

di Peppe Papa
Travaglio detta la linea, Casalino la comunicazione, Conte esegue. Il trio, fiancheggiato da Beppe Grillo, marcia come un sol uomo all’assalto di Palazzo Chigi, provando a difendere la rendita di posizione conquistata nel 2018. Brucia ancora, l’umiliazione subita dalla caduta del governo in cui si erano accasati bene tutti e non smettono di cercare la rivincita.
Fin dal primo giorno del suo insediamento ogni occasione è buona per dare addosso al premier Draghi, il direttore del ‘Fatto’ ci ha scritto un libro e prodotto una pièce teatrale, intanto si mantengono a distanza dal Pd pur non chiudendo nessuna porta e solleticano la piazza nel tentativo di cavalcarne umori e insofferenze.
E’ un ritorno alle origini del M5S, quello che si è perso negli agi del potere, dove l’avvocato di Volturara Appula, recita la parte del capo popolo, bellicoso sì, ma in pochette, pronto a promettere sfaceli che puntualmente finiscono in ‘cavalleria’.
La tattica del mordi e fuggi di cui Travaglio, con il suo giornale, è un maestro e che gli consente di avere voce in capitolo, tanto da condizionare le decisioni politiche del leader del Movimento il quale, nonostante tutto, o forse proprio per questo, continua a non azzeccarne una.
La campagna martellante del ‘Fatto’ a picconare l’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce, di cui tra l’altro i Cinquestelle sarebbero il principale partito di maggioranza, finora ha prodotto poco o niente, Draghi va dritto per la sua strada e loro, volente o nolente si accodano.
Rocco Casalino per parte sua sovrintende alle comparsate televisive, i comunicati stampa, le dichiarazioni, le interviste, la cura e la promozione dell’immagine, da questo punto di vista Conte è coperto. Insomma, per quanto gli riguarda, deve limitarsi alla parte di frontman, senza farsi troppe domande.
Tra una bordata e l’altra, intanto, è venuto il momento di tirare le somme, le elezioni si avvicinano e per come si sono messe le cose, la pacchia sembra finita e, come dicevamo, a corto di idee e sconfessati, non hanno trovato nulla di meglio che ritornare all’antico. Questa volta con una particolare propensione a sinistra.
Gli argomenti non mancano, dal salario minimo alla difesa a oltranza del reddito di cittadinanza, dal lavoro precario e il dramma della povertà ai diritti civili, dalla guerra alla pace che è il tema per eccellenza degli ultimi tempi su cui è puntata la batteria di missili pentastellati.
“L’Italia non deve più fornire armamenti, ci sono state già tre forniture, e adesso occorre che l’Italia spinga, in prima linea non da sola ma con gli altri paesi europei, per una soluzione negoziale a questa guerra – ha affermato in maniera perentoria l’ex premier – Se non diamo una sterzata, non imprimiamo noi una svolta rischiamo di avere un conflitto che non so quanto durerà. Noi questo non possiamo permettercelo”.
La campagna mediatica di Travaglio e Casalino fa il resto, mentre Grillo approva e col suo blog, generosamente finanziato dal M5S, da una mano. Il comico, l’altro giorno ha infiammato il dibattito ospitando l’intervento dell’ex ambasciatore, Torquato Cardilli che ha preso le difese di Putin e attaccato duramente l’Onu.
Giovedì il presidente del Consiglio riferirà in parlamento del suo viaggio negli Usa e sugli sviluppi del dossier Ucraina, l’indicazione è quella di procedere senza tentennamenti fino al 31 dicembre con quanto stabilito dal parlamento in merito alla posizione dell’Italia nella crisi internazionale. Se qualcuno vuole mettere in discussione quanto deciso, faccia pure. Difficile che vada lontano.