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Italia Viva, si chiude: la nuova scommessa di Renzi

Archiviare Iv e dare vita a un partito a vocazione europea sul modello del gruppo liberal-democratico Renew Europe a Strasburgo. Alla Leopolda di novembre l’annuncio.

di Peppe Papa

Italia Viva adieu.  Sembra questa l’ultima scommessa di Matteo Renzi che, ‘consegnato’ il governo a Mario Draghi, immagina di archiviare Iv e aprire il cantiere di Renew Europe in Italia sul modello del gruppo ‘macroniano’ a Strasburgo.

Per il momento niente di concreto, è solo un intento che comincia a circolare nello stretto giro del senatore di Rignano e che arriva attenuato alla base, anche se la chiamata alle armi da parte del capo appare inequivocabile.

L’avvento di Draghi è una svolta per il governo – ha scritto nella sua e-news settimanale – ma produrrà una grande rivoluzione anche nella politica italiana. E noi saremo protagonisti del tentativo di europeizzare i partiti di casa nostra. Avanti tutta che il meglio deve ancora venire”.

 En Marche” verrebbe da dire e infatti l’obiettivo è subito dopo esplicitamente dichiarato.

Se la destra si europeizza – ha spiegato – è un bene e la grande famiglia dei Popolari non potrà che contenere questo gruppo. Se la sinistra si coalizza intorno a Leu, 5 Stelle e il Pd immagino che i Socialisti europei potranno accogliere la neonata formazione.  Noi di Italia Viva dovremo essere i promotori, non da soli, di quella che in Italia sarà la casa del buon senso, dei riformisti, di un mondo liberal-democratico che in Francia ha Emmanuel Macron, in Danimarca Margrethe Vestager, in Belgio Charles Michel, in Lussemburgo Xavier Bettel e tanti altri riferimenti nel mondo”. 

Un progetto ambizioso, dunque, in perfetta linea con il personaggio che fa leva su un’ampia fascia di opinione pubblica presidiata da ‘Azione’ di Carlo Calenda, ‘+Europa’ di Emma Bonino, dagli ‘Azzurri’ del Cavaliere, dalla componente centrista del Pd, e in larga parte rifugiatasi nell’astensione.

Quel famoso “centro”, dall’animo liberal-democratico, che ha rappresentato l’anima moderata degli italiani e ha fatto la storia del Paese.

Riuscire nell’impresa, o quanto meno provarci con decisione, sarebbe indispensabile in proiezione futura.

Il ragionamento di Renzi parte infatti dalla convinzione dell’ineluttabilità di una sempre più stretta integrazione europea la quale, per forza di cose, presupporrà una nuova forma di partito capace di declinare la sua azione non solo in chiave nazionale, ma soprattutto continentale.

L’avvento di Draghi alla guida dell’Italia, va in questa direzione, ci vorrà del tempo ma la strada è segnata. Le forze politiche, costrette a rimescolare le carte, si stanno già riposizionando in uno scenario mutato e imprevisto.

Tocca avere, a questo punto, il coraggio di osare, approfittare dell’occasione per andare oltre sé stessi e farsi protagonisti in un nuovo paradigma politico che abbia al centro la costruzione dell’Europa federale come fine ultimo.

Un obiettivo che la pandemia ha reso ineludibile, un nuovo dopoguerra tutto da inventare che può prodursi solo diventando un unico popolo, questa la missione cui non si può mancare per non subirla passivamente.

E se questa è la premessa, Renzi si sta portando avanti con il lavoro, dimostrando ancora una volta di avere visione e di non essere uno spregiudicato “pokerista” come lo dipingono i suoi detrattori.

Per ora le reazioni dei possibili compagni di viaggio non sono state entusiasmanti: gelido Calenda, non pervenuta Bonino e al momento non appaiono alle viste movimenti in tal senso dentro Pd e Fi. La qual cosa non scalfisce più di tanto le certezze dell’ex premier il quale, ha fatto trapelare dal suo entourage, ritiene l’offerta politica in cantiere rivolta agli elettori e non certo al ceto politico.

Insomma, ognuno faccia il suo gioco, poi si vedrà. Per il voto c’è tempo, intanto ha annunciato che la prossima Leopolda, in programma a partire dall’11 novembre, sarà destinata proprio alla discussione sul rinnovamento dell’Europa: Renew Europa, appunto.

1 Comment

  1. bruno RicciB ha detto:

    E’ la nuova strada verso la nuova meta che mancava. Chi si ferma è perduto. C’è bisogno di questo movimento di tanti verso un’Italia europea e progressista: che cammina e non guarda al proprio ombelico.

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