

di Peppe Papa
Addio gazebo, partecipazione popolare, celebrazione del rito identitario e riunione sentimentale della comunità Dem. Niente più di tutto questo. In perfetta continuità con l’operazione di grillizzazione portata avanti dal suo apparato dirigente, anche il Pd ha messo a punto la sua piattaforma Rousseau su cui svolgere le proprie primarie.
Una “piattaforma online che prevederà due fasi, una di registrazione per il rilascio delle credenziali e poi la partecipazione al voto delle primarie”, ha spiegato Stefano Vaccari, segretario organizzativo del partito che ha seguito da vicino il lavoro di messa a punto del sistema dei gazebo da remoto sviluppato dal Nazareno e che verrà illustrato lunedì in una riunione con i dirigenti delle città capoluogo che andranno al voto nei prossimi mesi.
“Nella riunione – ha proseguito – illustreremo questo strumento che, laddove non si riuscirà a trovare unitarietà su una candidatura, è quello che consente di più alle persone di incontrarsi ed esserci”. Insomma, un’opzione “sta ai territori decidere”, se trovano la quadra bene, in caso contrario si passa al voto online. Anche perché, ai tempi del covid, “organizzare l’appuntamento in presenza sarebbe complicato”.
E più sicure. Su questo Vaccari è stato perentorio: “Sicure e da partito di massa”. Più o meno quello che hanno sempre sostenuto alla Casaleggio Associati, sappiamo poi come è andata a finire. Ma i Democratici sono un’altra cosa, non si scherza, la correttezza fa parte del loro dna, chi lo potrebbe mettere in dubbio.
Qualche malumore comunque è affiorato dal territorio, soprattutto dalle principali città che si preparano alle amministrative di primavera. Su tutte Roma, Torino, Napoli, Bologna.
Nel capoluogo piemontese, per esempio, il partito aveva appena deciso di archiviare il voto interno con quello a maggioranza sulla relazione del segretario locale. A loro la tempistica del lancio dell’iniziativa non è piaciuta, facendo sapere di non avere nessuna intenzione di rimettere in discussione quanto già deciso.
Il segretario si è subito attivato per smorzare qualsiasi polemica chiarendo solo che lui, “già prima della Direzione provinciale” aveva reso noto di essere al lavoro sulla piattaforma e che “le federazioni regionali lo sapevano”. Finita lì.
A Roma, invece, la notizia ha scatenato l’irritazione di Carlo Calenda, autocandidatosi sindaco nella Capitale e che dal Pd si aspetta l’appoggio a prescindere da eventuali primarie, il quale ha messo ironicamente in evidenza l’accostamento tra i dem e il M5S riferendosi direttamente proprio alla piattaforma Rousseau.
“Calenda si vede che ha una idea della democrazie partecipativa molto personale – ha provato a difendere Vaccari – Quando decidono di votare lui c’è la possibilità di confrontarsi, se no è un problema e spara fango sulle modalità di un partito serio come il nostro che mette a disposizione uno strumento per un confronto democratico tra più candidati”.
In pratica niente da fare per il leader di Azione, dovrà presentarsi da solo, non tira aria in casa Pd, o accettare il voto online senza fare più storie. Vedremo come andrà a finire.
A Milano i giochi sono fatti, Sala è il sindaco uscente e candidato naturale, mentre a Bologna e Napoli le primarie potrebbero essere necessarie, se a Roma non dovessero scaturire accordi fra i partiti della maggioranza con l’indicazione dall’alto degli sfidanti.
Una soluzione questa particolarmente gradita nella città Capitale del sud dove il partito è alle prese con la spina nel fianco di Antonio Bassolino.Lui sì pronto a cimentarsi con le primarie comunque siano, nonostante l’esperienza fatta l’ultima volta non sia stata delle più felici, in termini di brogli e irregolarità.
Una situazione che il Pd locale, anche in considerazione delle intemerate del governatore De Luca determinato a voler dire la sua, eviterebbe volentieri accettando – lo hanno dichiarato apertamente – qualsiasi nome dovesse venire dal tavolo nazionale.
In tutti i casi comunque niente adunate, urne affollate, assembramenti, riunioni, bandiere, capannelli di vecchi compagni e soliti maneggioni del voto.
Tutti a casa davanti al Pc, al tablet, allo smartphone e chissà quanti, soprattutto tra i più anziani, avranno voglia di smanettare e affollare il grande gazebo virtuale. Inconvenienti della modernità e di un partito che ha scelto di essere liquido.
1 Comment
La resa del PD è della sinistra, che sta vendendo la sua identita’ alla ditta
Grillo/Casaleggio.