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Fonti rinnovabili e nucleare, il binomio per salvare clima e economia

Decarbonizzare si può, ma in modo soft. L’obiettivo della transizione energetica non è sbagliato in sé, è irrealistico nelle date step del 2030 e del 2050.

di Umberto Minopoli

Decarbonizzare si può, ma in modo soft. L’obiettivo della transizione energetica non è sbagliato in sé, è irrealistico nelle date step del 2030 e del 2050.

E per un motivo che i sostenitori della decarbonizzazione hard sottovalutano: darsi obiettivi così sfidanti (più che dimezzare il carbonio nella generazione e nei consumi di energia in 10 anni ed eliminarlo in 30) è così lontano nel tempo da risultare poco sfidante sull’immediato.

La realtà è che la strategia della decarbonizzazione procede con andamento pazzoide, ipocrita e che deprime: il consumo di carbonio (uso di fonti fossili), in condizioni ‘normali’ di andamento dell’economia appena di bassa crescita (pre-covid) si mostra inchiodato ad un tasso vicino al 70%.

La nostra Enel, nel suo piccolo un campione della decarbonizzazione, dimostra l’enorme difficoltà della transizione energetica: la pandemia ha causato un crollo dei fatturati energetici, imputabili tutti al crollo dei consumi di gas e petrolio. Nel mentre il fatturato da rinnovabili è, addirittura, cresciuto.

Il segnale è: con la ripresa auspicata al 2021-2022 il consumo di gas e petrolio ritornerà ai livelli pre-pandemia (70%).

Decarbonizzare in tempi rapidi, ecco la verità, è possibile solo in fasi di recessione e crollo della domanda di energia.

Altra lezione dell’Enel: il peso, nella decarbonizzazione, della fonte nucleare. La nostra utility maggiore riesce a irrobustire (al 63 %) il suo portafoglio prodotti a maggioranza green e no-carbon solo “mantenendo” il suo fatturato (estero) nucleare al 13%.

Il che significa, vale per l’intera generazione elettrica mondiale, che la decarbonizzazione sarebbe ancora più irrealistica senza il ricorso ad una quota (intorno al 10%) di energia da fonte nucleare.

Quale lezione generale per l’European Green Deal? Uscire dal climatismo integralista che, in nome della catastrofe annunciata della fine del pianeta, carica la decarbonizzazione della pulsione ansiogena e paralizzante del 2050.

Bisogna smettere di contemplare, autoconsolandosi, i target irrealistici del 2030 e 2050 e concentrarsi invece sull’unica strada per “cominciare” davvero la decarbonizzazione “oggi“. Che significa un massiccio uso di tutte le “tecnologie” esistenti oggi per ridurre le emissioni.

Produzione da rinnovabili certo (cominciando in Italia, ad esempio, a realizzare gli investimenti già approvati e bloccati dai “no” di comitati e localismi vari), ma anche tecnologia di cattura della CO2 alla fonte (consentendo agli impianti fossili di funzionare senza emettere) e uso della fonte nucleare.

E intanto investire sul futuro (idrogeno) ma con realismo. Solo così la decarbonizzazione uscirà dal fumo della velleità e diventa realtà.

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