Bassolino e Calenda spacciati, lo dicono i sondaggi: inaffidabili, ecco perché
Giugno 28, 2021
Riforma della giustizia: dalla prescrizione alle regole per l’appello, ecco tutte le novità
Luglio 9, 2021

M5S nel buco nero: Travaglio con il fegato a pezzi e neanche Letta si sente tanto bene

Il direttore del Fatto quotidiano prova disperatamente, finora senza fortuna, a salvare Conte dalla furia di Beppe Grillo e dall’implacabile azione del governo Draghi. Letta e il suo Pd spettatori impotenti in attesa degli eventi, sperando di non farsi troppo male

di Peppe Papa

Marco Travaglio, direttore de ‘Il Fatto quotidiano’ e ideologo del Contismo, ha il fegato a pezzi e proprio non si capacita della piega presa dagli eventi. Prima Renzi che gli ha buttato giù il governo presieduto dal suo pupillo, poi ‘l’usurpatore’ Mario Draghi chiamato a mettere ordine in un Paese allo sbando, infine Beppe Grillo che sclera e butta fuori dal M5S Giuseppe Conte definendolo un “incapace”.

Ce n’è abbastanza per avere un travaso di bile. E, infatti, ospite fisso di ‘la qualunque’ talk show televisivo, lancia stilettate a destra e manca piene di risentimento, sciorina le sue verità rilanciando spudoratamente una visione politica che non ha alcuna aderenza con la realtà.

Finora non ne ha azzeccata una, eppure sembrava un’ottima idea quella di puntare sull’avvocato di Volturara Appula, e in effetti la scelta ha pagato fino a che è durato a Palazzo Chigi, poi l’incredibile schianto, addirittura in piena pandemia, e il brusco risveglio.

La decisione poco lucida, scomposta, di schierare il giornale apertamente contro il nuovo esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce. Una reazione di pancia, acrimoniosa, palesemente controproducente visto che non ha spostato di un millimetro l’opera di smontaggio della struttura del governo precedente da parte di Draghi.

Il comico, poi ha dato la botta finale. E che botta. Ha riportato l’orologio indietro, sconfessando sé stesso, si è ripreso il Movimento ricominciando dal “Vaffa” questa volta rivolto a Conte, il personaggio da lui inventato che gli aveva preso la mano, punendone l’intraprendenza, l’illusione di poter fare da solo forte di una popolarità effimera e senza prospettive.

Un brutto risveglio per “Giuseppi” e i suoi pard, il Movimento sprofondato nel tritacarne e Travaglio, come l’ultimo giapponese, incredulo, disperato a sparare ai fantasmi. Beppe Grillo diventato di colpo, in uno dei suoi ultimi allucinati editoriali, “il marito ipnotizzato dalla partita di calcio in tv mentre la moglie nell’altra stanza se la spassa con l’idraulico”.

Eppure lui, con il suo ‘foglio quotidiano’ ce l’aveva messa tutta nel mettere in guardia “l’Elevato” e la sua truppa di scappati di casa, della trappola in cui si erano andati a ficcare dando il via libera al governo del banchiere e dei ‘poteri forti’, l’ultimo step prima della fine del sogno pentastellato.

Un elenco di malefatte, “mentre il M5S si rimira l’ombelico”, a partire dal premier “che se la intende con Confindustria&centrodestra” e che ingaggia “i migliori aedi del Partito degli affari che si è mangiato l’Italia per 30 anni”, fino allo sblocco dei licenziamenti “facendosi beffe dei sindacati con un accordo-farsa”.

E poi, il condono fiscale, la sanatoria per i precari della scuola, la cancellazione del Cashback, l’assist al “partito degli inquinatori con l’apposito Cingolani e alle destre con la mozione del Ponte sullo stretto, votata da una parte dei 5Stelle in stato confusionale senza guida né bussola”. La sua e di Conte, si intende.

L’ideale, per salvare il salvabile, sarebbe che Grillo “ritiri tutto quello che ha detto negli ultimi sette giorni e si accontenti di fare il garante muto”, un’ipotesi “irreale”, come lui stesso è stato costretto ad ammettere con amarezza, in attesa che qualcuno lo vada a recuperare dalla giungla dove è asserragliato.

Non se la passa meglio Enrico Letta che, con la gran parte del Partito democratico di cui è segretario, si trova costretto a districarsi tra Conte, finora interlocutore privilegiato, Mario Draghi da questi poco amato, Grillo che invece ha puntato su di lui tutte le proprie residue fiches e le convulsioni del M5S che promettono scintille incontrollate.

Tutto lascerebbe pensare a che il Pd si decidesse finalmente a elaborare una sua precisa idea, una prospettiva politica chiara che lo tirasse fuori dall’impasse in cui è precipitato insieme all’evolversi della baraonda Cinquestelle. Finora, però niente, nonostante l’alleanza con il M5S sia da considerare morta e sepolta.

Certo non è cosa da poco per il leader dem dover certificare ai propri militanti e elettori, oltre all’apparato dirigente del partito che ha passato gli ultimi due anni a considerare l’ex premier come il “punto di riferimento” per tutti i progressisti, il nuovo “Papa nero” modello Prodi, che l’infatuazione è finita e si deve cambiare registro.

Non è difficile immaginare, come d’altronde impietosamente cominciano a sottolineare tutti gli istituti demoscopici, dove un eventuale partito di Conte andrebbe a pescare i suoi voti. Il Pd sarebbe il principale donatore di sangue sprofondando, suo malgrado, fino all’irrilevanza.

E non è da escludere neanche che la prima mossa del partito di Conte, ammesso che venga mai partorito, non sia il ritorno all’opposizione come proprio suggerisce il direttore del Fatto quotidiano, scavalcando apparentemente il Pd a sinistra per poi ricongiungersi alla prima occasione con i populisti di destra come nel 2018. Per i democratici sarebbe una Caporetto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *