

di Peppe Papa
Tutti soddisfatti l’altra sera al termine del vertice a Palazzo Chigi fra il premier Giuseppe Conte e i leader della maggioranza. Il famoso “tavolo politico” chiesto con insistenza da Iv e Pd, necessario a delineare un programma per il prosieguo della legislatura fino a scadenza naturale nel 2023.
Un meeting riuscito a detta dei partecipanti, attenti a non lasciarsi sfuggire alcun particolare sui contenuti discussi, salvo i buoni auspici di una intesa possibile.
Nicola Zingaretti, presente all’incontro insieme a Matteo Renzi, Vito Crimi e Roberto Speranza, ha parlato apertamente di “un patto di legislatura” lodando il fatto che l’occasione “è stata buona e utile per ribadire l’impegno a lavorare più uniti e sgomberare il campo da ogni equivoco”. Un’impresa non da poco, sulla quale il segretario Pd ha abilmente sorvolato parlando genericamente di “lavoro, crescita e fiducia, oltre la battaglia al Covid”.
Sullo stesso tenore conciliante il capo politico M5S, Crimi il quale si è detto sicuro che “il governo arriverà a fine legislatura” sottolineando anche lui l’importanza dell’appuntamento “utile a consolidare l’esecutivo”. Un atteggiamento questo dell’esponente grillino che la dice lunga su quello che si sta preparando in casa Cinquestelle in vista degli stati generali della prossima settimana. La folta pattuglia dei governisti guidati da Di Maio andrà allo scontro con la componente movimentista di Di Battista e soci spingendo per la scissione. Dopodiché si siederà a parlare con gli alleati a 360 gradi: primo obiettivo durare.
Più o meno la stessa cosa che serve a Renzi alle prese, nonostante il talento, con la difficile operazione di riconquistare la leadership del centrosinistra.
La sua creatura Italia Viva stenta a decollare occorre del tempo e non è detto che il gioco valga la candela, non a caso nella sua dichiarazione finale ha rimarcato la “sintonia forte con il Pd di Zingaretti”. C’è chi parla addirittura di un controesodo di parlamentari pronto a scattare alla prima occasione e di voci insistenti che lo indicano in piena corsa per ricoprire il ruolo di segretario generale della Nato a Bruxelles.
Certamente un incarico prestigioso che gli consentirebbe di eclissarsi per un po’ dalla scena politica italiana, conservando un cospicuo numero di parlamentari, magari pure qualche altro Ministro e preparare il rientro in pompa magna alle prossime elezioni.
Sarà per questo che ha affermato visibilmente contento: “Ora mettiamoci al lavoro: se sono rose fioriranno”. Intanto, da quel che si è capito, sono rimaste aperte sul tavolo, a parte l’emergenza pandemica ampiamente affrontata, le questioni più spinose che stressano la coalizione: Mes, Autostrade, Ilva, Recovery fund, legge elettorale, infrastrutture. Rinviate a un prossimo appuntamento a data da destinarsi. Pazienza.