

di Peppe Papa
Non è la riproposizione della vecchia ‘Balena bianca’, ma un nuovo rassemblement fatto di gente con la testa sulle spalle, concreta, capace di rappresentare quella larga parte di Paese che chiede stabilità e fiducia nel futuro. Il “Polo del buon senso” è l’ultima creatura politica partorita dalla fervida fantasia di Matteo Renzi, lanciata nel corso di un evento a Brescia cui ha partecipato anche la Ministra di Forza Italia, Mariastella Gelmini.
“Faccio una considerazione – ha detto rivolto proprio alla Gelmini – che tocca anche il rapporto politico con Forza Italia e con le altre forze politiche che stanno al centro dello schieramento. Si sta andando alle elezioni del 2023 e serve buonsenso o ci troveremo nelle mani degli opposti estremismi”. Che è, più o meno, lo stesso appello lanciato dal palco dell’Assemblea nazionale di Italia Viva, rivolto a Letta e il Pd.
Il ragionamento non fa una grinza, analisi lucida e dagli esiti scontati, il problema dei problemi, però è quello della mancanza di una leadership riconosciuta che faccia da guida dello schieramento. L’ex premier non l’ha nascosto, anzi lo ha ‘messo in piazza’ riconoscendone l’esistenza, ma non rinunciando a lanciare la sfida.
“Questo polo del buonsenso – ha proseguito – io ho l’impressione che ci sia già, ma non ha un leader, perché i vari leader che ci sono e immaginano di rappresentarlo non lo rappresentano. E’ un polo al quale dobbiamo lavorare e che tra il 2023 e il 2028 salverà l’Italia come abbiamo fatto con Draghi”.
L’obiettivo, dunque, è ambizioso, un leader si misura sul piano delle idee, del carisma e sulla capacità di fare squadra e tenere alto l’umore delle truppe. Chi se non lui, ma non si può dire.
Renzi, ovviamente, non fa nomi, si limita a segnalare una questione che blocca l’avvio di una iniziativa che non può tardare oltre a partire. Ma al ruolo di leader non ci si candida, si diventa nei fatti, pertanto chi si sente in grado di interpretarlo si faccia avanti.
Letta, per esempio, sarebbe l’aspirante naturale, essendo a capo del principale partito del centrosinistra, ma l’insistenza a blandire il M5S di Conte, ne frenano le chance.
Carlo Calenda, un altro che potrebbe dire la sua, sembra troppo prigioniero del proprio ego da essere in grado di poter riunire qualcosa oltre le mura capitoline.
Dalle parti di Forza Italia potrebbe farsi largo Mara Carfagna icona dell’anima liberal Azzurra, ma finora incapace di spiccare il volo e abbandonare il suo mentore Berlusconi. Potrebbe essere Renzi stesso, ma si sa è antipatico.
Allora? Be’, stando così le cose, non può essere che Draghi a guidare nei fatti il fronte liberal riformista, non direttamente perché non sarà mai a capo di un partito, ma imposto dai fatti e sostenuto da un’ampia coalizione. Per quanto riguarda, poi la leadership dello schieramento, si vedrà, ci sarà modo e tempo affinché emerga il ‘condottiero’. Avrà nuovamente ragione Renzi?