IL LIBRO “Diseguali, il lato oscuro del lavoro” di Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza
Ottobre 9, 2018
Croce e Pugno chiuso: andata e ritorno da San Francesco ai Bronzi di Riace
Ottobre 9, 2018

Zingaretti vs Renzi e un congresso surreale, mentre i giallo-verdi si ‘mangiano’ l’Italia

Non si era mai vista in Italia, dal dopoguerra in poi, una sinistra tanto in affanno a inseguire gli avversari, tra l’altro mediocri come questi del governo giallo-verde. Impotente, dilaniata da scissioni e contro scissioni tanto da rasentare il ridicolo, immersa, come nel caso del Pd, la principale forza del fronte progressista del Paese, in una surreale sfida a contendersi le macerie in un congresso che, ancor prima di cominciare, ha già fatto strage di candidati e idee

di Peppe Papa

Così, mentre il Paese affonda, il popolo democrat che, nonostante tutto ancora esiste, è costretto ad assistere inerme al teatrino di ‘personaggi in cerca d’autore’ per accaparrarsi quel poco che è rimasto del partito. Deprimente.

C’è chi spera nella Leopolda 9, in scena tra poco più di una settimana, dove chi ci crede si aspetta da Renzi (ancora leader incontrastato dello schieramento, anche se non piace ai maggiorenti) una sferzata, una iniziativa nuova, dirompente, in grado di invertire il senso di marcia in direzione disastro. Improbabile che si arrivi a tanto, ma a poter fare precipitare le cose, sono le continue ‘provocazioni’ che arrivano dagli altri pretendenti alla segreteria, ad oggi già quasi una mezza dozzina, tra cui spicca il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, il più accreditato in quanto sostenuto dalla maggioranza correntizia che all’epoca delle ‘vacche grasse’ sosteneva l’ex segretario e premier.

Il quale non perde occasione per lanciare frecciate, affondi polemici nei suoi riguardi e della sua parabola politica. Invoca il cambiamento, il nuovo e si propone di rappresentarlo. Senza curarsi del fatto che lui proprio nuovo non è, visto che è al suo secondo mandato alla presidenza della Regione Lazio, strappata nell’ultima tornata con i denti, ed ha una storia politica nel Pd a prova di anzianità. Ma tant’è, il combattimento quando si fa duro non può perdersi in certe sottigliezze, quello che conta è l’obiettivo da centrare.

Pertanto, proprio ieri a Sky Tg24 ha piazzato un fendente di quelli definitivi sull’avversario accusandolo di non avere più credibilità e che è meglio si tolga di torno. “Non lo dico io – ha spiegato – ma i cittadini della Repubblica italiana. Al netto delle elezioni europee hanno visto il Pd perdere voti”.

La solita storia: Renzi unico responsabile del tracollo, se ne faccia una ragione. Che è quella che i militanti non riescono a trovare nel bailamme che li circonda. Fatto sta che il “giovine di Rignano” non ha fatto attendere la replica, non meno velenosa, lasciando aperti vari scenari, a cominciare da un possibile addio (nei fatti, per consunzione) dell’organizzazione. Con toni concilianti ha affermato che “la situazione è molto grave” ed è per questo che “alla Leopolda non parleremo di correnti del Pd, non seguiremo le polemiche”. La responsabilità vera verso gli italiani, ha aggiunto, è se dalla riunione saremo capaci “di far venire fuori idee concrete, una proposta di legge di bilancio alternativa per dimezzare lo spread e ridurre le tasse”. Solo snobismo? Staremo a vedere.

Nel frattempo le avvisaglie non sembrano delle più favorevoli. Dicevamo della battaglia congressuale da teatro dell’assurdo, competitors che spuntano come funghi, zero programmi e narcisismi allo stremo. Altro che “sol dell’avvenire”, la notte è sempre più buia e non sembra finire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *