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Vince il popolo che non vota: Salvini esulta ignorando la ‘lezione’ di Renzi

Più di quattro italiani su dieci, una ventina di milioni di aventi diritto, astenendosi, non hanno ritenuto degna di alcun interesse l’offerta politica propostagli, quanto non addirittura intollerabile e deprimente. L’affluenza in Italia è calata ancora. Si è recato alle urne appena il 56% degli elettori, contro il 58,6% del 2014. A casa è rimasto un popolo di “invisibili” cui nessuno dà ascolto in grado di sparigliare i conti e mettere in discussione anche equilibri politici dati per acquisiti.

di Peppe Papa

Lega 19%, Pd 12, M5S 9.5. Questo il dato reale dei tre principali partiti italiani al termine della tornata elettorale per le elezioni europee di domenica scorsa, al netto del 44% di cittadini che si è tenuto alla larga dalle urne. Più di quattro italiani su dieci, una ventina di milioni di aventi diritto, astenendosi, non hanno ritenuto degna di alcun interesse l’offerta politica propostagli, quanto non addirittura intollerabile e deprimente. L’affluenza in Italia è calata ancora. Si è recato alle urne appena il 56% degli elettori, contro il 58,6% del 2014.

Un popolo di “invisibili”, come li chiamano i sociologi, che rappresenta quello che di profondo si muove nel corpo sociale del Paese e che pare non interessi nessuno, è rimasto a casa indifferente.

Intanto, la politica celebra i suoi riti e consegna al dibattito numeri e tabelle, a certificare chi ha vinto e chi perso, dettare l’agenda del governo e imporre la propria visione. Ignorando che si tratta pur sempre della rappresentanza di una minoranza e che, in quanto tale, può essere spazzata via da quell’ampia ‘massa critica’ della popolazione che non partecipa al voto.

Un concentrato di energia ‘partecipativa’ che messo in circolo è capace di creare stravolgimenti ritenuti impensabili rivelando quanto i rapporti di forza tra i partiti siano fittizi  e relativi a un mondo chiuso e autoreferenziale.

Così, Matteo Salvini, indubbio vincitore della tornata elettorale (numeri alla mano perché in questo modo funziona la democrazia), munito di rosario tra le dita ha fatto sapere che si prenderà il Paese e poi l’Europa, mentre ai suoi alleati di governo, i Cinquestelle usciti ampiamente ridimensionati dalla consultazione, ha consegnato un elenco di cose da fare “piacciano, o no” per i prossimi mesi.

Il Pd, nel frattempo, gioisce per aver invertito la tendenza a scendere recuperando la quota scissionista che gli ha consentito di superare i ‘grillini’ e confermarsi secondo partito.

Chiacchiere, in pratica, che come si è visto, a un nutrito numero di persone, forse la maggioranza, prese da problemi più seri, non interessano. Le stesse persone che prima, o poi presenteranno il conto.

La “lezione di Renzi” dovrebbe indurre qualche riflessione agli attuali leader, o presunti tali. L’enorme affermazione alle europee con oltre il 40% dei voti nel 2014 lo convinse di possedere realmente un consenso in Italia pari a quella percentuale, tanto da sentirsi abbastanza forte da spingere a fondo l’acceleratore fino a schiantarsi. In realtà solo il 23%, o giù di lì di cittadini ne apprezzava il carisma, il resto, tutti gli altri, lo detestava e sappiamo come è andata a finire.

Farebbe dunque bene Salvini e con lui tutto il ‘Circo’ della politica nazionale, a non trascurare quello che gli “invisibili” provano a far sentire. Potrebbe essergli fatale.

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