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Draghi, la ‘compagnia di giro’ dei giornalisti mainstream e il fallimento della politica

Mario Draghi incaricato di formare il nuovo governo, dai giornalisti tanta sorpresa e luoghi comuni. E’ la fine della cattiva politica e della cattiva informazione?

di Ferdinando Inglese

L’impegno è di quelli che fanno tremare i polsi ma il “Mario nazionale” è temprato alle grandi imprese e la sua fama cancella sin d’ora ogni dubbio sull’esito positivo dell’incarico.

Ciò che sorprende è che il dibattito più che interessare l’opinione pubblica – almeno in questo frangente – tiene banco fra i giornalisti. Essi paiono vivere gli accadimenti con i soliti accenti autoreferenziali e non smettono, nemmeno in queste ore, di tessere il solito cerimoniale: si scambiano gli inviti e le ospitate, tengono a battesimo il proprio libro in casa dell’altro, ripetono in coro le analisi politiche degli ultimi giorni.

Una totale confusione di idee, un intreccio inestricabile di interessi editoriali, mentre vengono al pettine i nodi di mesi di inconcludenti discussioni e di fin troppo concludenti blocchi di potere: ecco che cosa offre oggi il panorama della informazione nel Bel Paese.

Opinionisti e presenzialisti di tutte le sigle sono in fibrillazione. Tutti l’avevano previsto. Sono tutti esperti. Del vuoto e del nulla.

Dimentichiamo che fino a qualche giorno fa nessuno aveva previsto Draghi. Nessuno. Dimentichiamo che tutti davano per cosa già fatta il Conte-ter – potenza della comunicazione del portavoce Casalino! – e per irresponsabile il Matteo di Scandicci ogni volta che accennava a Draghi. Nessuno aveva capito niente.

Ora, però, su una cosa tutti concordano: l’incarico a Draghi rappresenta il fallimento della politica. Può essere. A leggere bene i fatti, però, i soloni dell’informazione si accorgeranno subito che la politica di casa nostra è fallita da un pezzo. Dalla Prima Repubblica alla seconda, ad oggi. E’ passato più di un quarto di secolo.

Son circa 30 anni che a dominare la cronaca è la cattiva politica e che tanta parte della comunicazione non solo è parte integrante di questa ma ha avuto anche il merito nefasto di contribuire a creare l’antipolitica.

Quella scienza negativa che ha generato e genera mostri. Che cancella le gesta dei leader passati e vanifica la maturazione di quelli futuri, fino a proiettare parvenze e caricature di leader attuali come Toninelli e Azzolina. Grazie a certa informazione che non informa o disinforma.

Grazie a quanti non sentono e non vedono – un modo come un altro per celebrare il centenario di Leonardo Sciascia – e sono pronti a dire che avevano capito e denunciato tutto, mentre erano stati consenzienti e consiglieri del potere, del sistema delle procure raccontato da Palamara come della politica raccontata dai professionisti del  “vaffa: perché il sistema va sempre affrontato e mai evitato. E sconfitto, in virtù della legge.

Intanto, la corsa di Draghi è appena iniziata. Narrare perciò delle sue fatiche di presidente incaricato è fare cronaca politica.

Tacere della cattiva politica che ha costretto Mattarella a questa scelta sarebbe l’ennesimo brutto servigio reso agli Italiani che tanto hanno bisogno di una buona informazione e di comprendere finalmente che la politica può e deve tornare ad essere comprensibile e spiegata in modo semplice.

Come arte del governo possibile e non solo come scandalo. Quest’ultimo, infatti, da sempre trova casamento in qualsiasi luogo si annidi la complicità e la corruzione od anche l’ignoranza.


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