

di Peppe Papa
Dice che l’idea di fondare un suo nuovo partito è “fantapolitica” e afferma di essere contento della strada da lui fin qui percorsa considerandola “impressionante, una cosa enorme per un ragazzo di Rignano”.
Matteo Renzi si schernisce, nel corso della presentazione del suo libro (Un’altra strada) alla Stampa Estera e giura di non coltivare nessuna ansia di rivincita, anche se nessuno gli crede.
Silvio Berlusconi, nel frattempo, dagli studi televisivi di Rete 4, intervistato da Barbara Palombelli gli ha mandato a dire di averlo considerato “una grande speranza” purtroppo “non continuata”, ma che comunque resta attento agli sviluppi futuri sottolineando di apprezzare Carlo Calenda che “non lo conosco, ma del suo ‘Manifesto’ ho condiviso molti punti”.
Certo anche un possibile e chissà se inevitabile matrimonio tra i due, appare al momento fantapolitica, ma mai dire mai. Soprattutto se continua l’avvitamento del Paese su stesso sotto la cura del governo giallo-verde che ha già provocato l’isolamento internazionale dell’Italia, lo sprofondamento nella recessione economica e una preoccupante regressione in tema di diritti civili. Intanto ci sono una serie di appuntamenti prossimi venturi che potrebbero mutare lo scenario politico nazionale e continentale rendendo possibile quel che adesso appare impossibile.
Le primarie del Pd, condizionate dall’incognita della partecipazione e dalla inarrestabile disaffezione del suo ‘popolo’ sancita dalle urne prima ancora che dai sondaggi, potrebbero consegnare un partito ancora più diviso e prossimo a una nuova scissione, nonostante i tre sfidanti in lizza – Maurizio Martina, Nicola Zingaretti e Robero Giachetti – si sforzino di rassicurare tutti sul fatto che chiunque vinca si rimarrà uniti. Poi, arriveranno le elezioni europee, la cui campagna elettorale è già iniziata, che promettono scintille e paura per la minacciosa avanzata dei populisti e dei partiti nazionalisti che metterebbe a serio rischio il sogno degli Stati Uniti d’Europa vagheggiato di padri fondatori. Infine, giusto per restare in casa nostra, si comincerà a guardare alle amministrative del 2020 dove saranno in palio le principali regioni italiane. In questo quadro, dunque, non sono da escludere inedite alleanze dettate dalla necessità di dare risposte responsabili, a quella che potrebbe diventare una vera emergenza democratica, da parte di un fronte liberale, riformista, moderato, capace di fare blocco contro la deriva sovranista incombente.
Pertanto entrambi, Renzi e il Cavaliere, non hanno lesinato parole di aperta riprovazione soprattutto nei confronti dei Cinquestelle, in questo momento – Lega di Salvini a parte – il vero pericolo di sistema, perché fuori dagli schemi e persi nelle loro confuse priorità pseudo ideologiche declinate senza le necessarie competenze politiche amministrative, lasciando intendere di avere a cuore principalmente il bene del Paese e dell’Europa per il quale sono disposti a tutto.
Invitato a dare i voti ai personaggi del governo, Berlusconi si è rifiutato di farlo e a proposito del vicepremier Luigi Di Maio: “E’ inclassificabile, al di sotto di qualunque voto”. E a parlando del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha ironizzato: “Brava persona, veste bene, sa baciare le mani alle signore. E’ il burattino dei due vice ministri, persone pericolosissime per la nostra ricchezza”.
Dal canto suo Renzi non è stato meno esplicito, affermando: “Penso che questi incompetenti al governo rischino di mettere in mutande il Paese, cioè farlo andare male dal punto di vista economico”. E a proposito della frase offensiva del leader dei liberali al parlamento europeo,
Guy Verhofstadt nei riguardi del premier italiano definito, appunto, il “burattino” dei suoi due vice, ha liquidato la questione definendo l’espressione “sì, molto polemica, ma non è contro l’Italia, ma di chi è innamorato dell’Italia, conosce benissimo l’Italia, parla bene l’italiano. Non ha detto l’Italia è burattino, ma ‘lei presidente Conte è il burattino di Di Maio e Salvini’. L’Italia non è stata insultata”. Poi ha aggiunto: “Sapete quando è stata insultata l’Italia? Il 2 luglio 2014. Ero presidente del consiglio parlai a nome dell’Italia per il semestre di presidenza europeo e gli europarlamentari 5 Stelle iniziarono a gridare contro di me ‘mafia, mafia, mafia’”.
Insomma, i due si ‘annusano’, cosa che hanno cominciato a fare da tempo dopo la rottura del ‘patto del Nazareno’ a cominciare da qualche mese fa quando Renzi affermò apertamente, rivolto al suo partito, di dover chiedere scusa al capo di Forza Italia il quale “con le sue norme a personam, rispetto a Salvini, fa la figura del pischello”.
Mentre a stretto giro, Antonio Tajani, numero due di Fi in una intervista all’agenzia Adnkronos spiegò la strategia del partito in vista della scadenza delle europee e non solo, lanciando la proposta della costituzione di una federazione, o una “lista dei moderati”. Esattamente la stessa cosa immaginata dall’ex premier democratico, per questo inviso all’apparato della sua organizzazione, con l’aggiunta della sola parola “riformista” per spostare l’asse, formalmente, di una ipotetica alleanza più a sinistra.
Entrambe le visioni nel solco del liberalismo, non avrebbero difficoltà a raccogliere il consenso della maggioranza degli italiani che, sbandati, senza riferimenti forti e attendibili, si sono affidati agli imbonitori di turno, o peggio, ritirati in un ‘comodo’ astensionismo. Che è esattamente la fascia di popolazione, disgustata e silente, da riportare alle urne per sperare di uscire dall’incubo in cui è precipitato il Paese.
1 Comment
Siete in malafede! Ma che razza di articolo è? Dopo che Berlusconi ha contribuito a far fallire il referendum, ha brigato contro Renzi fino al ridicolo, ha parlato malissimo di lui, lo ha preso in giro … io sono convinta che piuttosto che parlare con Berlusconi Renzi si farebbe tagliare la lingua!!!! Anche basta inventarsi le cose!!!