

di Peppe Papa
Una festa macchiata dalla puzza dei soldi e dal dissenso interno sempre più marcato, scoppiato all’indomani dell’alleanza con il Pd. Il M5S che domani si riunisce a Napoli per celebrare i dieci anni di vita, non sarà lo stesso dei primi vagiti, quando imperava il “vaffà” e si prometteva guerra santa alla casta, ma piuttosto il raduno di reduci da una ‘full immersion’ ubriacante nel potere che ha provocato spaccature, liti, guerre intestine, invidie, dispetti dentro e fuori il parlamento dove non a caso, da mesi, non riescono a eleggere i capigruppo.
Non basterà la presenza di Beppe Grillo, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Casaleggio jr a rendere l’atmosfera più frizzante e stendere un velo sulle polemiche relegando in secondo piano alcune assenze significative che si preannunciano.
A cominciare da Alessandro Di Battista, di cui si sono perse le tracce, fino a Danilo Toninelli al quale nemmeno il capogruppo vogliono far fare, Luigi Paragone che aveva giurato si sarebbe dimesso se si fosse fatto il governo con i dem, Giulia Grillo in predicato di lasciare il Movimento come dichiarato in una intervista, Barbara Lezzi che si aspettava una riconferma al governo che non è arrivata. Per questi e tanti altri come loro, magari finora in seconda fila in attesa di una promozione, la festa non è festa, anzi.
Ed è sui soldi che si misura la disaffezione, un argomento questo, in verità, che da tempo tormenta i Cinque stelle. La restituzione e i rimborsi dei portavoce, dopo i primi entusiasmi da neo parlamentari, procede a fatica tra scontrini, evasori, smemorati e furbetti che cercano di tenersi in tutti i modi l’intero stipendio.
Ad oggi sono circa 70 i morosi conclamati che non ci pensano proprio a restituire un bel niente, tanto che le pratiche sono passate agli avvocati che promettono pignoramenti. Il che è tutto da vedere, dato che hanno dalla loro diverse carte da giocare per difendersi, prima tra tutte il sistema a dir poco bizantino della gestione dei quattrini in casa M5S.
Il “Comitato per i rimborsi e le restituzioni dei portavoce”, lo strumento nuovo che i due ex capigruppo, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva avevano messo in piedi per “verificare puntualmente i versamenti fatti e evitare il ripetersi di situazioni spiacevoli”, non è mai stato digerito dai parlamentari.
E non gli si può dar torto visto che, non si capisce a quale titolo, questi soldi finiscano su un conto intestato ai due e al capo politico Di Maio e gli “avanzi” nelle casse di Rousseau, dunque della Casaleggio Associati.
Ce n’è abbastanza, insomma, perché serpeggi del nervosismo alla vigilia della festa, emerso in maniera plateale a Cernobbio dove proprio Casaleggio, invitato dalla Coldiretti a parlare di web agricolo, ha perso le staffe e ha lasciato la conferenza stampa con i giornalisti dopo che questi insistentemente gli chiedevano di esprimersi su temi politici che più direttamente gli riguardavano.
Tensione inusuale, considerando che tutto per M5S procede a gonfie vele, con un socio di governo che li asseconda e la esibita soddisfazione di avere centrato un altro obiettivo simbolo delle loro battaglie, come il taglio dei parlamentari.
Sarà l’ansia da prestazione, il successo che ha dato alla testa, oppure semplicemente la consapevolezza di non riuscire più a reggere la parte in commedia, con la gente che ha mangiato la foglia e svelato l’inganno delle Stelle. No, non è una bella festa quella che potrebbe essere anche l’ultima. Bye bye, Rousseau.
1 Comment
Molti tra noi non digerisco il movimento 2.0 ne il Conte 2, i motivi svariati e molteplici,ovviamente ,essendo semplici votanti,i ns sono tutti motivi ideali e non pratici (,pecunia non olet)