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‘Vince’ Renzi: Conte si arrende e il Pd costretto all’azione

Gualtieri annuncia che dal Piano dei finanziamenti Ue sono spariti cabina di regia e Centro nazionale sulla cyber security. Il premier ha dovuto fare ammenda del suo azzardo, l’aver sfidato Renzi non è stata una buona idea. Un peccato di supponenza infrantosi contro la trappola dei “responsabili” e il debole sostegno di Pd e M5S.

di Peppe Papa

Giuseppe Conte vittima di sé stesso prova a rimediare agli errori che lo hanno messo nell’angolo, l’ultimo dei quali quello di sfidare Renzi in parlamento.

Nel frattempo il Pd è finito con le spalle al muro. Suo malgrado, dopo aver assistito inerme alle gaffe del premier sostenendolo ogni oltre ragionevole motivo, è costretto ad assumersi l’onere dell’iniziativa politica in prima persona, senza aspettare le mosse altrui. Non ha altra scelta, a meno di volersi arrendere senza combattere all’offensiva del suo ex segretario.

Il quale non demorde, sapendo di essere odiato, forte di un consenso tra i dem pari forse a quello pre-scissione, mattatore assoluto della scena.

Ha imposto i temi ed è deciso ad andare fino in fondo, sfidando tutti proprio sul terreno della politica, convinto a questo punto che Conte abbia fatto il suo tempo e che spetti al Pd, se vuole, indicare il suo successore.

Ovviamente il Nazareno non può farsi dettare la linea in maniera così plateale, ci perde faccia e credibilità, deve allora necessariamente indicare una soluzione e assumerne la responsabilità.

Se proprio non vuole uno dei suoi a Palazzo Chigi perché teme “una trappola”, prospetti un’alternativa credibile, tipo un Cottarelli alla guida di un governo tecnico-politico come quello di Ciampi nel 1993, oppure si sintonizzi definitivamente sulle proposte del senatore di Rignano.

Il povero premier, invece, ha dovuto fare ammenda del suo azzardo, prendere atto che i famosi “responsabili” erano una boutade di palazzo, gli avvertimenti provenienti da Italia viva una cosa seria e che, l’avere dato per scontato di essere diventato davvero “il punto di riferimento dei progressisti”, fosse una sciocchezza buttata lì per caso da Zingaretti tanto per dire, ma a cui nessuno credeva.

Per non parlare del M5S che lo ha mollato da tempo il quale, alle prese con una feroce guerra interna e il crollo verticale dei consensi, è pronto a lanciarsi sul primo treno che passa pur di non sparire prima del tempo.

Non è rimasto altro da fare a Conte che adeguarsi, accettare la batosta subita da Renzi facendo sapere di essere pronto a cedere alle richieste sui servizi segreti e la gestione dei fondi europei, sperando che questo possa bastare e consapevole di restare comunque nel mirino. Una mossa disperata.

Il leder di Italia viva continua a dare le carte, sembra l’unico ad avere un’idea in testa, nessuno ha finora contestato nel merito le sue proposte, sono in molti anzi, a cominciare dal suo ex partito, ad apprezzarne l’iniziativa pur senza esporsi, tranne che in qualche rara eccezione, come quella dell’intervista al Corriere di Luigi Zanda, senatore di ‘peso’ del Pd, nella quale ha dato ragione a Renzi, giustificandone i “modi spicci” e invitando tutti a prendere atto delle “fratture aperte” nella coalizione dalla sua azione, “affrontandole con pazienza, cercando di ricomporle nel merito”.

Intanto in serata, da via XX Settembre, è arrivato il sigillo ufficiale alla proposta di pace di Palazzo Chigi lanciata al senatore fiorentino. Il titolare del Mef, Roberto Gualtieri ha reso noto che dal Piano finanziato dall’Ue sono scomparsi il Centro nazionale sulla cyber security e la cabina di regia, la cui discussione è rinviata a una intesa di maggioranza.

Assegnate, inoltre, più risorse alla Sanità (non è chiaro se col Mes) e alle infrastrutture sociali per famiglie e giovani. Più soldi anche per l’istruzione, la tutela del territorio, la cultura e il turismo.

Vedremo se questo servirà a calmare le acque, nutrendo il dubbio che possa bastare per Renzi. Tutto lascia pensare che la strada imboccata sia senza ritorno, Conte ha chiuso e si apre una nuova fase, ancora tutta da scoprire.

1 Comment

  1. Gianni Maggesi ha detto:

    Per quanto mi riguarda Conte deve andarsene perché non mi ispira né stima né fiducia. Detto questo non lo ritengo all’altezza del compito da svolgere per rilanciare l’Italia. Né lui né gran parte dei ministri. Preferirei un governo tecnico o tecnico-politico alla Ciampi con Draghi o Cottarelli come premier e ministri preparati, seri e competenti.

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