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Scuola e pandemia, la crisi degli adulti dietro il malessere dei ragazzi

La ricerca Ipsos per Save the children: in Italia 34mila adolescenti a rischio dispersione scolastica

di prof.ssa Maria Rosaria Forni

Sul fronte scuola la ricerca Ipsos, commissionata un anno fa da Save the children, sull’impatto della pandemia nella vita degli adolescenti, ha dato come esito che sono 34mila i ragazzi a rischio di dispersione scolastica in Italia.

Bisogna quindi chiedersi: come stanno gli adolescenti? Verrebbe da dire male e non potrebbe essere che così. Il Covid infatti li ha costretti in casa, ha tolto loro per periodi significativi lo sport e le attività ricreative, li ha deprivati della socialità e li ha costretti a seguire una scuola bidimensionale da dietro uno schermo, con i genitori in smart working, come compagni di banco – o al contrario a non riuscire a seguire le lezioni – umiliati dall’assenza di connessione o di dispositivi adeguati.

La scuola non si è ancora dimostrata in grado di gestire in modo adeguato la situazione ed anche in vista degli esami di Stato questo è un aspetto preoccupante.

Sembrerebbe che finora sia stata sostanzialmente ignorata la posizione di chi dice che, più che il Covid (che oggettivamente costituisce una causa di forza maggiore) sia stata la sua discutibile gestione a compromettere la credibilità degli adulti, in quanto modello significativo per i ragazzi.

Se davvero intendiamo farci carico della condizione dei giovani che ci stanno chiedendo aiuto, dobbiamo iniziare a considerarli per quello che sono e cioè persone alle quali, per diventare grandi, occorre tanto vivere quanto soffrire, ma riconoscendo il vero motivo per cui stanno male.

Durante la prima fase dell’epidemia si era detto: “ne usciremo migliori”. Un modo possibile perché questo avvenga potrebbe essere quello di restituire agli adolescenti la liceità del loro disagio e forse persino della trasgressione.

Con il loro malessere hanno ripreso a farsi sentire: “sto male dunque esisto” Gli adulti coraggiosi sono quelli disponibili a dare una risposta. Mi sembra che vada in questa direzione l’affermazione del Ministro dell’Istruzione nel dichiararsi disponibile all’ascolto degli studenti che, a scala nazionale, stanno manifestando appunto il loro disagio.

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