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Draghi bis, Renzi e la necessità di riprendersi la ‘radicalità’ perduta

Il tema che assilla noi riformisti laici è: risolta la pandemia e vinta la guerra contro l’aggressore riusciremo a conservarci a lungo Mario Draghi e non lasciare la tavola apparecchiata a quelli che l’hanno lordata, bruciando miliardi?

di Vincenzo Marini Recchia

Per carità c’è stato un disastro culturale nella formazione degli italiani dagli anni settanta in poi che ha indebolito la soglia critica degli intelletti. Ci sono poi le strategie manipolatorie con le fake news e i culturalmente disastrati che abboccano. C’è il network di Cairo e c’è quello di Berlusconi che spargono e spandono populismo a destra e a manca. C’è un servizio pubblico radiotelevisivo dominato dall’estremismo.

Però abbiamo Mario Draghi al governo: mi verrebbe da dire l’opposto esatto dei peggiori rum serviti nei bar della politica italiana. Sento già l’obiezione pessimistica: ma è solo una congiuntura eccezionale e temporanea, alle prossime elezioni vincerà quella sorta di Taverna 2.0 che è la signora Giorgia Meloni. La Le Pen de noantri. Oppure un’alleanza tra Letta, Bersani e Conte che è un incubo solo ad immaginarla.

Eppure

Una pandemia e una guerra in Europa non hanno dato modo di riflettere a quella spina dorsale su cui si fonda la resistenza produttrice del paese e la sua forza creativa? È mai possibile che tra i milioni di famiglie che non passano il tempo – alcune magari proprio hanno smesso persino di votare – a scannarsi sugli identitarismi ideologici e sulle teorie complottiste non abbiano notato la differenza tra il generale Figliuolo e Arcuri? Tra Draghi e Conte?

Che non abbiano notato che l’Europa è cambiata e non è più così tecnocraticamente fiscale come prima? Ottocentomila nuovi occupati nel 2021 con un grande passo in avanti per l’occupazione femminile e un tasso di disoccupazione sceso di due punti è una configurazione che – come ha detto il PdC – non si registrava da trenta anni. Anche questo è un dato statistico che nessuno nota? Spero che almeno i beneficati lo facciano.

E veniamo alla guerra

Lo so che lo schifo del cortocircuito mediatico filoputinista, tra nostalgici del fascismo e del comunismo, lascia allibiti e che la sfacciata falsificazione propagandista sconcerta e crea frustrazione su come si sia ridotto il discorso pubblico in Italia, ma, badate, alla stragrande maggioranza delle persone di quella spina dorsale che citavo prima è bastata un’occhiata alla cartina geografica e un mese di notizie – quelle le davano ogni sera dalla fine di gennaio al 24 febbraio – su una fila di sessanta km di carri armati e duecentomila fanti alla frontiera dell’Ukrajna per capire chi era l’aggredito e chi l’aggressore.

Ma i sondaggi sulle armi? La paura del nucleare? L’anti americanismo? Solo chi ha mezzi per fare ragionamenti molto sofisticati si districa, ahimè, in questa società di analfabeti funzionali. No, Veramente io su questo punto mi sono fatto un pensiero che è più vicino all’idea che a fronte del ricatto nucleare, puoi simpatizzare per il confuso pacifista ma alla fine comprendi che la minaccia si spunta solo se da questa parte c’è un’altrettanta forte risposta. Un sentimento molto umano.

Il terrore non dilaga se chi ha in mano il timone guarda i suoi cittadini negli occhi e gli dice: non credo che nessuno di voi voglia che un popolo libero sia sottomesso dalla violenza quando di forza unita al diritto ne abbiamo in quantità superiore.

Superiore senz’altro. In aiuti e tecnologia. E in diritto internazionale. Qui i martiri sono gli Ukrajni, e sono anche eroici; quegli altri, gli aggressori, sono i macellai che stanno perdendo, con il paese all’interno che si incendia, l’oligarchia che va in pezzi, i generali che muoiono a decine e le navi che affondano.

