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Bassolino, un ‘campione’ che ci crede: Manfredi e Maresca si affidano ai Maradona

La conquista di Palazzo San Giacomo è un affare da campioni. C’è chi lo è e chi, invece, si affida ai surrogati

di Peppe Papa

Era molto difficile e sembrava quasi impossibile, prima a Wembley e poi a Tokyo: quasi, e invece…”. Così Antonio Bassolino sul suo profilo Facebook, diventato il principale social network dell’ex governatore della Campania, ha commentato gli ori di Jacobs e Tamberi domenica alle Olimpiadi.

Un’impresa straordinaria e insperata che può riuscire solo se si è autentici campioni. Un po’ come si sente lui in questo momento che sta tentando la “quasi impossibile” scalata a Palazzo San Giacomo e conta solo sulle proprie forze.

E’ convinto di farcela per niente scoraggiato dai sondaggi e dal tam tam dei giornali locali che non gli concedono alcuna chance.

I suoi principali avversari, Gaetano Manfredi per il centrosinistra e Catello Maresca per il centrodestra, lo snobbano come se non esistesse, benché coscienti del fatto che per entrambi rappresenti un vero problema, i voti li porta via a tutti e due gli schieramenti. Libero da vincoli di partito e coalizioni, ha gioco facile a imporsi trasversalmente.

Bassolino ha carisma da vendere, qualità che manca sia all’ex Rettore che al magistrato anticamorra, quest’ultimo addirittura ha confessato candidamente che se non fosse stato in lizza il suo voto lo avrebbe dato sicuramente all’ex governatore.

Un modo in verità un po’ ruffiano per accattivarsi le simpatie dei suoi sostenitori nel caso dovesse essere lui ad arrivare al ballottaggio, ma che potrebbe funzionare anche al contrario. Nel centrodestra, infatti, sono in tanti, anche autorevoli esponenti politici come Amedeo Laboccetta e Marcello Taglialatela, che hanno espresso pubblica stima a Bassolino.

Manfredi da parte sua, ben più scafato e scudato dall’organizzazione del Pd, oltre che da autentici marpioni della politica a cominciare dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sfoggia sicumera e relazioni istituzionali di alto livello, non esitando ad intestarsi qualche merito non suo.

Come i 246 milioni assegnati a ristoro dei tagli operati dopo la sentenza della Corte Costituzionale che imponeva il rientro dei prestiti in massimo cinque anni, spacciati come il primo risultato del ‘patto per Napoli’ siglato tra le principali forze politiche (Pd-M5S-Art.1) che lo sostengono. Oppure il colonnato di “piazza Plebiscito liberata” che fa campeggiare alle sue spalle nei 6×3 esposti in città.

Certo non basta contro un outsider come l’ex sindaco del “Rinascimento napoletano” che sa come si fa a governare il turbolento capoluogo partenopeo, il campione in grande spolvero che sogna la finale. A un campione si risponde da campioni anche se solo surrogati.

Così, Maresca ingaggia nella sua squadra il fratello di Maradona, Hugo, presentandolo in pompa magna davanti a una curva del San Paolo (pardòn, Maradona), mentre Manfredi incassa il gradimento incondizionato del figlio del Pibe, Diego jr che allena il Napoli Unidet, il team interetnico che fa capo alla galassia Gesco di Sergio D’Angelo, appena ritiratosi dalla contesa e passato con l’ex Ministro.

Chi sa cosa ne penserebbe Dieguito, l’originale, che aveva tatuato sul corpo Fidel Castro e  Che Guevara, di essere tirato in mezzo a una ridicola disputa sull’eredità del suo cognome a fini elettorali. Lui, il fuoriclasse dei campioni, sicuramente sarebbe stato dalla parte del popolo come sempre. Bassolino lo sa e gongola felice.

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