

di Peppe Papa
Un delitto politico perfetto quello perpetrato ai danni di Antonio Bassolino che ha collezionato la sua diciottesima assoluzione da processi che lo avevano coinvolto, mettendone in discussione carisma, capacità amministrativa e onorabilità personale.
Gli inquirenti avevano chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma la corte lo ha scagionato con formula piena.
Al centro dell’indagine che coinvolse Bassolino, un’ordinanza commissariale con la quale venne disposto un aumento di dieci volte tutte le indennità dei dirigenti della struttura che era nata nel 2001, subito dopo la tragica alluvione di Sarno del 5 maggio 1998 con l’obiettivo di scongiurare altre calamità nelle zone a rischio della regione.
Assolto anche un dirigente della Regione Campania, Fernando De Angelis, per il quale era stata chiesta una condanna di cinque anni.
Insomma, nel corso degli anni, è venuta fuori via via a galla la verità: il governatore non c’entrava niente.
E gli sarebbero dovute delle scuse. Ma nessuno ci pensa, a partire dai suoi ‘figliocci’, Andrea Cozzollino, Valeria Valente muti alla notizia, o Antonio Marciano che ha dedicato un posto ‘romantico’ su Fb.
Ben poca cosa per un uomo politico la cui azione amministrativa, nonostante le abiure, ha significato un importante cambio di passo delle politiche a favore del Sud a quelle dove il Sud è opzione essenziale allo sviluppo del Paese.
Meglio considerarlo out.
Un soggetto estraneo, a prescindere dalla sua storia: rottamazione, punto. Solo che lo schema ha dimostrato tutti i suoi limiti e la situazione amministrativa della terza città d’Italia, dopo il suicidio del Pd conseguente al disconoscimento del vecchio leader, ne è la conferma.
L’irrilevanza.
E una amara riflessione del ‘campione ferito’. “Sento un dovere di sincerità – ha spiegato sul suo profilo social (l’unico che gli è rimasto per far circolare propria voce ) – la naturale soddisfazione per la nuova assoluzione si intreccia con una grande tristezza che da tempo mi porto dentro. Tanti silenzi in questi anni, a Napoli e a Roma. Eppure in diverse occasioni si poteva dire: fiducia nella giustizia e fiducia in Antonio Bassolino. Quanta amarezza, in momenti delicati e difficili, e che follia autolesionista il fuoco amico contro di me. Ma ho sempre cercato di mantenere uno stile e un senso delle istituzioni, come mi hanno insegnato fin da ragazzo i miei maestri di politica e di vita: Berlinguer e Ingrao, semplici operai e lavoratori, mia madre e mio padre liberale che ora vado in cimitero a trovare e a salutare”.
Scusa. All’uomo e alla sua storia, questo servirebbe.
Ma viviamo tempi bui, Bassolino ‘sverni’ a Posillipo, poi ne riparliamo.
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E’ avvenuto anche perché non abbiamo un giornalismo coraggioso che sa andare anche controcorrente quando occorre.