

di Peppa Papa
Sarà l’ansia di protagonismo sua e del suo partito, rimarcata ogni qualvolta se ne presenta l’occasione, che gioca brutti scherzi al segretario del Pd, Enrico Letta che ne restituisce l’immagine di un capo politico un po’ arruffone, pronto a spararla grossa pur di fare audience senza preoccuparsi molto delle conseguenze che possono essere, a volte, imbarazzanti in termini di credibilità.
Come la proposta lanciata in pompa magna di riunire attorno a un tavolo i leader dei partiti che compongono la maggioranza per “blindare” la legge di bilancio prossima ad approdare in parlamento e, già che ci sono, mettersi d’accordo anche sul futuro inquilino del Quirinale. Ovviamente, a presiedere la riunione, Mario Draghi, tra l’altro, attore protagonista su entrambi i fronti. Roba da ridere e infatti, nessuno degli interessati, lo ha preso sul serio.
Da Palazzo Chigi hanno fatto trapelare una certa sorpresa e un forte disappunto, primo perché la Finanziaria è già bella e fatta e attende solo il disco verde delle Camere, secondo perché è stata condivisa con la cabina di regia che è espressione della maggioranza e unica deputata al confronto con il governo come sinora è stato, terzo perché il premier non ci sta a sentire il fiato sul collo dei partiti che per loro fini “personali” tentano di condizionarne i provvedimenti.
Per quanto riguarda gli altri capo partiti indirettamente interpellati, come accennavamo, neanche lo hanno degnato di un segnale di “messaggio ricevuto”, appena una generica disponibilità di circostanza da Lega e Forza Italia, nient’altro. Solo Giuseppe Conte gli ha dato soddisfazione per senso di cortesia, stanno pur sempre cercando una strada comune Pd e M5S, ma solo per dirgli che non se ne parla proprio, lui non siederà mai allo stesso tavolo con Matteo Renzi dopo avere già sdegnosamente rifiutato un confronto Tv con il suo nemico giurato: “Non faccio show”.
Senza parlare, poi dell’irritazione provocata tra i parlamentari, compresi quelli suoi, che nella proposta hanno visto l’ennesimo tentativo di espropriare Camera e Senato delle loro prerogative istituzionali e di correggere in Aula, eventualmente, la manovra. La stessa Simona Malpezzi, capogruppo Pd a Palazzo Madama, tanto per dire, è stata costretta a richiamare all’ordine il suo segretario ricordandogli che sarebbe stata “più consona una riunione dei capigruppo” come si fa sempre in questi casi.
Inspiegabile per uno come Letta, che certo non è un novizio della politica, credere di poter realizzare una iniziativa di tale portata politica facendo sponda con i suoi competitor in nome del supremo interesse della nazione. Ingenuo. Troppo per poter essere vero. E’ più probabile, invece, che dietro la proposta si nasconda, e questo sarebbe se possibile più sconcertante, un piano per regolare i conti definitivamente con Renzi e con i renziani ancora accampati nel partito, puntando alle urne nel 2022.
Ripulire il Pd di tutte le scorie del passato del “rottamatore”, recuperare la ‘ditta’ a sinistra, completare l’annessione dei Cinquestelle e giocarsi la partita, lui leader assoluto del ‘Nuovo Ulivo’, con il centrodestra dopo aver mandato Draghi al Colle.
Un progetto ambizioso che ha un solo difetto, il vizio cioè di piegare la realtà al proprio interesse, fino anche a pensare di avere avuto una idea geniale. Il risultato è stato, come abbiamo visto, il diniego a parlarsi degli interessati e un po’ di propaganda a buon mercato e senza costrutto per il Pd e il suo segretario. Quisquilie, mentre Draghi riga dritto. Per fortuna.
1 Comment
C’è poco da commentare! Letta esprime sempre in modo chiaro i propri limiti, le proprie incapacità il fatto di essere prigioniero della componente dorotea-bolscevica che si è impadronita del PD. Per lui la politica è una cosa aliena e infatti quando è stato a Parigi nessuno ha avvertito la sua assenza. Forse è il PD ha bisogno di un nuovo segretario che sappia raccogliere il mondo riformista. I pentastallati nel gruppo socialista europeo sono una ferita mortale per la sinistra italiana.