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Mister “Whatever it takes” vuole l’Europa, il Quirinale può attendere

Mario Draghi non ha nessuna intenzione di muoversi da Palazzo Chigi da dove guida la rinascita del paese ed esercita la leadership a Bruxelles

di Peppe Papa

Sarà veramente difficile rimuovere Mario Draghi da Palazzo Chigi dopo la brillante prova data dal suo governo, guidato con mano ferma e autorevole, ottenendo risultati neanche immaginabili l’anno scorso di questi tempi e sempre in piena pandemia.

L’uomo della finanza internazionale, dei ricchi che governano il mondo, come dicono i suoi detrattori, commissario ad acta di una politica nazionale senza più bussola, è diventato il salvatore della patria, quello che sta tirando fuori il paese dagli impicci.

Tanto che tutti lo vedrebbero bene sul Colle più alto, ma non si può fare, sarebbe un errore fatale. Infatti, sia dagli ambienti che contano in Europa che da casa nostra, si susseguono pressanti gli auspici affinché il premier non si muova da Chigi. Dove ha saldamente in mano il timone della nave Italia e ha conquistato la leadership politica continentale.

Dopo l’uscita di scena di Angela Merkel è lui che mena le danze a Bruxelles, lui il riferimento dei principali capi di stato del pianeta con i quali ha instaurato un rapporto tra pari. Per quale motivo uno così dovrebbe aspirare a salire al Quirinale a tagliare nastri e distribuire onorificenze?

Eppure c’è chi si è convinto che sia questo il suo desiderio e su cui, da mesi, il teatrino politico mediatico nazionale si è lanciato a capofitto commentando perlopiù improbabili veline, dando risalto a voci orecchiate nei corridoi del parlamento, trattando l’ex capo della Bce, l’uomo del “Whatever it takes”, come un politicante da strapazzo che si muove rasoterra.

Tutti fanno finta di non sapere che il paese si governa dal Palazzo che sta di fronte alla Colonna Traiana, è da lì che dovranno uscire i provvedimenti per assicurarsi i miliardi del Pnrr e si continuerà a battagliare, con la stessa efficienza dimostrata finora, contro il virus del Covid e le sue varianti.

Insomma, immaginare che Draghi abbia intenzione di traslocare nella ex residenza dei Papi, appare quanto meno una forzatura, oltre a non esserci alcuno indizio serio in tal senso.

Certo, la partita presidenziale non è secondaria per il capo del governo, sarà fondamentale che il prossimo Presidente della Repubblica sia una figura autorevole e navigata in grado di fornire l’aiuto necessario alla bisogna, quella che i giuristi chiamano “fisarmonica quirinalizia”.

Per il resto ci pensa lui, inutile cercare di incantarlo con l’intenzione di “metterlo al sicuro per sette anni”, il game finale è ora, nel 2022, l’anno dove l’Italia si giocherà la promozione di ‘grande tra i grandi’, oppure il ritorno alla marginalità. Rinascita, o declino. E Draghi non è uno che si tira indietro.

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