

di Giuseppe Longo
Una notizia come tante letta in questi giorni. La morte di un anziano portato via dal virus. Un padre, un nonno, un fratello che ci ha lasciato per sempre.
Ma Lino Lanzotti era, o meglio è – perché non smetterà mai di esserlo – anche un partigiano che ha combattuto e vinto contro la dittatura, rischiando la vita per quella libertà di cui oggi rivendichiamo il suo valore assoluto e per la quale soffriamo in conseguenza a tutte le limitazioni imposte.
La morte di Lanzotti non deve, come spesso si sente dire, essere eretta sull’altare di una memoria storica che irrimediabilmente scompare per sempre. È qualcosa di più: una essenza materiale che si dissolve tristemente.
Un pezzo del tricolore lacerato, una pagina della nostra costituzione strappata, uno sfregio indelebile a tutti i monumenti eretti in questi anni ai caduti per la libertà, una valanga che si abbatte e distrugge irrimediabilmente le stanze e luoghi ove si esercita la nostra democrazia.
Il 25 Aprile è la festa della Liberazione ma è soprattutto il tributo doveroso che il nostro popolo deve alla Resistenza, che meravigliosamente, uno dei padri della nostra Costituzione Piero Calamandrei, descrisse:
“Vittoria contro noi stessi: aver ritrovato dentro noi stessi la dignità dell’uomo. Questo fu il significato morale della Resistenza; questa fu la fiamma miracolosa della Resistenza.
Aver riscoperto la dignità dell’ uomo e la universale indivisibilità di essa, per cui la lotta di un popolo per la sua liberazione è insieme lotta per la liberazione di tutti i popoli dalla schiavitù del denaro e del terrore, questo sentimento della uguaglianza morale di ogni creatura umana qualunque sia la sua nazione la sua religione o il colore della sua pelle è l’apporto più prezioso e più fecondo di cui ci ha arricchito la Resistenza.
Nessuno aveva ordinato l adunanza: questi uomini accorsero da tutte le parti si cercarono e si adunarono da se. Un’anima collettiva di uomini e donne un movimento di popolo per una guerra di tutti“.
Non immagino che mondo troveremo quando lasceremo le nostre abitazioni. So quello invece che ognuno di noi, uscito dalle trincee nelle quali abbiamo cercato di arginare questa guerra invisibile, avrà il dovere di compiere.
Una nuova Resistenza dovrà nascere in ogni uomo o donna di questo paese, perché sia ben chiaro a tutti che non ci sarà più spazio per alcun compromesso.
Resisteremo, e per questo combatteremo e non consentiremo, al sistema bancario di impedirci di ottenere quello che legittimamente ci è stato promesso, accampando inesistenti scuse in ordine a quella liquidità indispensabile alla ripartenza ma prima ancora alla sopravvivenza delle nostre vite, aggrappandosi a normative valide per un mondo che non esiste più, o con procedure tese a coprire situazioni pregresse che salvano solo i loro già corposi profitti.
Resisteremo e per questo combatteremo e non consentiremo al sistema politico, in quella deprecabile forma di autoassoluzione o peggio ancora di imputazione ad altri di fallimenti propri, di non ottemperare a quanto promesso e sbandierato in questi giorni, né tantomeno di reiterare meccanismi e volgari contrapposizioni irritanti e non più tollerabili.
Resisteremo e per questo combatteremo e non consentiremo al sistema della pubblica amministrazione di ostacolare le nostre legittime pretese, trincerandosi dietro bizantini apparati burocratici che, come in un vallo inespugnabile, hanno sempre ostacolato ogni forma di progresso e crescita.
Resisteremo e per questo combatteremo e non consentiremo agli arroganti tecnocrati di questa Europa evanescente, che salvaguarda gli egoistici interessi di pochi eletti, in un gioco al massacro nel quale vige solo il principio del pro domo sua, di vanificare i nostri diritti per mere finalità speculative di alcuni a danno delle necessità di molti.
Resisteremo e per questo combatteremo e non consentiremo al sistema sanitario pubblico di abiurare ogni forma di lotta e contrapposizione a future politiche di ridimensionamento dello stesso, soprattutto se il tutto viene vanificato da gestioni irresponsabili o peggio ancora fraudolente.
Resisteremo e per questo combatteremo e non consentiremo al sistema giudiziario di imbrigliare la legittima aspirazione di ogni cittadino all’ottenimento dei propri diritti, con procedure dilatorie subordinate a modifiche spesso inutili e sottomesse al solo capriccio ed ambizione del Ministro di turno.
Resisteremo e per questo combatteremo con la forza della verità ad ogni tentativo teso unicamente a danneggiarci, offenderci, ingiustamente ostacolarci da chiunque esso provenga.
Perché sia chiaro a tutti: abbiamo resistito ieri, stiamo resistendo oggi, resisteremo domani. Resistenza sempre.