
di Peppe Papa
Il Partito democratico sceglie il vintage, la linea Bettini/Zingaretti resta fedele all’epoca ormai andata del contismo dando vita al Senato a un intergruppo della vecchia maggioranza, tranne IV, con M5S e LeU.
Come se niente fosse successo, imperterriti hanno deciso di mettere insieme, partendo “dall’esperienza positiva del Conte II (sic!), iniziative comuni sulle grandi sfide del Paese, dall’emergenza sanitaria, economica e sociale fino alla transizione ecologica ed alla innovazione digitale”.
Esattamente quello che non gli è riuscito di fare in diciotto mesi di governo, tanto da essere buttati fuori dal Palazzo per manifesta incapacità, costringendo il Quirinale a chiamare al capezzale dell’Italia la sua riserva della Repubblica più prestigiosa e autorevole, Mario Draghi.
L’avvento di “Super Mario” ha terremotato il sistema politico nazionale scardinando appartenenze, radicate convinzioni, scelte strategiche, programmi e obiettivi. Partiti e coalizioni in subbuglio nel tentativo di cogliere i nuovi spazi politici apertisi nelle crepe provocate dalla scossa tellurica. Tutti hanno approfittato per riposizionarsi, o stanno tentando di farlo. Tranne il Pd.
Immobile, appiattito sul tentativo di fagocitare i Cinque Stelle e riprendersi in casa la sinistra scissionista, a sua volta alle prese con nuovi adii, sta perdendo l’opportunità di andare ad occupare la vasta area del moderatismo riformista, liberal-democratico e socialista in cerca di rappresentanza, nel solco delle linee guida tracciate da Draghi, di un Paese credibile, autorevole, convintamente europeo e atlantista.
Inspiegabile tanta miopia, forse ha ragione chi sostiene che l’unico motivo sia legato all’avversione profonda nei confronti di Matteo Renzi, l’odiato ‘rottamatore’ della “ditta“.
Il rancore e la promessa di fargliela pagare per il tentativo da lui pubblicamente dichiarato di volerli annientare, fare come Macron in Francia con i socialisti, svuotargli a suo vantaggio il serbatoio dei consensi. Operazione fallita, ma non per questo abbandonata.
Non a caso, appena appreso dell’iniziativa, l’ex segretario ha subito approfittato del regalo offertogli con tanta ingenua approssimazione politica e ha ringraziato. “Mi sembra una strategia che distrugge tutti i sogni riformisti del Pd – ha scritto nella sua e-news – ma sono contento, per noi si apre una prateria”.
Parole che hanno contribuito ad alimentare la polemica interna. La minoranza di ‘Base riformista’ che fa capo a Lorenzo Guerini e Luca Lotti, per intenderci gli ex renziani rimasti nel partito, non hanno gradito la mossa dei senatori, così come i ‘Giovani turchi‘ di Matteo Orfini. E dalla base cominciano a fioccare con insistenza le richieste di un congresso straordinario. L’egemonia diessina vacilla, insomma, e non si escludono ulteriori smottamenti.
La situazione è seria tanto che non stupisce, a questo proposito, il commento sarcastico affidato ai social di Roberto Giachetti di Iv il quale, infierendo, ha invitato i parlamentari Pd a non indignarsi. “Cosa vi aspettavate – ha detto – dopo che hai indicato Conte nuovo leader dei riformisti e dopo aver detto ‘Conte o morte’ è una logica conseguenza. A chi resta nel Pd i mei auguri sinceri”. Che suona come un consiglio: ‘aprite gli occhi please’.
1 Comment
Renzi non lo temono più nemmeno i bambini della asilo. Tutto hanno capito che è una persona che gioca con le parole, le bugie, i tatticismi, i suoi egoismi… Un Cazzaro