
di Peppe Papa
Non è impresa per uomini pavidi governare Napoli già in condizioni ‘normali’, figurarsi dopo un decennio di cura De Magistris che lascia la città in macerie e un dissesto finanziario miliardario il cui esito è il default. Servono gli attributi, comprovata esperienza politica e amministrativa, autorevolezza, oltre a una buona dose di folle audacia.
Doti, evidentemente, che non appartengono al professor Gaetano Manfredi, tranquillo e illustre accademico ex rettore della Federico II e ministro dell’Università del Conte II, il quale ha fatto presente, con una lunga lettera indirizzata alla sgangherata coalizione di centrosinistra che glielo aveva proposto, di essere indisponibile a correre per la poltrona di sindaco.
Ha detto chiaramente di non essere disposto a fare la testa di legno, prendersi l’onere di una missione impossibile, per assecondare giochi politici che nulla hanno a che fare con i problemi della città. Servono quattrini e tanti, non si scappa, e lui sarebbe disposto a ripensarci solo se si trovasse il modo di farli arrivare.
“Il Comune – ha scritto nella missiva – presenta una situazione economica e organizzativa drammatica. Le passività superano abbondantemente i cinque miliardi di euro, tra debiti e crediti inesigibili. Le partecipate – ha proseguito – sono in piena crisi e si prospettano difficoltà a erogare i servizi. La macchina amministrativa è povera di personale e competenze indispensabili. La capacità di spesa corrente è azzerata”.
Praticamente il dissesto è conclamato “la conseguenza è che, in queste condizioni della città, il sindaco diventa un commissario liquidatore”. Per questo motivo, “soltanto un intervento legislativo di riequilibrio, un immediato, incisivo e concreto ‘Patto per Napoli’ può garantire alla città un futuro di sviluppo”.
Dunque, per Pd, M5S, De Luca e comprimari che avevano raggiunto un complicato accordo, dopo estenuanti trattative sul nome di Manfredi in grado di accontentare più o meno tutti, è tutto da rifare. Trovare qualcun altro disposto a soprassedere al problema dei problemi, posto dal professore come condizione per una sua discesa in campo, sarà un’impresa.
E non essendo in grado, come sembra, di imporre al di là delle chiacchiere la questione di una legge speciale per Napoli al governo e in parlamento, saranno costretti a rivedere i loro piani e ricominciare a discutere. Insomma, si sono incartati, con l’aggravante che la vicenda ha ridato fiato al dissenso interno l’alleanza.
Italia Viva, attraverso la sua coordinatrice cittadina Graziella Pagano, è ritornata a chiedere le primarie, il candidato loro già ce l’hanno, Gennaro Migliore che dice di sentirsi pronto alla sfida, difficile l’accontenteranno. Nel M5S, invece, l’occasione è servita per rinfocolare la guerra interna che lo dilania sembra senza soluzione.
Il capogruppo in consiglio comunale, Matteo Brambilla ha ribadito la sua contrarietà all’alleanza con il Pd, come ha fatto l’ex gemella pasionaria di Valeria Ciarambino in consiglio regionale, Marì Muscarà che ha stoppato l’entusiasmo della collega per l’intesa con i dem siglata in un bar di Posillipo, ricordando che “quanto deciso ad agosto da Vito Crimi è stato considerato inesistente”, e quindi l’accordo con i Democratici non è valido.
Ma anche nel Pd non è che tiri una bella aria, De Luca si sa l’accordo con gli odiati 5Stelle non l’avrebbe fatto manco morto e solo la proposta di Manfredi, a lui gradito, lo ha convinto. Adesso si apre tutta un’altra partita, e non mancano i malumori. Sarà per questo che il segretario metropolitano, Marco Sarracino si è ostinatamente affrettato a rassicurare che “il percorso con M5S e alleati regionali andrà avanti”.
Proveranno, intanto, a fare quadrato anche a Roma per porre all’attenzione istituzionale il problema del dissesto dei conti di Palazzo San Giacomo, come tema di interesse nazionale. Sono intervenuti sull’argomento, sollecitandone una rapida soluzione, il presidente della Camera, Roberto Fico, il deputato e responsabile Enti locali Pd, Francesco Boccia e l’ex presidente del consiglio, Giuseppe Conte.
Voci disperate, consapevoli di una richiesta senza possibilità di riscontro data la situazione drammatica in cui versa il Paese, toccherà inventarsi qualcos’altro cercando di mantenere ferma la volontà di stare insieme, che è poi la cosa più difficile.
Nel frattempo c’è chi se la ride a cominciare dal sindaco uscente Luigi De Magistris che ne ha approfittato per puntare il dito contro chi lo ha sempre bacchettato quando a chiedere una legge speciale per Napoli era lui.
“Ho letto di questo patto di Posillipo che è durato praticamente mezza giornata – ha affermato sarcastico – amministrare questa città – ha aggiunto col tono di chi sa di cosa parla – è molto difficile, ci vuole coraggio, forza, passione, non è una passeggiata, non è un caffè al bar. E non è un patto che può sancire la messa in sicurezza di un sindaco”. Giusto.
Poi, Antonio Bassolino il quale, approfittando dell’insperato aiuto offertogli dagli avversari, nel commentare sul suo profilo Fb “l’enorme confusione che regna sulle prossime elezioni comunali”, senza mezzi termini ha affondato il colpo: “Per governare la città servono competenze e mani libere”. Che è come dire, ‘lasciate fare a me, in questo momento servono gli adulti’. Chi può dargli torto?
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Non solo Napoli Roma sarà un boom di liste fai da te e anzi chi è intelligente non si farà attrarre dal calderone di destra o di sinistra perché è perfettamente consapevole che correndo da solo può giocarsi in senso di alleanze programmatiche le carte migliori.