A questo punto il pessimista cambia terreno e attira la nostra attenzione sui problemi sociali ed economici che la guerra crea. Ok, ma le misure che ha preso Draghi vi paiono cose che nessuno nota? Solo perché Meloni, Salvini e Conte si agitano nella demagogia sociale?

I pacchetti predisposti per le famiglie, le imprese e il recupero dell’indipendenza dal ricatto del gas russo sono un capolavoro di rapidità, giustizia sociale e rispetto dei conti.

Mario Draghi che tassa al 25% gli extraprofitti per tenere basi i prezzi alla pompa non è una misura che passa inosservata ai capi di famiglia. E la rapidità con la quale si va verso l’indipendenza dal gas e dal petrolio russo, questione decisiva per un popolo che vuole restare libero e difendere i liberi, pesa meno della capacità della feccia rosso bruna di manipolare i talk show? Va tutto bene allora?

No, non va tutto bene, perché il tema che assilla noi riformisti laici – ottimisti, o pessimisti – è: risolta la pandemia e vinta la guerra contro l’aggressore – che significa imporgli la pace non sacrificare il popolo ukrajno – riusciremo a conservarci a lungo Mario Draghi e i suoi bravi collaboratori per un’opera di risanamento e innovazione e non lasciare la tavola apparecchiata a quelli che l’hanno lordata, bruciando miliardi?

Non spenderò molte parole per convenire sul fatto che nessuno dei partiti che dominano i loro campi sono in qualche modo soggettivamente adeguati. Entrambi sono partiti dell’altro secolo. Come radici ideologiche e come profili culturali delle loro élite.

Fratelli d’Italia ha, rispetto al Pd, l’aggravante di un impianto teorico nazionalista che lo rende strumento politico obsoleto per la navigazione geopolitica e multilaterale che dovrà regolare il XXI secolo. Potrà governare, se lo vorranno gli elettori, ma è il partito che marcia all’indietro, con idee vecchie per un’autarchia asfissiante che condannerà l’Italia nel sottoscala della storia.

Il Pd è un partito spugna dentro le istituzioni, condannato ad un ecumenismo sociale che ne paralizza la rapidità delle decisioni e la perspicacia innovativa. Come FdI ha radici nel passato, ma spesso anche la testa quando si tratti di interpretare il nuovo, soprattutto se questo nuovo ha a che vedere con la scienza e la tecnica. È, drammaticamente, il partito – con tutti i suoi antenati – responsabile della bassa produttività e qualità del sistema paese.

Posto di fronte al problema della qualità di un servizio, di un prodotto, di un territorio non coniuga mai diritti e doveri – diritto del produttore e dovere di un ottimo prodotto – ma è ideologicamente inclinato verso i diritti con il risultato che il disastro formativo è colpa del destino cinico e baro e non delle politiche corporative sindacali; altrettanto si può dire della pubblica amministrazione, del trasporto pubblico, delle infrastrutture.

Quando poi si aggiunge l’accecamento tipico di innamoramenti ideologici non scientificamente fondati si arriva a praticare un ecologismo fermo su se stesso. Da buon partito spugna amministra il potere in modo parossistico e familistico ed è tra i principali responsabili della chiusura degli ascensori sociali.

Game, set, match per il solito giro di valzer che non cambia niente, dunque?

No, c’è una possibilità che spariglia e intercetta le novità riflessive che i due governi Conte e quello Draghi stanno determinando. Che Matteo Renzi tagli corto con gli stop and go; cominci a fare da subito una campagna elettorale che terminerà con il giorno delle lezioni. Pronto anche alle elezioni anticipate appena tornerà la pace; che la smetta di dire che non vuole la rivincita, anzi deve rivendicarla in ogni paesino sperduto che visiterà.

