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“Businessman” in parlamento? Renzi non è il solo: polemica rientrata

La partecipazione del leader di Iv nel cda di una società russa di car sharing è rispettosa della legge. Inoltre, tra Camera e Senato, sono 196 i parlamentari impegnati nel mondo degli affari. La polemica politica innescata da alcuni pasdarn del Pd e del M5s, subito rientrata

di Peppe Papa

E’ stata solo una fiammata, alimentata in particolar modo da alcuni esponenti del M5S e del Pd che hanno più di un motivo per tenerlo nel mirino, che dopo qualche giorno è caduta nel dimenticatoio. Insomma, dell’incarico nel cda della società russa di car sharing, Delimobil Holding assunto da Matteo Renzi, nessuno ne parla più.

Il piccolo caso politico si è sgonfiato, complice anche gli incidenti di Roma di sabato scorso che hanno catalizzato l’interesse dei media e della politica, anche per lo stucchevole atteggiamento nei riguardi del leader di Iv, fatto bersaglio di attacchi feroci appena esce fuori una notizia riguardante la sua sfera privata.

Gli viene rinfacciata la sua propensione ad occuparsi con successo di business approfittando del suo incarico politico. Il vicesegretario del Pd, Giuseppe Provenzano, che già sulla vicenda della presenza di Renzi nel board di una società saudita lo aveva attaccato, gli ha rinnovato l’invito a decidere se fare “il lobbista” o la politica.

Un invito che lo stesso, dovrebbe però estendere all’intero parlamento, dove ad avere più di un lavoro con lauti stipendi sono in parecchi, anche se del tutto lecitamente, come nel caso del senatore.

Tanto per dire sono 196 i parlamentari che nel corso di questa legislatura hanno avviato un’impresa, sono entrati a far parte di qualche cda, oppure non hanno mai smesso di seguire i loro affari.

Nessuno lo vieta. Il Senato non prevede norme, la Camera ha un insignificante codice di condotta cui nessuno bada,  mentre il disegno di legge Fiano-Boccia sul conflitto d’interesse, langue impantanato nelle commissioni a Montecitorio. Sarà per questo forse che, tranne qualche pasdaran, nessuno ha fiatato.

Comunque sia, Renzi non ha fatto una piega, “tutte le mie attività sono assolutamente disciplinate dalla legge e quindi come tali riguardano la mia sfera privata” ha fatto sapere. Poi ha lanciato una stoccata a Giuseppe Conte e ai Cinquestelle, “non sono il cinque per cento sulle mascherine”, facendo riferimento all’inchiesta che coinvolge Luca Di Donna, ex socio dell’avvocato di Volturara Appula.

Intanto per lui sembra sfumare un altro incarico cui teneva tanto, quello di segretario generale della Nato, il più prestigioso per il suo futuro. Contava sulla mezza promessa fattagli da Biden, ma il presidente americano ha deciso che debba essere una donna, questa volta, a ricoprire il ruolo di capo dell’organizzazione di difesa atlantica.

La partita, comunque, è ancora aperta e fino a maggio, quando è previsto il cambio della guardia a Bruxelles, può succedere di tutto. Nel frattempo, come abbiamo visto, non si perde d’animo e continua a darsi da fare: è giovane, brillante, in salute, ambizioso e pieno di idee. Beato lui, diremmo, se non fosse per il fatto, come recita un vecchio proverbio napoletano, “che gli ‘occhi’ colpiscono più delle schioppettate”.

2 Comments

  1. Rob Mar ha detto:

    L’invidia ha due contraltari: acceca e distorce la realtà, ma ci se ne farà una ragione……

  2. Piero ha detto:

    Sul fatto che “Intanto per Renzi sembra sfumare un altro incarico cui teneva tanto, quello di segretario generale della Nato”
    penso sia il caso che vi informiate meglio … il Senatore Renzi ha dichiarato in tutte le sedi, e lo ha anche scritto nel suo ultimo libro uscito prima dell’estate, che l’incarico alla NATO non gli intetessa … e si è visto da tutto ciò che ha fatto e continua a fare nel panorama politico italiano!

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