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‘Terremoto’ Bassolino, la politica nazionale trema

Cosa si sta combattendo a Napoli? Una battaglia nazionale. Qui da noi, se Bassolino dovesse andare al ballottaggio e vincerlo, si produrrebbe una scossa politica a tutti i livelli

di Gennaro Prisco

Alessandra Clemente è sola. Luigi De Magistris l’ha ingannata. Le ha detto: candidati a sindaco, DeMa è con te. E lei ci ha creduto. E’ stata ingenua. E l’ingenuità in politica è sinonimo di credulità. Poi, uno alla volta, o in paranza l’hanno abbandonata al suo destino e lei non sa più cosa fare.

Ad Alessandra, la città vuole bene. La sua storia personale è la storia di un’intera città vittima innocente della criminalità. E proprio perché le vuole bene, vorrebbe che lei dicesse parole semplici e chiare. Da amministratrice e da politica. “Abbiamo fallito, ho fallito. Ho creduto agli asini che volano e mi sono sfuggite le iene. Ma non mi ritiro. La mia proposta è questa ed è alternativa alla mia esperienza”. Lo può fare comodamente nei baretti che tanto ama e dove la politica passa più che altrove.

Se lo facesse, se dicesse il vero, il suo viso bello diventerebbe brutto e la sua educazione sparirebbe e urlerebbe: andate a fare in culo. Tutti.

Partendo da Luigi e poi continuando a sciorinare la corona dell’inadeguatezza di una sindacatura e di un consiglio comunale eletto per “scassare tutto”, riuscendoci in maniera encomiabile, senza che fuori ci fosse un minimo di opposizione perché poi, gli odiati “Addestrati” e “Sinistrati” e “Mediani” democristiani si spartivano i sogni e le fantasie pubbliche nel Consiglio e nella giunta della città metropolitana con la regia di Pd e Forza Italia.

E verrebbe fuori una denuncia circostanziata dei “personaggetti” di deluchiana definizione che sono andati dal magnifico rettore, dal magistrato anticamorra a chiedere ospitalità per non sparire.

Adesso, i più zelanti della trave e della pagliuzza, diranno: qualcuno è andato anche con Bassolino. Passando sopra il fatto che, con Bassolino, chi si candida lo fa rischiando a proprie spese, schierandosi con Davide contro i Golia romani che su Napoli hanno fatto patti in trattoria.

Sapendo che se vince Golia, è meglio espatriare, per non incorrere nell’ira di un Pd morente, di un Movimento contiano alla deriva, degli azzurri per Manfredi e per Maresca, di una destra vendicativa e cattiva, di Vincenzo De Luca che vuole morire governatore e prendere possesso di quella città metropolitana di Napoli dettando la linea da Lira tv.

Cosa si sta combattendo a Napoli? Una battaglia politica nazionale. Qui da noi, se Bassolino va al ballottaggio e lo vince si produce un terremoto politico a tutti i livelli.

Intanto nel Pd, partito di cui è stato uno dei fondatori. Sul piano locale, Marco Sarracino e Paolo Mancuso saranno costretti a dimettersi. Così come sul piano regionale stessa cosa dovrà fare Pantaleo Annunziata, il segretario che ha salutato come una vittoria il 2020 con il dimezzamento del gruppo democratico in consiglio regionale.

Sul piano nazionale, Enrico Letta, Giuseppe Conte, i due Matteo, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi, invece, si troveranno dentro un conflitto partito dalla terza città d’Italia e destinato a infiammare tutti gli altri territori dello stivale, incidendo notevolmente sulle scelte politiche future.

Con ripercussioni di assoluta novità, poiché tutti dovranno tenere a bada la lingua e gli atteggiamenti da bullo istituzionale che tanto male hanno fatto, ed ancora fanno alla politica intesa come organizzazione rappresentativa di idee, bisogni, visioni.

Ecco cosa accadrà. E non è da escludere la nascita di nuovi movimenti politici locali con un forte spirito unitario nazionale, europeo. Con una vocazione federalista e un organizzazione in grado di formare quadri politici che scelgono come professione la politica.

Limitando così quella quotidiana improvvisazione,  figlia del crollo del muro di Berlino, del ce l’ho durismo, dell’uno vale uno e del vengo prima io che hanno frantumato la partecipazione, disgregato partiti e le forze intermedie, che hanno fatto ammalare la democrazia in nome dei no casta, dei non vax, dei no patata.

E finendo per cedere il governo ad un uomo come Mario Draghi, al quale il Presidente della Repubblica ha affidato la resa unitaria delle forze parlamentari e il compito di tirarci fuori dai guai.

Una vittoria di Bassolino a Napoli, dopo le elezioni amministrative del 3 ottobre prossimo, inciderebbe fortemente anche sulla elezione del nuovo inquilino del Quirinale e sulla tenuta del governo. Molto più dei risultati elettorali di Milano, di Roma, di Bologna, di Salerno e di tutte le altre città chiamate ad eleggere i nuovi sindaci.

Perché lì, comunque andrà a finire, il risultato si determinerà dentro campi larghi e contigui. Dentro i partiti e i movimenti che assieme sostengono la legislatura. Interpretando una responsabilità senza un consenso reale e senza una connessione viva con il Paese che è già ripartito e che vuole lasciarsi alle spalle la pandemia.

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