

di Peppe Papa
Mentre Draghi governa indisturbato, Salvini e Meloni se le suonano di santa regione nella disputa per la leadership del centrodestra, Letta e Conte amoreggiano stucchevoli come due zitelle in età da marito che fanno le schizzinose, la Politica si muove e prepara la prossima scena. Quella che accompagnerà il Paese fino al 2023 e oltre.
I risultati delle prossime elezioni amministrative di ottobre serviranno a regolare qualche conto tra i vari comitati di interesse in cui si sono trasformati i partiti italiani che potranno pesare alle urne, e non coi sondaggi, i reali rapporti di forza tra loro.
Ma la partita importante, destinata a segnare la direzione che prenderà la nuova ricomposizione del quadro politico nazionale, sarà quella del Quirinale.
Sia Matteo Renzi che Silvio Berlusconi saranno determinanti, come fu nel 2015 con il “Patto del Nazareno” e l’elezione di Sergio Mattarella, che fece storcere la bocca a molti soprattutto a sinistra, ma rivelatasi nel tempo, all’unanimità, come un’ottima scelta.
Certo, erano altri tempi, il tycoon ancora in grande forma e il “rottamatore” in piena ascesa, l’impossibile diventava di colpo possibile, le antiche certezze di un sistema ingessato entravano in crisi provocando una reazione di rigetto violenta e straordinariamente agguerrita. Poi, sappiamo come è andata a finire.
I due pare vogliano riprovarci, ci sono le condizioni per muoversi di concerto, la spinta propulsiva del populismo alimentata dall’anti politica si sta esaurendo, la gestione della pandemia e del Pnrr europeo ha richiesto la chiamata a Palazzo Chigi di gente competente e di assoluta autorevolezza, quel che resta dei partiti e dei corpi intermedi della società costretti a rielaborare i propri paradigmi e identità.
Il Corriere della sera ha raccontato di un presunto incontro fra loro in Sardegna questa estate, smentito da Renzi, ma di cui sono stati svelati alcuni passaggi, uno dei quali riguardante proprio la questione presidenziale. Sembra che Berlusconi si sia proposto e che l’ex premier abbia sviato l’argomento imbarazzato, “ma presidente…”.
Il Cavaliere, ovviamente, da uomo intelligente qual è sa benissimo che è un’opzione che non esiste e che l’argomento l’ha messo in giro Salvini per ingraziarselo, ma questo non vuol dire che non ci abbia fatto un pensiero. In fondo un paio d’anni sul colle più alto, come ha sempre sognato, giusto per dare tempo a Draghi di “finire il lavoro” che vuoi che sia.
Invece, un po’ le condizioni precarie di salute, l’ultimo colpo di coda di una magistratura in ambasce e accanita contro di lui che è arrivata a imporgli l’onta di sottoporlo a una visita psichiatrica, hanno definitivamente archiviato la suggestione.
Ma certo non ne hanno fiaccato la voglia di combattere e lasciare un segno, scegliendo ancora una volta Renzi come l’interlocutore più capace ad assecondarne le mire.
E non a caso il leader di Italia Viva è stato quello che, del fronte opposto, ha preso più apertamente le sue parti, approfittando dell’occasione per lanciare anche una stoccata ai suoi vecchi amici.
“Incredibile la perizia psichiatrica a Berlusconi: giusto verificare se è malato o meno ma chiedere una perizia del genere assume i contorni di una inutile, sguaiata provocazione” ha detto nel corso della presentazione del suo libro a Siena. “Non si fa altro che confermare – ha aggiunto – che in questi anni c’è stata una persecuzione. Giusto che Berlusconi presenti ricorso, e alla sinistra dico: arriverà il momento di dare un giudizio politico sulla sua vicenda senza cercare di combatterlo per via giudiziaria”.
Appunto, ma non pare sia questo il momento per il caravanserraglio che è diventata la gauche nostrana. Entrambi sanno che c’è un enorme spazio da occupare che riguarda il vasto mondo liberaldemocratico, riformista e moderato in cerca di rappresentanza, in gran parte ritiratosi nell’astensionismo e maggioranza nel Paese.
Ritorna, insomma, l’idea di dare vita al tanto evocato “Partito della nazione” capace di essere il puntello principale dell’attuale esecutivo, assicurare una guida autorevole al Quirinale e prospettare una visione di futuro per l’Italia che guardi oltre la scadenza di questa legislatura. Magari avendo come player Mario Draghi, il signor “risolve problemi”.