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Ddl Zan e Giustizia, l’offensiva populista di Lega e M5S: Pd connivente

I populisti di Lega e M5S provano ad affossare il ddl Zan e la riforma della giustizia della Guardasigilli, Marta Cartabia. Con la connivenza del Partito democratico

di Peppe Papa

Oltre mille emendamenti presentati oggi in Senato nell’ultimo giorno utile per proporre le modifiche al disegno di legge contro l’omotransfobia, la maggior parte, 672 solo da parte del Carroccio cui si sono aggiunti i 4 di Iv, i 134 di Forza Italia e i 127 di Fdi, oltre un’ottantina della senatrice ultracattolica, Paola Binetti dell’Udc.

Abbastanza per mettere una croce sopra al tentativo di approvare un provvedimento sacrosanto di civiltà, sul piano dei diritti contro tutte le discriminazioni, rimandando la questione a data da definirsi, vale a dire mettere il treno su un binario morto.

Così va l’Italia di questi tempi e i partiti, che non stanno prendendo palla nell’azione del governo Draghi, sono costretti a piantare bandierine inseguendo l’ultimo sondaggio, l’ultima piroetta degli avversari.

Per cui, anche a costo di rimanere fermi sulle barricate, perdono l’occasione di lasciare intravedere il barlume di un nuovo paradigma politico, dove l’interesse collettivo è prioritario e le differenze valgono come ricchezza.

Invece, il leader Pd Enrico Letta ha rimandato sprezzante al mittente la proposta di mediazione prima di Matteo Renzi, poi dell’altro Matteo, Salvini che giuravano di dare in tempi brevi il via libera alla legge Zan, apportando poche piccole variazioni ai tre articoli più controversi senza che nessuno ci rimettesse la faccia.

Niente da fare, il segretario dem è stato inflessibile nella scelta di andare fino in fondo, anche contro un ampio dissenso interno, accettando il rischio di vedere affossare definitivamente il provvedimento, ma poco importa.

Vuoi mettere il piacere di avere già a portata di mano i nemici cui dare la colpa, cui imputare la responsabilità di volere riportare il Paese nell’oscurantismo del passato più ‘nero’? Chissà in quanti gli crederanno, ma questa è la sua strategia.

Intanto, anche sul tema sensibile, anzi sensibilissimo, del riordino del sistema giudiziario, pur assicurando il massimo sostegno alla riforma Cartabia passata all’unanimità nel Cdm, non ha mancato di lanciare un segnale di apertura al suo aspirante socio Cinquestelle, Giuseppe Conte.

Il quale, dopo il faccia a faccia dell’altro ieri con il premier che ne aveva acquietato le velleità di dare battaglia proprio sulla giustizia, si è ritrovato con i parlamentari in subbuglio e la bellezza di circa un migliaio di loro emendamenti per riportare l’orologio indietro, alla riforma partorita dal quel genio del Dj Fofò Bonafede.

Manette e ancora manette. In Commissione a Palazzo Madama sono stati sentiti due pezzi da novanta della magistratura italiana, che da sempre combattono mafia, ‘ndrangheta e camorra, Nicola Gratteri e Federico Cafiero de Raho. I quali hanno espresso dubbi inquietanti sull’iniziativa messa a punto dalla Guardasigilli, Marta Cartabia.

Con l’improcedibilità prevista dalla riforma – ha avvertito il procuratore generale di Catanzaro, Gratteri – il 50 per cento dei processi, considerata la gran mole dei reati di mafia e maxi processo, saranno dichiarati improcedibili in appello”.

Immaginare che tanti processi vengano dichiarati improcedibili – ha rincarato la dose il procuratore nazionale antimafia, de Raho – mina la sicurezza del Paese”. Addirittura.

In tutti i casi, a smentire entrambi, o almeno provare a smorzarne l’allarmismo è intervenuto con una nota Enrico Costa, il deputato di Azione che più di altri si è battuto per una riforma in chiave garantista.

Non è vero” ha spiegato che i processi per ‘ndrangheta rischiano di finire nel nulla, “la riforma si applica ai fatti successivi al 1 gennaio del 2020 e i processi riguardano fatti precedenti. Ma se lo dice un pm è oro colato”.

Sia come sia, Conte sa che può contare sulla sponda Letta, casomai le cose per lui dovessero precipitare. Un modo si trova per aggiustare la cosa. Anche perché Draghi, come sembra probabile, pare sia intenzionato a porre la fiducia e addio chiacchiere. Nel caso, ne uscirebbero tutti salvi, ma con un po’ meno di credibilità, pazienza. Premier escluso, ovviamente.

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