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Renzi e il principe Saudita, l’offensiva di chi lo vuole morto (politicamente)

La Cia ha rivelato quello che tutti già sapevano sul coinvolgimento diretto del principe ereditario dell’Arabia Saudita nell’omicidio Khashoggi. Renzi chiamato a chiarire dei propri rapporti con il monarca e messo all’indice dai suoi detrattori. Anche se non è il solo a dovere spiegazioni.

di Peppe Papa

La batosta rimediata dalla iniziativa di Renzi che ha stravolto la scena politica italiana e ha portato a Palazzo Chigi Mario Draghi, non è stata ancora digerita dai partiti della coalizione che sostenevano il governo Conte due. Il rancore per aver perso quote di potere e poltrone, non dà tregua.

E basta un niente, qualsiasi pretesto per metterlo nel mirino e accusarlo delle peggiori nefandezze, come quella di aver riportato la destra nella ‘stanza dei bottoni’, o precipitato il Paese nel caos per puro ego narcisistico, il cui unico scopo è decretarne la ‘morte’ politica.

L’ultima occasione per dare addosso al leader di Italia viva è stata la pubblicazione del rapporto della Cia, con le prove del coinvolgimento del principe ereditario Saudita, Mohammed Bin Salman nell’assassinio del giornalista del Washington Post, Jamal Khashoggi, che indirettamente lo chiamano in causa.

Come si ricorderà Matteo Renzi fa parte del board della Future Investment Initiative, la “Davos del deserto” la chiama qualcuno, creata da Bin Salman e che rappresenta il motore del potere della monarchia saudita, oltre che importante vetrina del nuovo corso.

Ai suoi forum annuali hanno partecipato, fin dal primo appuntamento cinque anni fa, tutti i principali protagonisti della finanza e dell’economia mondiale. Far parte del suo board vuol dire essere un fedelissimo del principe, oppure un personaggio dal riconosciuto prestigio internazionale.

E il senatore di Rignano è uno di questi, cosa che fa impazzire i suoi denigratori i quali, proprio su questo, non si sono lasciati sfuggire l’atout arrivato dall’altra parte dell’Atlantico. Facendo leva sul suo improvvido viaggio in Arabia Saudita, in piena pandemia e crisi di governo, a rendere omaggio al giovane monarca, dichiarando nell’occasione, in diretta televisiva, di essere convinto che nel suo Paese ci fossero le condizioni perché sia culla di un neo-rinascimento come la Toscana di una volta.

All’epoca le polemiche furono feroci, l’indubbio passo falso di Renzi, scatenò a ragione un caso politico che si placò, si fa per dire, dalla promessa di questi di chiarire tutto appena terminata la crisi. Il momento però, evidentemente, non è ancora arrivato, benché si sia insediato il nuovo esecutivo e incomba la necessità di ridefinire la strategia di Iv per il prossimo futuro.

Un imbarazzo, alimentato per ora anche dal silenzio ostentato sulla questione, prontamente colto dai suoi nemici.

L’ex ministro del Sud, Peppe Provenzano del Pd, particolarmente col dente avvelenato per aver perso il dicastero, ad esempio è stato tra i primi a chiamarlo in correità.

Matteo Renzi aveva detto che dopo la crisi avrebbe chiarito i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e il ‘grande principe ereditario’ – ha affermato – Lui non ha ancora detto nulla, ma ci ha pensato Joe Biden. Chiarire ora non è solo questione di opportunità, ma di interesse nazionale”.

Il fatto che il presidente Usa non abbia interrotto i rapporti con l’alleato Arabo dichiarando, anzi, che parlerà solo con il Re, è un fatto trascurabile. Ma che nasconde, però l’ipocrisia di una condanna tardiva -tutti nel mondo erano consapevoli che il mandante dell’omicidio fosse stato il principe Bin Salman – che non comporta nessuna conseguenza sul piano dei rapporti istituzionali e di affari.

Certo Renzi non è Biden, ci mancherebbe, e proprio per questo a maggior ragione deve dare spiegazioni “per trasparenza e per dovere di onesta nei confronti degli italiani” come ha chiesto Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, cui la fine del precedente governo è costata la micro scissione da LeU.

Più duro ancora è stato Michele Bordo, vice presidente del gruppo alla Camera Dem, al quale Renzi non è stato mai simpatico, che ha tirato fuori addirittura motivi di sicurezza derivati dalla sua omertà.

Renzi ci dica se è ancora convinto che in Arabia Saudita sia in atto un nuovo rinascimento – ha sostenuto – da quello che emerge non mi pare sia questo il caso. Verificheremo se è il caso di assumere una iniziativa parlamentare – ha aggiunto – c’è la necessità di chiarire questa vicenda, si tratta di un tema di sicurezza nazionale”.

All’appello non poteva mancare Gianni Cuperlo, l’altro Pd da sempre ostile al ‘rottamatore’ che su Facebook ha intimato: “Renzi aveva annunciato che, una volta archiviata la crisi di governo, avrebbe offerto le motivazioni di quella sua iniziativa. E’ opportuno che lo faccia. Se possibile presto”.

Infine i Cinquestelle, quelli che hanno pagato il tributo più pesante alla mossa del leader Iv uscendone sconquassati, i quali con il loro capogruppo alla commissione esteri del Senato, Gianluca Ferrara hanno rievocato l’omicidio di Khashoggi ricordando che “mentre Renzi andava in Arabia Saudita a tessere le lodi di un regime assassino” il governo Conte e la Farnesinabloccavano ogni vendita di armi verso quello stesso regime, tra cui le bombe che nel 2016 proprio lui allora presidente del Consiglio voleva vendergli”.

In realtà, come sottolineato in un rapporto di Amnesty, “i governi italiani hanno intrattenuto rapporti politici ufficiali con l’Arabia Saudita, inviato armi fino al 2019 a un paese in guerra con lo Yemen, partecipato al G20 virtuale, organizzato partite di calcio come la Supercoppa italiana”.

In Italia, anzi, ha ricordato il portavoce nazionale dell’organizzazione umanitaria, Riccardo Nouryè stato fatto a gara a chi blandiva di più l’Arabia Saudita, dimenticando i blogger frustati in piazza, gli attivisti per i diritti umani in carcere, i difensori per i diritti delle donne ed i giornalisti sotto attacco”.

Insomma a chiarire, non dovrebbe essere il solo Matteo Renzi. Nasconderlo appare solo l’esercizio di un demagogico opportunismo che derubrica la questione a farsa politicante trascurandone la sostanza. In questo modo non si fa un buon servizio alla verità e vale per tutti.

2 Comments

  1. Antonio ha detto:

    La rabbia del PD e 5s verso Renzi per essere stati detronizzati dal governo non finirà anzi aumenterà con il progredire della loro crisi
    Penso che Renzi lo avesse previsto.

  2. Palmiro Burrasca ha detto:

    Sono un sostenitore, da sempre. Ed iscritto ad IV e, detto questo, auspico che Renzi convochi quanto prima la conferenza stampa da lui promessa. Forza Matteo

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