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L’OPINIONE (di Umberto Minopoli) Centrosinistra sotto schiaffo del populismo 5 Stelle: il j’accuse di un renziano deluso

di Umberto Minopoli

Aver fatto il governo ed evitato il voto ha bloccato Salvini. Ma il prezzo è stato, era prevedibile, pesante per il centrosinistra.

Primo: ha sancito la leadership di Conte, che è di prospettiva e non di breve periodo. Ed è competitiva sull’elettorato che il centrosinistra dovrebbe traghettare: quello centrale, astensionista, o di destra moderata.

Secondo: ha sancito la rinascita dei 5 Stelle che erano, a luglio, elettoralmente dimezzati e divisi.

Terzo: il Pd, che a luglio era saldamente il secondo partito e la guida di un’alternativa ai giallo-verdi, oggi ha riperso il primato. I sondaggi sono spietati.

Quarto: ha sancito che l’agenda del governo Conte 2 sia condizionata dalle bandiere dei 5 Stelle (Rdc e quota 100, giustizia ecc.) e marcherà più continuità che svolta rispetto al Conte 1.

Quinto: l’ego di Renzi ha fatto il resto.

Si è intestato, in una ubriacatura di protagonismo, l’intera svolta di agosto. Avesse avuto più distacco e meno ansia da prestazione oggi avrebbe potuto essere un utile argine verso la dominanza politica di Conte, la rinascita dei 5 Stelle e il continuismo del governo. Il tutto è stato aggravato dalla scissione.

Aver indebolito il Pd, dopo averlo portato in un governo a ipoteca Conte e 5 Stelle, è stato un errore incomprensibile. Il cui risultato è servito a spaventare il Pd e spingerlo sulla linea del patto con i 5 Stelle. Che diventa oggi, grazie agli errori di agosto e alla scissione, l’unica linea di sopravvivenza per il Pd.

 Il tutto condito da una triste considerazione: da tutto ciò Renzi non ha guadagnato granché.

Ha guadagnato, certo, in visibilità e protagonismo manovriero. Non in consenso (se non nelle persone e nei voti che ha portato via al Pd). E, purtroppo per lui, aggravando i pesanti limiti che, a torto o a ragione, gli vengono attribuiti: il personalismo esasperato, la propensione al tatticismo eccessivo, la spregiudicatezza politica.

Cose che segnano, purtroppo oggi, l’handicap maggiore di Renzi. E proprio sul versante di quell’elettorato moderato, centrista o che si astiene che lui, nel 2014, era riuscito a mobilitare. Oggi Renzi, doveva immaginarlo, è in un ‘cul de sac’: vorrebbe distinguersi da Conte (che ha soffiato la leadership, in prospettiva, a lui e a tutti gli aspiranti premier del centro sinistra), ma non può far cadere il governo. Né oggi e né domani. Ma sarà, comunque, guardato sempre con sospetto.

E dovrà, ogni giorno, difendersi dall’accusa di guastatore. Terribile condizione. Che dimezza il suo potere contrattuale. E sulla prospettiva a medio termine (le prossime elezioni) incombe un esito chiaro: il centrosinistra, dopo la scissione di Renzi, si trasformerà in un patto con i 5 Stelle a guida Conte. E’ scritto.

Col Rosatellum, Pd e 5 Stelle non dovranno neppure fondersi (come in Umbria). Renzi è contento? Credo non debba esserlo. Dirà: ve lo avevo detto. E a che serve? E non può nemmeno dirlo perché il governo se l’è intestato lui (che errore), quel patto lo ha sdoganato lui col suo protagonismo agostano e con la sua scissione.

E lo sta avallando col suo comportamento di oggi: ammiccamenti a Di Maio e punzecchiature solo al Pd.

Qual è, a questo punto, la prospettiva alternativa che indica? Chi la vede? Solo suggestioni (“un giorno saremo grandi“), o puntate di qua e di là: il partito di centro, ma senza i centristi (che non lo amano), oppure sotto sotto l’idea (gli innamoramenti con Grillo sul “futuro” del mondo) che con i 5 Stelle (pieni di millennials e “nuova politica“) ci debba parlare lui. Suggesstioni, appunto. Ma, allo stato, inefficaci.

Renzi immagina che l’anti salvinismo (servito ad avere i titoli ad agosto) possa bastare anche oggi; e nel futuro? Non serve più. La politica è già andata da un’altra parte. Infine la ciliegina sulla torta: forse la legge elettorale non cambierà. La scissione impedisce che il Pd possa accettare il proporzionale puro.

Ma col Rosatellum un piccolo partito personale (con un leader che è maestro nell’attirare solo antipatie ) ha un futuro nullo. Renzi, o qualcuno dei suoi, dovrebbe spiegare se tutto questo ha avuto un senso logico.

1 Comment

  1. Francesca ha detto:

    Finalmente un renziano ragionante e non fanaticamente tifoso. La cosiddetta spregiudicatezza di Renzi è ormai, senza più ombra di dubbio, slealtà e doppiezza alla luce del sole. Una triste fine per chi doveva rinnovare la politica italiana e che ora può essere solo uno scomodo alleato, uno di cui diffidare sempre

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