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“Ricomporre il fronte riformista”: riflessioni di un militante Iv

Nell’ambito del dibattito promosso da Cityweek su liberalismo democratico e ‘centro’ del sistema politico, ospitiamo alcune considerazioni di un militante napoletano di Italia viva rivolte alla dialettica interna della sua organizzazione

di Gennaro Mirabella

Non vi è alcun dubbio che la creazione di Italia Viva è stata la più rilevante novità politica dell’ultimo anno e mezzo.

Uscito dal pantano delle correnti Pd e con le mani finalmente libere, a capo di una piccola ma compatta e determinata falange di parlamentari, Matteo Renzi, prima con la “mossa del cavallo” e poi con la “mossa del Drago” ha condizionato e cambiato in positivo tutto il quadro politico nazionale.

Spaccatura del Movimento 5Stelle e della pseudo unità del centrodestra, conversione della Lega all’europeismo (???), messa in crisi della strategia dell’alleanza Pd-5S-LeU e della leadership Zingaretti-Bettini-Orlando.

Tutto bene dunque?

Beh, a mio avviso, non tutto.

Perché, è del tutto evidente (come direbbe il buon Bobo), che la nascita di Italia Viva ha diviso, a sinistra, il fronte riformista.

E lo ha indebolito.

Malgrado la centralità dell’azione di Renzi, di cui già detto, Italia Viva non decolla nei consensi, anzi regredisce nei sondaggi.

Le voci riformiste rimaste nel Pd, che pur ci sono, risultano talmente flebili da apparire insignificanti e il partito rimane comunque ancorato ad un’ipotesi politica di Fronte Populista.

Al nostro interno, a quest’ultima considerazione, spesso si obietta che questo ci aprirà sconfinate “praterie” dalla facile  conquista.

Questa faccenda delle “praterie”, molto in voga nel lessico politico degli ultimi anni, non mi ha mai convinto.

Perché si dimentica facilmente che, per conquistare le “praterie”, occorrono mezzi, azioni e tempo.

Non è sufficiente la loro esistenza. E di cavalli di razza lanciati alla conquista, sinceramente, non se ne vedono all’orizzonte.

Tornando alla nascita di Iv mi sembra che abbiamo ormai attraversato la fase del “meno male che ce ne siamo andati” (Iv) e del “per fortuna che se ne sono andati” (Pd).

Si comincia invece ora a riflettere, soprattutto tra i militanti, che la divisione del campo riformista debba essere ricomposta.

Un Ritorno dello Jedi è necessario.

2 Comments

  1. Massimo Di Cicvo ha detto:

    Sì, vabbè, ma COME si ‘ricompone’ ? E poi a ben guardare non si tratta di ricomporre qualcosa che c’era ma di creare qualcosa che non c’è mai stato e che includa le acquisizioni storiche sia del socialismo sia del liberalismo. Non si può ad esempio non tener conto di Marx ( il capitalismo, lo sfruttamento.del lavoro generano diseguaglianze ex se) e di Keynes (o Caffè) : le politiche redistributive e di intervento statali sono strutturali e coessenziali al sistema produttivo.

  2. elena ha detto:

    Io credo che bisognerebbe essere un pò più ottimisti,non credo nei sondaggi manipolati,abbiamo avuto dalla parte ns,anche la sfortuna che dopo l’assemblea dello scorso anno a Cinecittà,è scoppiata questa maledetta pandemia che ci ha bloccati,per cui non c’è stato il tempo materiale di organizzarci sui territori e farci conoscere.Spero che una volta vaccinati,potremo finalmente uscire e farci conoscere.A oggi penso che siamo molto compatti e ne abbiamo avuto la prova che con la crisi aperta da MR e meno male,tutto lo staff di IV è rimasto unito,spero che come sempre il tempo ci darà ragione.

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