Renzi con Mattarella condivide il record dell’uomo più odiato e attaccato dalle piattaforme fake dei populisti sovranisti e pentastellati; che lasci perdere i dubbi su chi sia o non sia il Macron italiano, i voti non deve prenderli per sé ma per Mario Draghi due.

Qualcuno gli è vicino così tanto da fargli cancellare dalla testa ogni residuo del leader sconfitto? Lo faccia. A Firenze si sono perduti gli atti del processo ai genitori. Come dire il massimo della nemesi.

C’è un tempo per tutto, ora è il tempo per il risarcimento. Non il suo, che di quelli ne ha presi già tanti, il nostro risarcimento, che intendiamo ripartire da quel 16 dicembre e si può fare.

Caro Matteo, nel nuovo mondo con le nuove regole, l’Occidente da noi ha bisogno di una nuova generazioni di garanti, non annacquare la tua radicalità – posso dire fanfaniana? – rincorrendo un partito dove eri un democratico intollerabile e intollerato. Sei un vecchio boy scout, non hai a che vedere nulla con i correligionari colà rimasti e che tradiscono tre volte prima che canti il gallo e che se fosse dipeso da loro la legge su le unioni civili stava ancora al vaglio dei corridoi vaticani.

Zaino in spalla e pur bisogna andar…

5 Comments

  1. De Filippis Anna Paola ha detto:

    Da riformista con Renzi la possibilità che Draghi .faccia bis, e’ molto ma molto lontana. Tanti criticano Draghi perché non considera sufficientemente il Parlamento( come lo capisco!!!!) Perché non parla con i sindacati, le associazioni, ecc. perché non ha un partito suo che lo sostenga e tante altre cose. Altri perché non ha cambiato certi ministri senza capire che se lo avesse fatto non ci sarebbe stato nessun governo Draghi. Ci sarebbero voluti due governi Draghi: Uno che si occupa del presente con tutto quello che comporta, anche la guerra, l’altro che pensa al futuro con il Pnrr e l’inizio dei lavori. Purtroppo i partiti italiani che guardano verso il futuro, si contano sulle dita di chi le ha perse tutte, le dita, tranne una. Sono alquanto pessimista riguardo al suo progetto che mi pare un po’ ingenuo!

  2. Nicola ha detto:

    In primis Draghi non mostra alcuna volontà di voler restare a palazzo Chigi mentre Renzi o chiunque altro, non hanno la possibilità di ottenere una maggioranza assoluta o per quanto fisiologicamente instabile.
    Dunque se si arriverà vivi al dopo guerra sociale, economica e militare che ci attende, non c’è da farsi illusioni; l’unica opzione è una costituente che ristrutturi l’intero stato e ponga nuove basi per un futuro di dignità, libertà, serenità e salute per tutti i cittadini d’Italia e ospiti vari, che tranci accordi con enti e autorità per ristabilire una Italia sovrana, autonoma, neutrale. Poi vedremo se esistono le condizioni per costituire una Europa federata, autonoma, responsabile che governi poche priorità comuni e conceda massima autonomia ai suoi stati. Senza questa prospettiva, tutto sarà ripetizione di drammi e sofferenza.

  3. Giampiero ha detto:

    Bellissima analisi !!!! Condivido in pieno giampiero

  4. Caterina ha detto:

    Sono molto d’accordo. È ora che Renzi scenda di nuovo in campo. È l’unico oggi in Italia, secondo me, che abbia visione e capacità per dare nuovo slancio alla politica italiana. Non basta più ideologia, servono capacità e competenza, e lui le ha.

  5. Caterina ha detto:

    Sono molto d’accordo. È ora che Renzi scenda di nuovo in campo. È l’unico oggi in Italia, secondo me, che abbia visione e capacità per dare nuovo slancio alla politica italiana. Non basta più ideologia, servono capacità e competenza, e lui le ha.

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