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di Peppe Papa
E anche Gianfranco Rotondi saluta il centrodestra a guida Salvini pur se per il momento, in segno di “lealtà nei confronti di Berlusconi”, non lascia il gruppo di Forza Italia.
“Nel centrodestra c’è sempre stata la Dc, quarta gamba rispettata e autorevole con sigle variabili come tutti i partiti nella seconda repubblica. Quella stagione è finita sabato 19 ottobre. Rimane il rapporto forte con Berlusconi ed esso spiega la mia permanenza nel gruppo di Fi. A piazza San Giovanni ha esordito una destra senza democristiani, come è giusto che sia vista l’incompatibilità tra sovranismo e cattolicesimo democratico”.
Con queste parole, tramite una nota del suo ufficio stampa, il presidente della Dc ha messo fine al legame con il centrodestra protrattosi per più di un lustro attraverso le varie connotazioni assunte di volta in volta dalla vecchia “balena bianca”. “Scendo dal carro del vincitore senza paura – ha spiegato – non mi interessa una terza gamba al servizio del lepenismo, ma non per questo me ne vado con le quattro sinistre” ha chiarito, smentendo così alcune ricostruzioni giornalistiche che lo davano impegnato a costituire un gruppo parlamentare a sostegno di Conte.
“Nel gruppo di Forza Italia siedo da indipendente, quale segretario di un partito federato – ha proseguito – Resto lì e porterò il mio movimento in una nuova ‘Casa delle libertà’ coi liberali, i riformisti, la destra sociale, la Lega federalista e antifascita. Le elezioni si avvicinano – ha concluso – e mi interessano quelle, non i gruppi in un Parlamento che durerà ancora qualche mese”.
Appunto, le elezioni che, favorite dal probabile ritorno al proporzionale puro, potrebbero offrire spazio anche a piccole formazioni politiche di giocare un ruolo in partita, avere una qualche voce in capitolo. Un’occasione, pertanto, da non lasciarsi sfuggire muovendosi d’anticipo.
Da buon democristiano, intanto, si è lasciato aperte diverse opzioni, a partire proprio dal premier qualora questi dovesse dare seguito alle voci di una sua possibile iniziativa politica autonoma futura. In questo caso potrebbe certamente dare una mano, soprattutto trattandosi di colui che qualcuno ha arditamente paragonato a Aldo Moro. Sa però che è difficile tale ipotesi si concretizzi, tuttavia è meglio stare in allerta, i tempi sono incerti e può succedere di tutto. Più probabile a suo avviso che prenda corpo e acquisti consistenza la nuova creatura di Matteo Renzi, Italia Viva.
E lui non ha mai nascosto la propria ammirazione per l’ex premier riconoscendogli a più riprese di essere “un vero uomo di Stato”. Su ‘il Foglio’, all’indomani dell’insediamento del nuovo governo Pd-M5S, firmò un articolo in cui ne riconosceva la visione politica per aver scommesso sul referendum istituzionale, “un testo serio e qualcosa di più della speculazione ribalda sui barconi di disperati”, e elogiandolo per la scelta di far nascere il Conte bis. “Renzi senatore a vita subito – scrisse – ora, qui, con decreto urgente di Mattarella dietro petizione del Foglio, silenzio-assenso del ‘Fatto quotidiano’ e regolare voto su Rousseau. Aver voluto questo governo è un merito incancellabile del senatore Renzi. Nessuno glielo potrà togliere mai”.
Con il Cavaliere, è noto, insiste da tempo nel provare a convincerlo di mollare il centrodestra e cominciare a dialogare con chi “è dotato di un linguaggio e una cultura politica meno lontane dalla nostra visione”, finora però senza successo. Se continua così gli toccherà fare da solo e non è detto che sia una sciagura.