

di Gennaro Prisco
Coraggio politico, ecco cosa chiederei a questo secondo anno pandemico di portare in dono alla sinistra italiana che si è fatta sistema, governo per il governo.
Certo, ha dato stabilità al Paese dopo lo streaming di Pier Luigi Bersani, ridicolizzato dal ‘comico politico’ nel 2014 e che alle politiche del 2018 superò il 30% dei consensi, dopo aver sofferto il governo gialloverde e Matteo Salvini agli Interni, dopo che i Cinque Stelle chiamarono a palazzo Chigi l’avvocato del popolo, Giuseppe Conte che mandò a quel paese il leader della Lega, dopo che il vendicatore Matteo Renzi si mise al petto la scelta del Presidente della Repubblica di chiamare in servizio Mario Draghi e dare forma al governo d’unità nazionale che affrontasse l’infezione aerea e la ripresa economica.
Mai, nella storia della Repubblica, s’era vista una unità così disunita. Dove ognuno pianta le proprie bandiere sempre più sbiadite, felici di portare a case le briciole identitarie. A destra e a sinistra.
I primi ‘Addestrati’ all’ideologia del sovranismo duro e puro, i secondi ‘Sinistrati’ persi dentro il bla bla bla di un correntismo e di un frazionismo valoriale. Entrambi i campi responsabili politici dell’astensionismo, dell’allontanamento dei cittadini e delle cittadine dalla competizione politica.
Il Presidente Sergio Mattarella ha terminato il suo servizio. Ed ha guidato l’Italia dentro una tempesta che avrebbe potuto travolgere lo Stivale e l’Unione europea. Va via e mette i ‘grandi elettori’ che eleggeranno il suo successore dinanzi alle proprie responsabilità. Cosciente del fatto che loro in questa tornata, non rappresentano nemmeno quel 50% che ancora si reca alle urne.
Per ora, i ‘grandi elettori’ hanno un’unica certezza: l’eletto/a non proverrà dal Partito democratico. Chiudendo di fatto una narrazione e aprendone un’altra. Da chi sarà il prescelto/a capiremo la direzione. Non la fine della legislazione. Quella non ci sarà, troppo dignitosa. L’indirizzo che prenderà invece dirà molto sul futuro del Paese.
E qui ci sono diverse opzioni: se fosse Silvio, si tornerebbe alla ‘Ruota della Fortuna’, se fosse Ferdinando Casini, si stabilirebbe una quiete istituzionale, se fosse una donna dipenderebbe da chi. Ci sono donne e donne, proprio come ci sono uomini e uomini, ma nessuno negherebbe la novità.
Ci vorrebbe coraggio politico a sinistra: portare tutti i libri dei partiti e movimenti al tribunale fallimentare per aver lasciato cadere la speranza dei lavoratori e delle lavoratrici italiane di sconfiggere lo sfruttamento e di avere la piena occupazione come condizione imprescindibile.
E chi sperava in Babbo Natale, ha potuto verificare che nella bottega dell’uomo con la barba non c’è alcun un manuale d’istruzione e che non ci si può affidare alla fantasia, all’immaginario mondo del consumismo capitalista e bisogna tornare alla realtà. E la realtà non possiamo impacchettarla, non si tiene in una confezione, ci impone di esserci dentro.
Anche quando la si rifiuta o ti fa andare fuori di testa, è lì a mostrarci le infinite possibilità per essere felici e che la concretezza della condizione umana non può essere un ‘testa e croce’, che rende visibili i forti e invisibili i deboli, che visibili e invisibili non sono mai quando la follia dell’uomo porta Dio, la Superpotenza, o il Virus a distruggere il creato e i polmoni.
Quindi, non resta altro all’opinionista, che urlare dal marciapiede o dal tetto: sinistra, dove sei? Governi, ok. Ma fino a quando? Nel Paese soffia un vento di destra, un vento forte e freddo che entra nelle fessure del parlamento che deve eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, un patriota dicono.
E tu non hai la forza di batterti, ed è quasi irreale questa resa che finirà per dare ai nipoti del Duce, che non si dicono fascisti, non lo sdoganamento, ma di mettere in cassaforte la voce del popolo che non è la voce di Dio, ma la sua distorsione: una credenza alimentata dalla forza dell’egoismo, molto attrattiva, in questo tempo di analfabetismo di ritorno, dei ragazzi e delle ragazze nate nell’inferno demografico senza altra prospettiva che lo sballo sociale.
Immaginiamo cosa si metterebbe in moto in termini di argomenti e di discussione se il segretario del partito democratico, Enrico Letta, affermasse: abbiamo perso la nostra collocazione politica nella società per inseguire Ulivi, Unioni e campi così larghi che l’occhio non vede più né dove iniziano né dove finiscono.
Per questo, dobbiamo abbandonare ogni tipo di ambiguità e tornare alle origini proporzionali con cui misuriamo le percentuali del consenso su piattaforme politiche diverse, anche sulle sfumature. E dire: è questo il tempo per mettere in campo la formazione di un partito nuovo, costituzionale, europeo.
Per affermare e rendere egemonico un pensiero politico che riconosce ad ogni essere umano la propria dignità di creatura, combattendo le teorie dello scarto e dello sfruttamento delle risorse e dell’uomo, mettendo al centro della sua azione l’armonia perduta tra il vivente e il suo habitat, schierandosi per i diritti universali e per i diritti individuali.
Stilando un programma di governo deciso a raggiungere questo obiettivo in Italia, in Europa, nel mondo intero. Perché, e questa è una certezza, la globalizzazione del destino umano e del pianeta è un processo irreversibile, che può portare all’estinzione se non curiamo con amore le radici di ogni popolo.
Quel glocale, che tanto piace agli adolescenti combattenti del movimento Fridays For Future, che rappresentano con le loro marce e i loro argomenti l’altra faccia della gioventù, quella che ha avuto la forza di ribellarsi al narcotizzante che i governi distribuiscono con il proprio braccio mafioso.
E questo le dà un vantaggio difficilmente colmabile con le attuali strategie della formazione di un ‘campo largo’ di centro sinistra che ha lo scopo di fare resistenza passiva. L’anno che verrà, dirà se nel 2023 vinceranno le destre le elezioni politiche. Draghi o non Draghi e a Roma che vogliono arrivare. E in queste condizioni politiche ci arriveranno.
Ci vuole coraggio ad ammettere il fallimento. Ma non c’è altro da fare, ed il tempo è poco. La destra il suo campo d’azione l’ha tenuto confinato dentro i suoi valori leghisti e post-missini nonostante Forza Italia e la sua liquidità, conservando una struttura di partito solida e radicata nei territori con un forte spirito identitario molto banale, come è banale il male.