

di Peppe Papa
Draghi premier fino alla fine della legislatura, tutti d’accordo i leader dei partiti, tranne l’irrilevante contrarietà di Giorgia Meloni che vorrebbe andare in ogni modo a elezioni anticipate. Salvini, Letta, Conte, Berlusconi, Renzi e la folta pattuglia di peones che popolano il parlamento e ci tengono a conservare stipendio e privilegi, si sono resi conto di non avere alternative alla permanenza a Palazzo Chigi dell’ex presidente della Bce. Dunque, per il momento, niente trasloco al Colle.
La situazione sul fronte Covid con le incertezze provocate dalla nuova variante “Omicron”, quando la situazione sembrava ormai sotto controllo, e la necessità impellente di sviluppare e portare a termine le azioni previste dal Pnrr per ottenere la seconda tranche dei finanziamenti europei, consigliano saggiamente di evitare salti nel buio.
Proprio la settimana che si è aperta vede il presidente del Consiglio impegnato ad accelerare su questo fronte, dovendo chiudere al più presto la partita della manovra economica, fondamentale per passare all’incasso a Bruxelles. Per questo ha calendarizzato consultazioni formali con i gruppi politici che incontrerà ognuno in sede separata, giusto per evitare confusioni inutili.
Insomma, c’è poco da scherzare, nessuno è disposto a prendersi la responsabilità di mettere a repentaglio il futuro del Paese e i partiti sono costretti loro malgrado a rivedere i loro piani che, più o meno per tutti, prevedevano il passaggio di consegne da Mattarella a Draghi al Quirinale e in primavera la sfida alle urne.
Devono invece rifare i calcoli guardandosi dal rischio che la situazione prenda pieghe impreviste e sfugga di mano. Tanto per dire, in casa M5S, Conte sarà costretto a prendere di petto Luigi Di Maio che esercita una egemonia di fatto sul partito e tra i parlamentari, misurando una volta per tutte una leadership che stenta a decollare.
O come Matteo Salvini, in chiara difficoltà e sulla difensiva, sotto attacco della componente governista e pragmatica dei governatori, decisi a fargli la festa appena possibile. Per non parlare di Enrico Letta che, dopo tante chiacchiere e Agorà, a questo punto deve stringere sul famoso “Nuovo Ulivo”, portare a casa qualche risultato tangibile, rinviare la resa dei conti con gli ex renziani.
Tutto ciò presuppone che sull’elezione del nuovo Capo dello Stato si cerchi un accordo ampio senza prove muscolari tra fronti opposti e senza provocare traumi politici. Una volta escluso Draghi e il “no” di Mattarella al bis anche se a tempo, non restano che i soliti nomi che circolano da sempre e che sicuramente sono esclusi in partenza, poi niente altro finora.
A meno, appunto, di una convergenza che, contrariamente a quanto pensano Letta e Berlusconi, capi dei due principali poli contrapposti, può essere trovata solo con il coinvolgimento del centro del sistema che esiste e è fatto di mille sfaccettature. Sono loro ad avere il pallino in mano.
1 Comment
Il problema è che molto pochi riescono a leggere articoli come questo che fanno un quadro limpido della situazione attuale.trattando argomrnti importanti in modo esauriente e obiettivo.
..