarlo al fatale precipizio.
L’apparato, come è ormai chiaro, sta cercando di mantenersi in vita immaginandosi un futuro, anche a costo di svendersi l’anima, e non disdegna di ammiccare ai ‘grillini’ ritenuti, come in uso negli anni settanta, “compagni che sbagliano”.
Sapremo “redimerli” vanno cianciando, intanto si apprestano a dare battaglia al congresso, unendosi in un inedito ‘cartello’ per archiviare definitivamente la stagione Renzi.
Nel frattempo si portano con il lavoro avanti, invitando il capo dei Cinquestelle, vice premier e ministro al quadrato del governo giallo-verde, Luigi Di Maio, alle prossime feste dell’Unità a partire da quella di Ravenna, poi Genova e forse in altre ancora.
Sono convinti, Maurizio Martina e gli altri capibastone che prima, o poi l’alleanza spuria Lega-M5S sia destinata a implodere e bisogna farsi trovare pronti per rientrare in partita.
Salvini sogna di fare il botto alle europee del 2019 e far saltare il governo per andare a nuove elezioni con l’obiettivo di conquistare l’intera posta, in tal caso il Pd può venire buono per proseguire la legislatura insieme ai pentastellati. Un disegno chiaro che si è già estrinsecato attraverso prima la composizione della segreteria, “dentro tutti”, poi le dichiarazioni dei “leader” della paccottiglia dell’attuale establishment dem. Andrea Orlando, riferimento della sinistra-sinistra del partito non ha avuto remore a dirsi propenso a “valutare punto per punto il ‘Decreto dignità’ presentato dal ministro del Lavoro e, nell’eventualità, votare a favore sulle questioni ci convincono”. Gianni Cuperlo, appena rientrato in direzione, ha ancora più spinto sull’acceleratore giusto per far capire di che si parla: “Il Pd cambi tutto, tranne il nome. La stagione Renzi è finita, che errore lasciare M5S alla Lega”.
Chiaro, insomma, l’andazzo. Per l’ex premier non c’è più spazio, si faccia un altro partito se ci riesce e amen. Che è quello che probabilmente succederà, la nona ‘Leopolda’sembra sia stata convocata proprio per questo.