

La fase 2 senza aver risolto la fase 1 non avrebbe alcun senso parlarne! Ma riavvolgendo il nastro a prima del Coronavirus e le fasi di gestione di questa pandemia, che chissà per quale oscuro motivo, dato il rapporto riguardo all’effettiva pericolosità e ai numeri, ha messo in ginocchio il mondo. Ma non è di questo che si vuole analizzare, anche perchè ormai è stato detto tutto e tutti i concetti espressi sono abbondantemente superati, seppur in mezzo a tanta confusione e pareri contrastanti a tal proposito e sui i problemi di salute che avrebbe causato all’intera popolazione, qualora non lo si sarebbe circoscritto in qualche modo e anche qui diverse le tesi al riguardo che ha visto opposti chi riteneva la lunga quarantena e quindi il blocco delle attività e chi professava l’immunità di gregge senza bloccare alcunché. Generalmente ha vinto la tesi restrittiva della quarantena, favorita soprattutto da una comunicazione esasperata, fin troppo allarmante e descrittiva, che ovviamente ha puntato sulla impressionabilità collettiva e giocato sulla paura che chiaramente ha fatto propendere in modo anche ritardato e quindi meno efficace per la strategia del blocco in quarantena, che non è stato totale e quindi ancora meno efficace, ma comunque inibendo l’economia generale creando non pochi problemi di sussistenza sia nel presente, e tanti altri, se non ancora più drammatici, ne creerà nell’immediato e prossimo futuro. Siamo ragionevolmente certi, con tutto il rispetto per il ragguardevole numero di morti, che questo virus farà più vittime per l’economia e la crisi, di quanti ne abbia fatti direttamente. Ovviamente, ci auguriamo il contrario, ma nulla in questa fase cruciale lo farebbe presagire. Quello che ci si chiede a questo punto della situazione, l’Italia, l’Europa, il resto del mondo erano preparati a gestire una tale emergenza nel modo in cui l’hanno gestita? Si avevano le risorse e le coperture economiche necessarie per poter far fronte a un blocco così diffuso? Purtroppo e anche in modo sospetto, il Coronavirus ha colpito e falcidiato le più grandi potenze economiche mondiali, a Oriente da dove è cominciata ha colpito Cina e Corea e poi si è diffuso copiosamente in occidente falcidiando l’Europa a cominciare dalla vulnerabile Italia per poi propagarsi nelle altre nazioni della Ue e il Regno Unito, infine negli Stati Uniti dove in modo incredibilmente veloce ha preso il sopravvento. La cosa curiosa è che il virus ha colpito di più nelle città e nelle regioni simbolo del potere economico, la qual cosa farebbe pensare ad ipotesi di complotto, anche se è difficile credere a tale ipotesi visto che sono coinvolti tutti i paesi maggiormente industrializzati, però il fatto che le regioni più povere, i vari sud del mondo come anche in Italia, questo Coronavirus abbia colpito molto meno se non di riflesso e per contagio importato di ritorno. Ora se fosse il clima o chissà cos’altro a determinare la differenza netta fra chi ha contato migliaia di morti e chi meno è un fatto acclarato, nonostante si temesse più per il sud. immaginando a torto una maggiore refrattarietà alle restrizioni e alle peggiori condizioni sanitarie rispetto al più ricco e organizzato nord. Invece, sorprendentemente e a parità di restrizioni le differenze nei numeri sono abissali e questo farebbe anche pensare che in parte la strategia della lunga quarantena non siano state decisive a contenere il virus altrimenti il Covid19 avrebbe dovuto produrre gli stessi danni da nord a sud, mentre invece l’andamento della curva dei contagi ha svantaggiato di gran lunga soprattutto le regioni e le città più importanti dal punto di vista del potere economico. Sarà un caso che le capitali mondiali dell’economia siano quelle più colpite? Perché Milano e tutto il polo lombardo , Madrid, Parigi, Londra, Berlino, New York, e non Napoli, Atene, Instambul, Marsiglia , Manchester, piuttosto che Alicante, Stoccarda o il centro e Sudamerica? Ma questo probabilmente sarà il mistero che presto scopriremo, conseguentemente alla profonda crisi provocata dal virus in queste zone determinanti nell’economia globale e quali risvolti politici causeranno, e forse paradossalmente accadrà che i sud del mondo meno colpiti dal virus pagheranno in termini di sussistenza e qualità della vita un prezzo molto maggiore rispetto a chi è stato più colpito. In Italia, l’esempio illuminante di tutto questo circuito politico e sociale perverso, è questa palese e sempre più acerrima divisione regionalistica e all’interno dello stesso sistema governativo a fare la differenza. L’Italia è una nazione da sempre divisa da nord a sud, da regione a regione, da città e città, se non addirittura fra paesi, quartieri e persino condomini in eterno conflitto culturale, e non solo, che rende assai difficile un’ideale convivenza civile comunitaria. Le differenze sono talmente evidenti, i conflitti ideologici e culturali tali, dal pregiudicare qualsiasi possibilità di pacificazione e buon senso comune. In queste condizioni è difficile remare tutti nella stessa direzione e quando capitano problemi come quello che stiamo vivendo i conflitti anzichè ammorbidirsi per uscirne tutti insieme dai problemi, addirittura si acuiscono fino produrre conflitti dannosi, per questa mancanza di capacità di tollerare le diversità. In queste condizioni sarà difficile poter fare le scelte migliori, prendere decisioni unanimi su come gestire un tale momento, così divisi come siamo già all’interno del nostro Paese, figuriamoci pretenderlo all’interno di questa formale Unione Europea dove le nostre molteplici diversità vanno a sommarsi con quelle ancor più diverse dei paesi che hanno aderito alla all’Unione monetaria ed economica del 2002. Purtroppo questo progetto di Unione Europea così come configurato non è mai decollato, perché basato quasi esclusivamente su parametri protezionisti monetari ed economici, ma molto meno da punto di vista politico e di centralità di un governo unico come può esserlo ad esempio quello degli Stati Uniti d’America, che proprio sul principio di “unione” sono diventati la maggior potenza politica ed economica mondiale. Quando si dice che l’Unione fa la forza, non si dice solo una scontatissima banalità, perché a tal proposito nulla è più vero di questo concetto e di quando diventa di vitale importanza esserlo e senza esitare a fare gioco di squadra. Questo vale in ogni realtà della vita collettiva, perché è solo l’unità e l’unione di intenti a dare forza a un’idea, a un concetto, a una squadra di calcio, come ad un esercito, una regione, una nazione o più nazioni unite, affinchè conseguire le proprie volontà opposte agli avversari o alle avversità, ma senza unità qualsiasi guerra, partita, competizione, è già persa in partenza, e se in questo particolare momento storico, non vi è volontà di salvare l’umanità in modo globale, dal momento che questa globalizzazione è stata fortemente voluta, a cui forse non si era ancora pronti, e allora saranno guai seri, e sarà impossibile rimediare ai nostri piccoli e grandi conflitti nazionali, europei e mondiali. Un tal saggio, guarda caso cinese, noto a tanti come il grande Confucio, diceva:
“Se vuoi correggere il tuo regno
devi prima correggere la tua provincia,
per correggere la tua provincia,
devi prima correggere la tua città;
per correggere la tua città,
devi prima correggere la tua tribù;
per correggere la tua tribù,
devi prima correggere la tua famiglia
e per correggere la tua famiglia,
devi prima correggere te stesso.”
Confucio