
di Peppe Papa
Lo definiscono la quinta colonna di Renzi nel Partito democratico, la testa di ponte che tiene unite le due sponde frutto della scissione, quando il senatore di Rignano andò via per fondare Italia Viva, il ‘suo’ partito.
Andrea Marcucci, pur tra i fedelissimi dell’ex segretario e premier, non lo seguì nella nuova avventura, sorprendendo un po’ tutti, inducendo il sospetto che la sua scelta fosse stata dettata da ragioni strategiche e concordata con lo stesso Renzi per agevolare, caso mai ce ne fosse stato bisogno, azioni di fiancheggiamento e l’interlocuzione costante tra i due gruppi in Senato, dove è il capo di quello Dem.
“Un compito che ha assolto nel migliore dei modi” a detta dei retroscenisti più maliziosi e di cui in queste ore sta dando prova. Ospite della trasmissione ‘Un giorno da pecora’ su Radio Raiuno ha provveduto a stendere la rete di protezione per i renziani nel caso la crisi politica dovesse precipitare, assicurando loro porte aperte ad una eventuale riconciliazione.
Dopo aver premesso che “far cadere il governo” sarebbe “una follia” e avere augurato “che tutti lavorino seriamente per trovare una soluzione”, sollecitato dai conduttori, che gli riferivano delle voci di una sua presunta opera di convincimento nei confronti di alcuni senatori di Iv a lasciare Renzi per tornare nel gruppo Pd, ha spiegato serafico:
“Io non devo sondare nessuno dei senatori di Iv che si ricordano benissimo con chi sono stati eletti, ovvero con il Pd, e sanno anche che il Pd è disponibile a riaccoglierli, quindi io non devo andare a parlare con nessuno”.
Insomma, sanno dove trovarmi alla bisogna. Che è anche un modo per dire – questa l’interpretazione che va per la maggiore – di andare a vanti e tenere botta a Conte, ché alla fine nessuno sarà lasciato solo.
D’altronde l’ipotesi che possano rientrare in qualche maniera le ultime due scissioni per un partito più forte, recuperando magari anche l’elettorato ceduto ai Cinquestelle, è una suggestione che monta dentro e fuori il Nazareno. E Marcucci è uno di quelli che più ci crede.
“Io sono all’antica, auspico un Pd a vocazione maggioritaria – ha rimarcato – per cui vorrei che dentro ci fossero da Bersani a Renzi. Non oggi ma un giorno, prima delle elezioni, magari potrebbe realizzarsi”. Certo, in politica tutto è possibile. Anche che la sinistra smetta di litigare. Be’, ma questo sarebbe un miracolo.