

di Peppe Papa
Si gioca a carte scoperte. Conte lancia il suo contro-bluff e sfida Renzi in parlamento. Lo ha annunciato ieri nella tradizionale conferenza stampa di fine anno dove, oltre allo “stop agli ultimatum”, ha sostanzialmente bocciato il Mes, la richiesta di cedere la delega sui servizi e tenuto botta sulla questione più sensibile: il Recovery fund. Infine ha trasferito la sfida in parlamento, pronto a contarsi se necessario, promettendo una replica dello show con il quale liquidò l’altro Matteo (Salvini) mettendo fine al governo giallo-verde in luogo di quello giallo-rosso.
Un azzardo, a meno di non avere un segreto asso nella manica, che potrebbe costargli caro. A giudicare dalle reazioni del suo più convinto azionista di maggioranza, il Pd, dal quale non è arrivato nessun commento e dall’imbarazzo dei suoi Ministri più esposti, Roberto Gualtieri e Enzo Amendola, ad apprendere che il premier confessava candidamente il ritardo sul Recovery plan (“da agosto a Capodanno il governo non è riuscito a licenziare il Pnnr da sottoporre a Bruxelles”) imputando implicitamente a loro la responsabilità e invitando entrambi a fare in fretta, non sembrano ci siano le condizioni per una scommessa tanto impegnativa.
Anche la pattuglia di “responsabili” che in molti danno come cosa fatta, tanto da alimentare oltre la prudenza la sicumera del presidente del Consiglio, ha tutta l’aria di essere una trappola, così come appare una trappola fargli credere che sarà il leader di un nuovo partito neo-centrista in cui concluderà la sua parabola il M5S.
I conti si fanno alla fine e in politica niente è dato per scontato, soprattutto se non si ha nulla da dire e la propria sopravvivenza è dipendente dagli eventi determinati da altri.
Non è sembrata dunque una buona idea quella di Conte, troppe incognite per avere successo, in special modo se difronte l’avversario non molla e risponde con altrettanta spavalderia. Matteo Renzi, infatti, ha immediatamente incrociato i guantoni facendo sapere di non avere nessuna intenzione di tornare indietro.
“Conte – ha detto – pensa di intimidirci minacciando un passaggio in Parlamento? Siamo stati noi a invocarlo per primi. E non rinunciamo certo alle nostre richieste. Andiamo pure in aula e vediamo se il governo ha i numeri”.
Siamo insomma alla ‘mano finale’ le sequenze della crisi scorrono veloci, la “sintesi politica” vagheggiata dal premier appare una missione impossibile, soprattutto se il leader di Iv decidesse di andare fino in fondo, già al Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi prima del 10 gennaio, facendo dimettere i suoi esponenti dall’esecutivo, trascinando lui Conte alla bagarre in parlamento. Si vedrà così chi dei due ha il punto in mano. Sperando solo che alla fine del teatrino, finalmente, il Paese possa cominciare a correre.
2 Comments
Divertente Conte i travicello o un 2 di picche nominato per caso e inutile al paese finora, tranne che a se stesso per poltrona e stipendio intascati a ufo vuole la fiducia in parlamento sapendo che non ha i voti e che lo manderanno a casa. Un bluff ridicolo perché Renzi puó solo guadagnarci lui i suoi voti li avrá sempre .
Come il coniglio uscito dal cappello abbiamo a sorpresa Conte il Presidente del coniglio, ugualmente vezzoso e inutile, tranne che a imbozzarsi, aggrappato alla sua comoda tana. Bellamente dall’inizio della pandemia abbiamo contato i morti senza che lo Speranza, nomen omen, facesse altro che sperare che tutto finisse senza disperarsi affatto a combinare una qualsiasi cosa. Il paese dal 2017 è precipitato dalla crescita +1,7% PIL alla recessione -10% e il tutto sembra peggiorare di ora in ora con il travicello che si inalbera per le parole di Renzi che chiede ciò che tutti vorrebbero , che lui alzi il culo e si muova e aiuti l’Italia a uscire dal pantano che ha contribuito a creare.